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Natività secondo la carne del Signore Gesù Cristo

12-25

Il Signore nostro Gesù Cristo, il Salvatore del mondo, nacque dalla Santissima Vergine Maria nella città di Betlemme durante il regno dell’imperatore Augusto (Ottaviano). Cesare Augusto decretò che fosse fatto un censimento universale in tutto il suo Impero, che allora comprendeva anche Israele palestinese. I Giudei erano soliti essere registrati nella città da cui proveniva la loro famiglia. La Santissima Vergine e il giusto Giuseppe, poiché discendevano dalla casa e dalla stirpe del re David, dovettero recarsi a Betlemme per essere registrati e tassati.

A Betlemme non trovarono posto in nessuna delle locande della città. Così, il Dio-Uomo, il Salvatore del mondo, nacque in una grotta che veniva usata come stalla.

«Contemplo un mistero strano e il più glorioso», canta con timore la Chiesa, «il Cielo, una Grotta; la Vergine, il Trono dei Cherubini; la Mangiatoia, una stanza nella quale è deposto Cristo, il Dio che nulla può contenere». (Irmos della 9ª Ode del Canone della Natività).

Dopo aver dato alla luce senza doglie il divino Bambino, la Santissima Vergine «lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia» (Luca 2,7). Nel silenzio della mezzanotte (Sapienza di Salomone 18,14-15), l’annuncio della nascita del Salvatore del mondo fu udito da tre pastori che vegliavano di notte sul loro gregge.

Un angelo del Signore (san Cipriano dice che si trattava di Gabriele) si presentò loro e disse: «Non temete, perché ecco, vi porto una lieta novella di grande gioia, che sarà per tutto il popolo. Oggi nella città di David è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Luca 2,10-11). I pastori umili furono i primi a offrire adorazione a Colui che si degnò di assumere la forma di umile servo per la salvezza del genere umano. Oltre al lieto annuncio ai pastori di Betlemme, la Natività di Cristo fu rivelata ai Magi da una stella mirabile. San Giovanni Crisostomo e san Teofilatto, commentando il Vangelo di san Matteo, dicono che non si trattava di una stella ordinaria. Piuttosto, era «una potenza divina e angelica che apparve in forma di stella». San Demetrio di Rostov dice che fu una «manifestazione dell’energia divina» (Narrazione dell’Adorazione dei Magi). Entrando nella casa dove giaceva il Bambino, i Magi «si prostrarono e lo adorarono; poi, aperti i loro scrigni, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra» (Mt 2,11).

La presente festa, che commemora la Natività secondo la carne del Signore nostro Gesù Cristo, fu istituita dalla Chiesa. La sua origine risale al tempo degli Apostoli. Nelle Costituzioni Apostoliche (Sezione 3, 13) si dice: «Fratelli, osservate i giorni di festa; e prima di tutto la Nascita di Cristo, che dovete celebrare il venticinquesimo giorno del nono mese». In un altro passo si dice anche: «Celebrate il giorno della Natività di Cristo, nel quale è data all’uomo una grazia invisibile mediante la nascita del Verbo di Dio dalla Vergine Maria per la salvezza del mondo».

Nel secondo secolo anche san Clemente di Alessandria indica che il giorno della Natività di Cristo è il 25 dicembre. Nel terzo secolo san Ippolito di Roma menziona la festa della Natività di Cristo, e assegna le letture evangeliche per questo giorno dai capitoli iniziali di san Matteo.

Nel 302, durante la persecuzione dei cristiani da parte di Massimiano, 20.000 cristiani di Nicomedia (28 dicembre) furono bruciati in chiesa proprio nella festa della Natività di Cristo. In quello stesso secolo, dopo la persecuzione, quando la Chiesa ebbe ottenuto la libertà di religione ed era divenuta la religione ufficiale nell’Impero Romano, troviamo la festa della Natività di Cristo osservata in tutta la Chiesa. Vi è testimonianza di ciò nelle opere di sant’Efrem il Siro, san Basilio il Grande, san Gregorio il Teologo, san Gregorio di Nissa, sant’Ambrogio di Milano, san Giovanni Crisostomo e altri Padri della Chiesa del quarto secolo.

