Ingresso al tempio della Madre di Dio.
Secondo la Sacra Tradizione, l’Ingresso nel Tempio della Santissima Theotokos avvenne nel modo seguente. I genitori della Vergine Maria, i Santi Gioacchino e Anna, pregando per la fine della loro sterilità, fecero voto che, se fosse stato loro dato un figlio, lo avrebbero consacrato al servizio di Dio.
Quando la Santissima Vergine raggiunse i tre anni di età, i santi genitori decisero di adempiere il loro voto. Radunarono i parenti e i conoscenti, e vestirono la Tutta Pura Vergine con le sue vesti più belle. Cantando canti sacri e con ceri accesi nelle mani, delle vergini la accompagnarono al Tempio (Sal 44/45,14‑15). Là il Sommo Sacerdote e diversi sacerdoti vennero incontro all’ancella di Dio. Nel Tempio, quindici alti gradini conducevano al santuario, dove solo i sacerdoti e il Sommo Sacerdote potevano entrare. (Poiché su ogni gradino si recitava un Salmo, i Salmi 119/120‑133/134 sono chiamati «Salmi delle ascensioni».) La bambina Maria, così sembrava, non avrebbe potuto salire quella scala. Ma quando la posero sul primo gradino, fortificata dalla potenza di Dio, salì rapidamente i gradini restanti e giunse fino al più alto. Allora il Sommo Sacerdote, per ispirazione dall’alto, condusse la Santissima Vergine nel Santo dei Santi, dove solo il Sommo Sacerdote entrava una volta all’anno per offrire un sacrificio purificatore di sangue. Perciò tutti i presenti nel Tempio furono pieni di stupore per questo fatto del tutto insolito.
Dopo aver affidato la loro figlia al Padre Celeste, Gioacchino e Anna tornarono a casa. La Tutta Santa Vergine rimase negli alloggi per le vergini vicino al Tempio. Secondo la testimonianza della Sacra Scrittura (Esodo 38; 1 Re 1,28; Luca 2,37), e anche dello storico Giuseppe Flavio, vi erano molte abitazioni intorno al Tempio, nelle quali dimoravano coloro che erano consacrati al servizio di Dio.
La vita terrena della Santissima Theotokos dalla sua infanzia fino alla sua assunzione in Cielo è avvolta da un profondo mistero. Anche la sua vita nel Tempio di Gerusalemme fu un segreto. «Se qualcuno mi chiedesse» disse San Girolamo, «come la Santissima Vergine trascorse il tempo della sua giovinezza, risponderei che ciò è noto a Dio stesso e all’Arcangelo Gabriele, suo costante custode».
Ma esistono racconti nella Tradizione della Chiesa secondo cui, durante il soggiorno della Tutta Pura Vergine nel Tempio, Ella crebbe in una comunità di pie vergini, leggeva con diligenza la Sacra Scrittura, si occupava di lavori manuali, pregava incessantemente e cresceva nell’amore per Dio. Fin dai tempi antichi, la Chiesa celebra la festa dell’Ingresso nel Tempio della Santissima Theotokos. Indizi dell’osservanza di questa festa nei primi secoli del cristianesimo si trovano nelle tradizioni dei cristiani di Palestina, che dicono che la santa imperatrice Elena (21 maggio) edificò una chiesa in onore dell’Ingresso della Santissima Theotokos nel Tempio.
Anche San Gregorio di Nissa, nel IV secolo, menziona questa festa. Nell’VIII secolo i Santi Germano e Tarasio, patriarchi di Costantinopoli, tennero omelie per la festa dell’Ingresso.
La festa dell’Ingresso nel Tempio della Santissima Theotokos preannuncia la benedizione di Dio per il genere umano, la predicazione della salvezza, la promessa della venuta di Cristo.
DISCORSO SULLA FESTA DELL’INGRESSO
DELLA NOSTRA SIGNORA TUTTA PURA THEOTOKOS
NEL SANTO DEI SANTI
di San Gregorio Palamas, Arcivescovo di Thessalonica
Se un albero si riconosce dai suoi frutti, e un albero buono produce frutti buoni (Mt 7,17; Lc 6,44), non è forse la Madre stessa della Bontà, Colei che ha portato l’Eterna Bellezza, incomparabilmente più eccellente di ogni bene, sia in questo mondo che in quello superiore? Perciò l’immagine coeterna e identica della bontà, pre‑eterna, che trascende ogni essere, Colui che è il preesistente e buono Verbo del Padre, mosso dal suo ineffabile amore per il genere umano e dalla compassione per noi, assunse la nostra immagine, affinché potesse riprendere per Sé la nostra natura, che era stata trascinata fino al più profondo Ade, per rinnovare questa natura corrotta e innalzarla alle altezze del Cielo. A questo scopo, Egli doveva assumere una carne che fosse insieme nuova e nostra, per poterci rifare a partire da noi stessi. Ora Egli trova un’Ancella perfettamente adatta a queste esigenze, la donatrice della sua propria natura incontaminata, l’Ever‑Vergine che ora noi celebriamo con inni, e il cui miracoloso Ingresso nel Tempio, nel Santo dei Santi, noi commemoriamo oggi. Dio la predestinò prima dei secoli per la salvezza e il riscatto della nostra stirpe. Ella fu scelta, non solo dalla massa, ma dalla schiera degli eletti di tutti i tempi, rinomati per pietà e intelligenza e per le loro parole e opere gradite a Dio.
