Kirion II catholicos di Georgia im.
Il santo ieromartire Kirion II (nato nel mondo come George Sadzaglishvili) nacque nel 1855 nel villaggio di Nikozi, nel distretto di Gori. Suo padre era un sacerdote.
Si iscrisse alla scuola parrocchiale di Ananuri, poi alla scuola teologica di Gori e infine al Seminario di Tbilisi.
Nel 1880 si diplomò all’Accademia Teologica di Kiev e fu nominato vice-decano del Seminario Teologico di Odessa. Dal 1883 al 1886 san Kirion fu attivo nella vita educativa di Gori, Telavi, Kutaisi e Tbilisi. Nel 1886 fu nominato ispettore dei monasteri georgiani e decano delle scuole della Società per il Rinnovamento del Cristianesimo nel Caucaso. Egli diresse le scuole parrocchiali, vi istituì biblioteche e raccolte di libri rari e pubblicò articoli sulla storia della Chiesa georgiana, sul folclore e sulla letteratura, sotto gli pseudonimi di Iverieli, Sadzagelov e Liakhveli (il fiume Liakhvi scorre nella sua regione natale di Shida [Interna] Kartli, la parte centrale della Georgia orientale).
Nel 1886 il prescelto di Dio, George, fu tonsurato monaco con il nome di Kirion e fu insediato come igumeno del Monastero di Kvabtakhevi. Kirion continuò le sue ricerche scientifiche e intensificò le sue fatiche spirituali. Raccolse materiale folclorico ed etnografico e studiò reperti provenienti dalle antiche chiese georgiane. Donò generosamente i reliquiari e i manoscritti rari che trovava alle collezioni di antichità del Museo Ecclesiastico di Tbilisi e alla Società per la Propagazione dell’Alfabetizzazione tra i Georgiani.
Nel 1898 Kirion pubblicò una descrizione dei monumenti storici della gola del Liakhvi. La sua pubblicazione è una risorsa importante per studiosi e storici, poiché la maggior parte dei monumenti che egli descrive fu abbattuta negli anni successivi dai nemici ideologici e nazionali della Georgia. (Kirion in seguito si unì alla Società Archeologica di Mosca.)
Nell’agosto del 1898 l’archimandrita Kirion fu consacrato vescovo di Alaverdi.
San Kirion iniziò subito a ricostruire la chiesa di Alaverdi, e offrì le sue stesse risorse per questo compito memorabile. Contemporaneamente cominciò a studiare gli antichi reperti di Kakheti e Hereti, nella Georgia orientale. Tra i manoscritti che consegnò al Museo Ecclesiastico di Tbilisi vi era un Santo Vangelo dell’anno 1098, fino ad allora sconosciuto agli studiosi.
Il vescovo Kirion fu un instancabile ricercatore, con un vasto campo di interessi scientifici. Alla sua penna si devono più di quaranta monografie su vari temi relativi alla storia della Chiesa georgiana e alla cultura cristiana in Georgia. Egli compilò un breve dizionario terminologico dell’antica lingua georgiana e, insieme al linguista Grigol Qipshidze, una Storia della filologia georgiana.
Kirion combatté l’appropriazione delle chiese georgiane da parte dei monofisiti armeni. Egli inviò un dettagliato memorandum all’esarca russo in Georgia, chiedendo che le chiese ortodosse confiscate fossero restituite.
Nel 1901 Kirion fu insediato come vescovo di Gori. A quel tempo era ormai chiaro all’esarcato georgiano che il clero istruito e progressista sosteneva il santo gerarca Kirion e contestava l’abolizione dell’autocefalia della Chiesa georgiana. Ma il governo trovò una via d’uscita da questa “situazione pericolosa” riassegnando frequentemente san Kirion a servire in diverse parti dell’Impero Russo: nel 1903 fu trasferito a Cherson, nel 1904 a Orel e nel 1906 a Sokhumi. A Sokhumi san Kirion profuse ogni sforzo per restaurare e ravvivare le storiche chiese e i monasteri georgiani, sebbene presto sarebbe stato trasferito alla diocesi di Kovno.
Nel 1905, su richiesta dell’intellighenzia georgiana (sotto la guida di sant’Ilia il Giusto), il regime formò una commissione straordinaria per esaminare ufficialmente la questione dell’autocefalia della Chiesa georgiana. San Kirion tenne due conferenze davanti alla commissione: una sulle ragioni della lotta della Georgia per la restaurazione di una Chiesa autocefala, e l’altra sul ruolo della nazionalità nella vita della Chiesa. La commissione respinse le rivendicazioni georgiane all’autocefalia e sottopose i leader del movimento a una dura repressione.