San Giovanni Crisostomo, in un’omelia che tenne nell’anno 385, sottolinea che la festa della Natività di Cristo è antica, anzi, molto antica. In questo stesso secolo, presso la Grotta di Betlemme, resa famosa dalla Nascita di Gesù Cristo, l’imperatrice sant’Elena costruì una chiesa, che il suo potente figlio Costantino adornò dopo la sua morte. Nel Codice dell’imperatore Teodosio del 438, e in quello dell’imperatore Giustiniano del 535, la celebrazione universale del giorno della Natività di Cristo fu decretata per legge. Così, Nikephóros Callistos, uno scrittore del XIV secolo, dice nella sua Storia che nel VI secolo l’imperatore Giustiniano stabilì la celebrazione della Natività di Cristo in tutto il mondo.

Il patriarca Anatolio di Costantinopoli nel V secolo, Sofronio e Andrea di Gerusalemme nel VII, i santi Giovanni Damasceno, Cosma di Maiuma e il patriarca Germano di Costantinopoli nell’VIII, la monaca Cassiana nel IX, e altri dei quali non conosciamo i nomi, composero molti sacri inni per la festa della Natività di Cristo, che sono ancora cantati dalla Chiesa in questo radioso giorno festivo.

Durante i primi tre secoli, nelle Chiese di Gerusalemme, Antiochia, Alessandria e Cipro, la Natività di Cristo era unita alla festa del suo Battesimo il 6 gennaio, ed era chiamata «Teofania» («Manifestazione di Dio»). Ciò accadeva a causa della convinzione che Cristo fosse stato battezzato nell’anniversario della sua nascita, cosa che si può dedurre dall’omelia di san Giovanni Crisostomo sulla Natività di Cristo: «non è il giorno in cui Cristo nacque che è chiamato Teofania, ma piuttosto quel giorno in cui fu battezzato».

A sostegno di tale opinione è possibile citare le parole dell’Evangelista Luca, che dice che Gesù «cominciava ad avere circa trent’anni» (Luca 3,23) quando fu battezzato. La celebrazione congiunta della Natività di Cristo e della sua Teofania continuò fino alla fine del IV secolo in alcune Chiese d’Oriente, e fino al V o VI secolo in altre.

L’attuale ordine delle funzioni conserva la memoria dell’antica celebrazione congiunta delle feste della Natività di Cristo e della Teofania. Alla vigilia di entrambe le feste, vi è una simile tradizione di digiunare fino a che non appaiano le stelle. L’ordine delle divine funzioni alla vigilia di entrambe le feste e nei giorni stessi di festa è lo stesso.

La Natività di Cristo da lungo tempo è annoverata tra le Dodici Grandi Feste. È uno degli eventi più grandi, più gioiosi e meravigliosi della storia del mondo. «L’angelo disse ai pastori: “Ecco, vi porto una lieta novella di grande gioia, che sarà per tutto il popolo. Oggi nella città di David è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. E questo vi servirà da segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. D’improvviso, insieme con l’angelo si unì una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e sulla terra pace, benevolenza fra gli uomini”. Quelli che udirono queste cose si meravigliarono di ciò che i pastori dicevano loro riguardo al Bambino. E i pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto» (Luca 2,10-20).

Così la Natività di Cristo, un evento profondissimo e straordinario, fu accompagnata dal mirabile annuncio proclamato ai pastori e ai Magi. Questo è causa di gioia universale per tutto il genere umano, «poiché è nato il Salvatore!».

Concordemente con la testimonianza del Vangelo, i Padri della Chiesa, nei loro scritti ispirati da Dio, descrivono la festa della Natività di Cristo come profondissima e gioiosissima, che serve da base e fondamento per tutte le altre feste.

Cristo è nato! Glorificatelo!

Si veda anche: Discorso sulla Natività di Cristo di san Gregorio il Taumaturgo, vescovo di Neocesarea.