In principio vi fu uno che si levò contro di noi: l’autore del male, il serpente, che ci trascinò nell’abisso. Molti motivi lo spinsero a levarsi contro di noi, e molti sono i modi con cui asservì la nostra natura: invidia, rivalità, odio, ingiustizia, tradimento, astuzia, ecc. Oltre a tutto questo, egli possiede in sé anche la potenza di infliggere la morte, che egli stesso ha generato, essendo stato il primo ad allontanarsi dalla vera vita.
L’autore del male fu geloso di Adamo, quando lo vide guidato dalla terra al Cielo, dal quale egli stesso era stato giustamente scacciato. Pieno d’invidia, si scagliò contro Adamo con terribile ferocia, e volle perfino rivestirlo dell’abito della morte. L’invidia non è solo genitrice dell’odio, ma anche dell’omicidio, che questo serpente veramente misantropo produsse in noi. Egli infatti desiderava essere signore dei terrestri per la rovina di ciò che era stato creato a immagine e somiglianza di Dio. Non avendo l’audacia di assalirlo faccia a faccia, ricorse a scaltrezza e inganno. Questo tramezzatore veramente terribile e malefico finse di essere un amico e un consigliere utile, assumendo la forma fisica di un serpente, e furtivamente prese posizione presso di loro. Con il suo consiglio avverso a Dio instilla nell’uomo la sua medesima potenza mortifera, come un veleno letale.
Se Adamo fosse stato abbastanza forte da mantenere il comandamento divino, si sarebbe mostrato vincitore del suo nemico e avrebbe resistito al suo mortale assalto. Ma poiché cedette volontariamente al peccato, fu vinto e reso peccatore. Essendo egli la radice della nostra stirpe, ci ha prodotti come germogli portatori di morte. Era quindi necessario, per lui, se voleva reagire alla sua sconfitta e rivendicare la vittoria, liberarsi dal veleno mortifero che portava nell’anima e nel corpo, e assorbire la vita, la vita eterna e incorruttibile.
Era necessario per noi avere una nuova radice per la nostra stirpe, un nuovo Adamo, non solo senza peccato e invincibile, ma anche capace di rimettere i peccati e liberare dalla pena coloro che ne erano soggetti. E non solo avrebbe dovuto avere la vita in se stesso, ma anche la capacità di ridare la vita, così da poter concedere a coloro che si uniscono a Lui e gli sono consanguinei secondo la stirpe sia la vita che la remissione dei loro peccati, richiamando alla vita non solo coloro che sarebbero venuti dopo di Lui, ma anche quanti erano già morti prima di Lui. Perciò San Paolo, quella grande tromba dello Spirito Santo, esclama: «Il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente; l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita» (1 Cor 15,45).
Tranne Dio, non c’è nessuno che sia senza peccato, o che dia la vita, o che sia in grado di rimettere i peccati. Perciò il nuovo Adamo deve essere non solo Uomo, ma anche Dio. Egli è al tempo stesso vita, sapienza, verità, amore, misericordia, e ogni altro bene, così da poter rinnovare il vecchio Adamo e ridargli la vita per mezzo della misericordia, della sapienza e della giustizia. Queste sono gli opposti delle cose che l’autore del male usò per causare il nostro invecchiamento e la nostra morte.
Come l’uccisore del genere umano si levò contro di noi con invidia e odio, così la Fonte della vita fu innalzata [sulla Croce] a causa della sua immisurabile bontà e del suo amore per il genere umano. Egli desiderò intensamente la salvezza della sua creatura, cioè che la sua creatura fosse da Lui stesso restaurata. Al contrario, l’autore del male voleva condurre alla rovina la creatura di Dio, e così sottomettere il genere umano alla sua propria potestà, e tirannicamente affliggerci. E come egli ottenne la conquista e la caduta del genere umano mediante l’ingiustizia e l’astuzia, con l’inganno e i suoi raggiri, così il Liberatore ha procurato la sconfitta dell’autore del male e la restaurazione della sua creatura con la verità, la giustizia e la sapienza.