Nel 1907 sant’Ilia il Giusto fu ucciso, e il governo proibì a san Kirion di viaggiare in Georgia per rendergli l’ultimo omaggio. San Kirion riuscì solo a inviare una lettera di condoglianze ai cari di sant’Ilia. Nei mesi che seguirono, il regime inasprì ancora più severamente la sua politica nei confronti di san Kirion. Nel 1908 egli fu accusato di aver cospirato nell’assassinio dell’esarca Nikon, privato del grado episcopale e arrestato. Questo traditore atto suscitò l’indignazione non solo del popolo georgiano, ma anche dei fedeli di Russia. Persino le forze democratiche in Europa fondarono una società per la protezione dei diritti del vescovo Kirion e raccolsero firme per chiedere la sua liberazione dal carcere. Lo stesso vescovo portò umilmente la croce della sua persecuzione e consolò i suoi simpatizzanti con le parole del grande poeta georgiano Shota Rustaveli: “«Non si coglie una sola rosa in questo mondo senza spine». Dobbiamo sopportare la nostra sofferenza con amore, poiché la sofferenza è il frutto dell’amore e nella sofferenza troveremo la nostra forza!”
Nel 1915 il regime aveva cessato di perseguitare san Kirion. Egli fu reintegrato nella dignità episcopale e innalzato ad arcivescovo di Polotsk e Vitebsk, nella Russia occidentale. Non gli fu però permesso di tornare nella sua madrepatria.
Nel marzo del 1917 la Chiesa Apostolica Ortodossa Georgiana dichiarò restaurata la propria autocefalia. Su insistente richiesta del popolo georgiano, san Kirion tornò finalmente nella sua madrepatria. Centoventi cavalieri lo incontrarono nella gola dell’Aragvi (lungo la Strada Militare Georgiana) e lo scortarono con reverenza fino alla capitale. A Tbilisi san Kirion fu accolto con grande onore.
Nell settembre del 1917 il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa Georgiana insediò il vescovo Kirion come catholicos-patriarca di tutta la Georgia. Durante la cerimonia di intronizzazione nella cattedrale di Svetitskhoveli, san Kirion si rivolse ai fedeli: “Mia amata madrepatria, nazione protetta dalla Santissima Theotokos, purificata nella fornace dalle tribolazioni e dalle sofferenze, lavata dalle proprie lacrime: mi rivolgo a te, dopo essere stato separato da te, dopo averti cercata, dopo aver sofferto per te, dopo averti cercata e ora essendo tornato non come un figlio prodigo, ma come tuo fiduciario e la coscienza della tua Chiesa.
“So che nei vostri pensieri tutti vi chiedete: ‘Che cosa ha riportato con sé? Con quale unguento curerà le sue ferite? Come si consolerà nella sua tristezza?’ Considerate le mie parole: Egli è venuto non per essere servito, ma per servire e dare la propria vita come riscatto per molti (Mt 20,28). Anch’io sono venuto non come un servo a pagamento, ma come un figlio fedele e obbediente!”
Subito dopo la sua intronizzazione, san Kirion inviò un appello a tutti i patriarchi ortodossi del mondo, nel quale descriveva in dettaglio la storia della Chiesa georgiana e richiedeva un riconoscimento ufficiale della sua autocefalia.
Il 26 maggio 1918 la Georgia dichiarò la sua indipendenza. Il giorno seguente il catholicos-patriarca Kirion II presiedette un servizio di ringraziamento. Il sommo pastore e il suo gregge si rallegrarono per la restaurazione dell’autocefalia della Chiesa georgiana e dell’indipendenza dello Stato georgiano, sebbene fin dall’inizio avvertissero l’imminenza del pericolo bolscevico. La rivoluzione socialista, che ormai mostrava il suo vero volto, rappresentava una minaccia enorme per la giovane repubblica e per la sua Chiesa.
Il 27 giugno 1918 il catholicos-patriarca Kirion II fu trovato assassinato nella residenza patriarcale del Monastero di Martqopi. L’inchiesta fu una mera formalità e i colpevoli non furono mai trovati.
Si diffusero perfino voci che san Kirion si fosse sparato da solo. Quando il Santo Sinodo della Chiesa Apostolica Ortodossa Georgiana si riunì il 17 ottobre 2002, canonizzò il santo ieromartire Kirion e lo annoverò tra i santi.



