Michele di Sinnada conf.
San Michele il Confessore fin dalla giovinezza anelava alla vita monastica e fu mandato dal patriarca Tarasio (784-806) in un monastero sulla costa del Mar Nero. San Theophylactus (8 marzo), il futuro vescovo di Nicomedia, entrò anch’egli insieme a lui nel monastero.
Nel monastero entrambi i monaci si dedicarono alle lotte spirituali e furono presto glorificati con doni dal Signore. Una volta, durante la mietitura, quando il popolo era sfinito dalla sete, un recipiente metallico vuoto fu riempito d’acqua per la preghiera dei monaci.
Il patriarca Tarasio consacrò San Michele vescovo della città di Sinnada. Con la sua vita santa e la sua sapienza, San Michele conquistò l’amore dei credenti e l’attenzione degli imperatori Nikephoros I (802-811) e Michele I Rangabe (811-813). San Michele fu presente al Settimo Concilio Ecumenico a Nicea nel 787.
Quando l’iconoclasta eretico Leone l’Armeno (813-820) salì al trono, iniziò a cacciare gli ierarchi ortodossi dalle loro cattedre, nominando eretici al loro posto.
San Michele difese l’Ortodossia, opponendosi coraggiosamente agli eretici e denunciando il loro errore. Leone l’Armeno trascinò San Michele a processo, ma, non temendo la tortura, egli rispose risolutamente: «Io venero le sante icone del mio Salvatore Gesù Cristo e della Tutta-Pura Vergine, sua Madre, e di tutti i santi, e a loro mi prostro. Io non obbedirò ai tuoi decreti di rimuovere le icone dalle chiese».
Leone allora esiliò San Michele nella città di Eudokiada, dove il confessore morì verso l’anno 821. Il capo di San Michele è conservato nella Grande Lavra di Sant’Atanasio sul Monte Athos, e parte delle reliquie si trovano al monastero di Iveron.