Fu opera di perfetta giustizia che la nostra natura, che si era volontariamente asservita ed era stata abbattuta, entrasse nuovamente nella lotta per la vittoria e rigettasse la sua volontaria schiavitù. Perciò Dio si degnò di ricevere la nostra natura da noi, unendosi ipostaticamente ad essa in modo mirabile. Ma era impossibile unire quella Natura altissima, la cui purezza è incomprensibile alla ragione umana, a una natura peccatrice prima che fosse purificata. Perciò, per il concepimento e la nascita del Donatore di purezza, era necessaria una Vergine perfettamente immacolata e Santissima.
Oggi celebriamo la memoria delle cose che contribuirono, sia pure una volta sola, all’Incarnazione. Colui che è Dio per natura, il Verbo e Figlio Co‑increato e Coeterno del Padre trascendente, diventa Figlio dell’uomo, Figlio dell’Ever‑Vergine. «Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e per sempre» (Eb 13,8), immutabile nella sua divinità e senza colpa nella sua umanità; Lui solo, come il profeta Isaia aveva profetizzato, «non ha commesso violenza, né vi fu inganno nella sua bocca» (Is 53,9). Lui solo non nacque nell’iniquità, né fu concepito nel peccato, al contrario di quanto il profeta Davide dice di se stesso e di ogni altro uomo (Sal 50/51,5). Perfino in ciò che Egli assume, Egli è perfettamente puro e non ha bisogno di essere purificato. Ma per amore nostro accettò la purificazione, la sofferenza, la morte e la resurrezione, affinché potesse trasmetterle a noi.
Dio nasce dalla immacolata e Santa Vergine, o meglio, dalla Santissima e Tutta Santa Vergine. Ella è al di sopra di ogni contaminazione carnale, e persino al di sopra di ogni pensiero impuro. Il suo concepimento non fu il risultato di concupiscenza carnale, ma dell’ombra dello Spirito Santissimo. Un tale desiderio Le era del tutto estraneo; è attraverso la preghiera e la disponibilità spirituale che Ella rispose all’angelo: «Ecco la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola» (Lc 1,38), e così concepì e diede alla luce. Per rendere dunque la Vergine degna di questo altissimo scopo, Dio ha contrassegnato questa Figlia sempre Vergine che ora celebriamo, fin da prima dei secoli e dall’eternità, scegliendola in mezzo ai suoi eletti.
Volgete allora la vostra attenzione a dove ebbe inizio questa scelta. Dai figli di Adamo Dio scelse il meraviglioso Seth, che si mostrò come un cielo vivente attraverso il suo comportamento divinizzante e attraverso la bellezza delle sue virtù. Per questo egli fu scelto, e da lui sarebbe fiorita la Vergine come carro divinamente adatto a Dio. Ella era necessaria per dare alla luce e chiamare i terrestri alla filiazione celeste. Per questo motivo anche tutta la discendenza di Seth fu chiamata «figli di Dio», poiché da questa discendenza un figlio dell’uomo sarebbe nato come Figlio di Dio. Il nome Seth significa un sorgere o una risurrezione, o più precisamente, significa il Signore, che promette e dona la vita immortale a tutti coloro che credono in Lui.
E quanto è esatta questa analogia! Seth nacque da Eva, come ella stessa disse, al posto di Abele, che Caino uccise per gelosia (Gen 4,25); e Cristo, il Figlio della Vergine, nacque per noi al posto di Adamo, che l’autore del male pure uccise per gelosia. Ma Seth non risuscitò Abele, poiché egli era solo una figura della risurrezione. Ma il nostro Signore Gesù Cristo risuscitò Adamo, poiché Egli è la stessa Vita e la Risurrezione dei terrestri, per amore dei quali ai discendenti di Seth è concessa l’adozione divina nella speranza, e sono chiamati figli di Dio. Fu a motivo di questa speranza che furono chiamati figli di Dio, come è evidente dal primo che fu così chiamato, il successore nella linea della scelta. Questi fu Enos, figlio di Seth, il quale, come scrisse Mosè, per primo sperò di invocare il nome del Signore (Gen 4,26).
In tal modo, la scelta della futura Madre di Dio, cominciando dai primi figli di Adamo e procedendo lungo tutte le generazioni del tempo, per la Provvidenza di Dio, passa al profeta‑re Davide e ai successori del suo regno e della sua stirpe. Quando fu giunto il tempo stabilito, allora dalla casa e dalla discendenza di Davide, Gioacchino e Anna vengono scelti da Dio. Benché fossero senza figli, essi erano, per la loro vita virtuosa e la loro buona disposizione, i più eccellenti di tutti coloro che discendevano dalla linea di Davide. Nella preghiera supplicarono Dio di liberarli dalla loro sterilità, e promisero di consacrare il loro bambino a Dio fin dall’infanzia. Per volontà di Dio stesso, la Madre di Dio fu loro annunciata e data come figlia, affinché da genitori così virtuosi fosse allevata la Figlia onnivirtuosa. Così, in questo modo, la castità unita alla preghiera giunge a frutto producendo la Madre della verginità, che dà alla luce secondo la carne Colui che è nato da Dio Padre prima dei secoli.
