Michele sabaita m.
Il Venerabile Michele visse nel IX secolo, ed era originario della città di Edessa in Mesopotamia, figlio di genitori cristiani. Dopo la loro morte distribuì la sua eredità ai poveri, poi andò a Gerusalemme per venerare i Luoghi Santi. La Terra Santa a quel tempo era sotto il dominio musulmano.
Michele rimase in Palestina e si stabilì nella Lavra di San Savva, dove divenne discepolo di un suo parente, San Teodoro di Edessa (9 luglio), che trascorreva il suo tempo sia nel monastero sia vivendo come anacoreta nel deserto di Giuda. San Teodoro lo accolse e lo tonsurò immediatamente. I due intrecciavano insieme ceste di giunchi per mantenersi. San Michele portava le ceste al mercato di Gerusalemme per venderle.
Un giorno, mentre era al mercato, l’eunuco della regina musulmana Seida, vedendo che le ceste erano sia belle sia ben fatte, lo condusse dalla regina, che stava visitando la città con suo marito, il re al-Ma’mun (813-833). Il bell’aspetto del monaco suscitò il desiderio della regina, che cercò di trascinarlo nel peccato di adulterio, ma egli non accettò le sue proposte. L’infuriata Seida disse a suo marito di far bastonare il monaco perché l’aveva insultata, e lo accusò di essere un nemico dell’Islam.
Ci fu una disputa su quale fede fosse quella vera, il Cristianesimo o l’Islam, e il re disse: «Fa’ come ti dico, e confessa che Maometto è un profeta e un apostolo di Cristo, e allora io ti adotterò come mio figlio». San Michele disse: «Maometto non è né apostolo né profeta, ma un ingannatore e il precursore dell’anticristo. O rimandami dal mio Anziano al monastero, oppure sii battezzato nella nostra fede cristiana e regna per sempre nei cieli, oppure mandami a Cristo attraverso il martirio».
Il re diede al Santo una coppa con un veleno mortale da bere. San Michele fece il Segno della Croce sulla coppa e la bevve, ma rimase illeso, secondo la promessa del Signore (Marco 16,18). Dopo questo il re ordinò che fosse decapitato. I monaci della Lavra di San Savva volevano portare le reliquie del Santo alla loro Lavra, ma i cristiani di Gerusalemme non lo permisero. Dicevano che, poiché era stato martirizzato a Gerusalemme, le sue reliquie dovevano rimanere là. I monaci della Lavra non erano d’accordo con loro, dicendo che egli era stato nutrito spiritualmente nella Lavra e quindi doveva essere sepolto là. Ci fu una disputa così accesa che il re decise che le reliquie sarebbero andate alla Lavra.
Lo stesso giorno in cui San Michele fu messo a morte, il Signore lo rivelò a San Teodoro. Dopo aver informato i fratelli, egli mandò alcuni monaci a portare le reliquie alla Lavra. Mentre le reliquie venivano trasportate alla Lavra, una colonna di fuoco dal Cielo accompagnava le reliquie, e rimase finché non giunsero alla Lavra. San Teodoro e i monaci uscirono incontro alla processione con candele accese, cantando inni. Le sante reliquie furono sepolte con gli altri santi Padri che avevano sopportato il martirio. Molti miracoli avvennero davanti alle reliquie di San Michele, come segno che egli aveva trovato grazia presso Dio.
All’inizio del XII secolo le reliquie di San Michele furono viste da Daniele, l’igumeno del Monastero delle Grotte di Kiev, mentre era in pellegrinaggio in Terra Santa.
San Michele è commemorato due volte durante l’anno: il 23 maggio (la sua morte) e il 29 luglio (la traslazione delle sue reliquie).