Ora, quando i giusti Gioacchino e Anna videro che la loro richiesta era stata esaudita e che la promessa divina si era realizzata in loro, allora, da veri amanti di Dio, si affrettarono ad adempiere il loro voto fatto a Dio non appena la bambina fu svezzata dal latte. Essi hanno ora condotto questa fanciulla, davvero santificata da Dio e ora Madre di Dio, questa Vergine, nel Tempio di Dio. Ed Ella, ricolma di doni divini già in così tenera età, … Ella, più che altri, determinò ciò che si stava facendo su di Lei. Nel suo modo di fare mostrò che non tanto veniva presentata nel Tempio, quanto piuttosto entrava Essa stessa nel servizio di Dio per propria spontanea volontà, come se avesse ali, protesa verso questo sacro e divino amore. Ella ritenne desiderabile e conveniente entrare nel Tempio e dimorare nel Santo dei Santi.
Perciò il Sommo Sacerdote, vedendo che questa bambina, più di chiunque altro, aveva in Sé la grazia divina, desiderò porla nel Santo dei Santi. Egli persuase tutti i presenti ad accogliere questo fatto, poiché Dio lo aveva promosso e approvato. Per mezzo del suo angelo, Dio soccorse la Vergine e le inviò un cibo mistico, con il quale Ella fu fortificata nella natura, mentre nel corpo giungeva alla maturità e veniva resa più pura e più alta degli angeli, avendo gli spiriti celesti come servitori. Ella fu condotta nel Santo dei Santi non solo una volta, ma fu accolta da Dio a dimorarvi con Lui durante la sua giovinezza, affinché per mezzo di Lei le Dimore Celesti fossero aperte e concesse come abitazione eterna a coloro che credono nel suo mirabile parto.
Così è, ed è per questo che Ella, dall’inizio dei tempi, fu scelta fra le elette. Colei che si manifesta come il Santo dei Santi, che ha un corpo ancor più puro degli spiriti purificati mediante la virtù, è capace di ricevere … il Verbo Ipostatico del Padre Increato. Oggi l’Ever‑Vergine Maria, come un Tesoro di Dio, è custodita nel Santo dei Santi, affinché a suo tempo, (come poi è avvenuto) possa servire all’arricchimento ed essere un ornamento per tutto il mondo. Perciò Cristo Dio glorifica anche sua Madre, sia prima che dopo la sua nascita.
Noi, che comprendiamo la salvezza iniziata per amore nostro attraverso la Santissima Vergine, Le rendiamo grazie e la lodiamo secondo le nostre possibilità. E in verità, se la donna riconoscente (di cui parla il Vangelo), dopo aver ascoltato le parole salvifiche del Signore, benedisse e ringraziò sua Madre, alzando la voce al di sopra del frastuono della folla e dicendo a Cristo: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato» (Lc 11,27), allora noi, che abbiamo le parole della vita eterna scritte per noi, e non solo le parole, ma anche i miracoli e la Passione, e la risurrezione della nostra natura dalla morte, e la sua ascesa dalla terra al Cielo, e la promessa della vita immortale e della salvezza incorruttibile, come potremmo non inneggiare e benedire incessantemente la Madre dell’Autore della nostra salvezza e Datore di vita, celebrando il suo concepimento e la sua nascita, e ora il suo Ingresso nel Santo dei Santi?
Ora, fratelli, distacchiamoci dalle cose terrene per passare a quelle celesti. Cambiamo il nostro cammino dalla carne allo spirito. Cambiamo il nostro desiderio dalle cose temporali a quelle che durano. Disprezziamo i diletti carnali, che sono allettamenti per l’anima e presto svaniscono. Desideriamo i doni spirituali, che restano senza diminuire. Distogliamo la nostra ragione e la nostra attenzione dalle preoccupazioni terrene e solleviamole verso i luoghi inaccessibili del Cielo, verso il Santo dei Santi, dove ora dimora la Madre di Dio.
Così, in tal modo, i nostri canti e le nostre preghiere a Lei avranno accesso, e per la sua mediazione saremo eredi delle benedizioni eterne che verranno, per la grazia e l’amore per il genere umano di Colui che è nato da Lei per amore nostro, il nostro Signore Gesù Cristo, al Quale siano gloria, onore e adorazione, insieme con il suo Padre Increato e il suo Spirito Coeterno e Datore di vita, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen.



