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Ilarione b taum di Tessalonica - immagine

Ilarione b taum di Tessalonica

11-19

San Ilarione il Georgiano era figlio di un aristocratico del Kakheti. C’erano altri figli nella famiglia, ma solo Ilarione fu consacrato a Dio fin dalla sua nascita. Il padre di Ilarione costruì un monastero sulla propria terra, e lì il ragazzo fu allevato.

All’età di quattordici anni Ilarione lasciò il monastero e la tutela del padre e si stabilì in una piccola grotta nel deserto di Davit-Gareji. Là rimase per dieci anni.

Ben presto si sparse per tutta la Georgia orientale la notizia dell’angelico digiuno e dell’instancabile intercessore nella preghiera. Le folle accorrevano alla sua grotta per ricevere insegnamenti, benedizioni e consigli. Quando il vescovo di Rustavi venne a visitare Ilarione, lo ordinò sacerdote. Ben presto fu fatto igumeno della Lavra di San Davit di Gareji.

Dopo la sua ordinazione, il santo padre fu ancor più lodato dal suo popolo, ed egli decise di lasciare la patria. Ilarione scelse uno dei fratelli per sostituirlo come igumeno del monastero e si mise in cammino in pellegrinaggio verso Gerusalemme.

Lungo la strada il Venerabile Ilarione fu assalito da una banda di ladri feroci. Essi cercarono di uccidere il santo padre, ma le loro mani improvvisamente si inaridirono. Quando i terrorizzati ladri compresero che Dio li aveva puniti per aver alzato le mani per uccidere il santo, caddero in ginocchio davanti a Sant’Ilarione e chiesero il suo perdono. Il venerabile padre li benedisse con il segno della Croce, li guarì e li lasciò partire in pace.

San Ilarione venerò i luoghi santi di Gerusalemme, poi si stabilì in una grotta nel deserto del Giordano (secondo la tradizione, il santo profeta Elia aveva dimorato nella stessa grotta).

Una notte San Ilarione ebbe una visione: stava davanti alla Santissima Theotokos, in mezzo a dodici uomini, sul Monte degli Ulivi, il luogo dell’Ascensione del Signore nostro. La Santa Vergine gli disse: «Ilarione! Ritorna alla tua casa e prepara un pasto per il Signore, mio Figlio!»

Al risveglio, Ilarione comprese questa visione sia col cuore che con la mente e si mise immediatamente in viaggio verso la sua patria.

Quando tornò in Georgia, San Ilarione seppe della morte di suo padre e dei suoi fratelli. Sua madre diede al suo unico figlio vivente l’eredità di famiglia.

Il beato Ilarione fondò un convento con le risorse che aveva ereditato, donò terre alla comunità monastica e ne stabilì le regole. Poi radunò settantasei degni monaci-asceti e fondò un monastero per uomini. Distribuì i beni che gli restavano ai poveri e ai disabili.

Come in precedenza, la notizia delle virtuose opere di San Ilarione si diffuse rapidamente in tutta la Georgia. Ancora una volta molti desideravano ricevere la sua benedizione e i suoi consigli, ma quando il clero annunciò l’intenzione di consacrarlo vescovo, egli lasciò la Georgia per la seconda volta. Prese con sé due compagni e si recò a Costantinopoli.

Dopo il lungo viaggio, Ilarione e i suoi compagni giunsero finalmente al Monte Olimpo in Asia Minore e si stabilirono in una piccola chiesa abbandonata. Durante i servizi della sera del Sabato di carnevale, l’addetto alle lampade del Monastero di San Ioannicio il Grande venne alla chiesa per accendere una lampada davanti a un’icona e, vedendo che alcune persone vi si erano stabilite, portò loro del cibo.

Il sabato successivo, festa di San Teodoro il Tirone, lo stesso monaco tornò alla chiesa e vide che i fratelli avevano trascorso l’intera settimana mangiando solo alcune lenticchie. Non avevano toccato il cibo che egli aveva portato loro. Allora il monaco chiese a San Ilarione di che cosa avessero bisogno, e Ilarione chiese prosfore e vino per il Sacrificio incruento. Poi San Ilarione celebrò la Liturgia al tempo opportuno, ricevette la Santa Comunione e servì i Santi Doni ai fratelli.

Quando l’igumeno della Grande Lavra udì che un servizio era stato celebrato da un sacerdote sconosciuto in una lingua diversa dal greco, si infuriò e ordinò al suo economo e ad alcuni monaci di scacciare gli stranieri dalla proprietà del monastero. Ma Sant’Ilarione rispose all’economo in greco e chiese il permesso di passare la notte nella chiesa, promettendo di partire al mattino.

Quella notte la Theotokos apparve in visione all’igumeno della lavra. Ella stava ai piedi del suo letto e lo rimproverò dicendo: «Stolto! Cosa ti ha spinto a scacciare questi stranieri, che hanno lasciato il loro paese per amore di mio Figlio e Dio? Perché hai infranto il comandamento di accogliere e mostrare misericordia agli stranieri e ai poveri? Non sai che su questo monte vivono molti che parlano la loro stessa lingua? Anch’essi qui stanno lodando Dio. Chi non li accoglie è mio nemico, poiché mio Figlio mi ha affidato di proteggerli e di assicurare che la loro Fede ortodossa non sia scossa. Essi credono in mio Figlio e sono stati battezzati nel suo nome!»

Il giorno seguente il padre anziano cadde in ginocchio davanti a San Ilarione, chiese perdono per la sua sfrontatezza e gli domandò di rimanere nel monastero. San Ilarione consolò il padre anziano e acconsentì a restare.

San Ilarione trascorse cinque anni sul Monte Olimpo, poi si recò di nuovo a Costantinopoli per venerare la Croce vivificante del Signore nostro. Da lì viaggiò a Roma per venerare le tombe dei santi Apostoli Pietro e Paolo. Durante il viaggio verso Roma le sue preghiere guarirono un uomo paralizzato. Dopo aver trascorso due anni a Roma, San Ilarione ripartì per Costantinopoli. Durante il viaggio, nella città di Tessalonica, il beato Ilarione si fermò a riposare nella casa del prefetto. Quando arrivò, una serva stava portando fuori di casa un ragazzo quattordicenne paralizzato e lo depose al sole. Il santo chiese alla donna dell’acqua e, mentre lei era andata a prenderla, benedisse il bambino con il segno della Croce e lo guarì. Subito il ragazzo corse da sua madre, e San Ilarione si allontanò rapidamente da quel luogo.

Ma il prefetto, padre del ragazzo, aveva visto il miracolo e ordinò che il taumaturgo fosse trovato. Quando gli fu condotto davanti, il prefetto supplicò San Ilarione di rimanere a Tessalonica e di scegliere un luogo dove continuare le sue opere miracolose.

Riconoscendo nel prefetto un vero amante di Dio, il santo ascoltò la sua supplica e acconsentì a restare. Il prefetto costruì una chiesa nel luogo che Ilarione aveva scelto, e ben presto l’intera città venne a conoscenza di San Ilarione e dei suoi miracoli.

San Ilarione trascorse il resto dei suoi giorni a Tessalonica. Quando il Signore gli fece conoscere il giorno della sua morte, egli fece chiamare il prefetto, lo ringraziò e lo esortò ad amare i monaci e tutti i sofferenti e a essere giusto e misericordioso.

Il santo si addormentò nel Signore il 19 novembre 875, e il prefetto afflitto preparò per lui un’urna di marmo. Coloro che erano malati e si avvicinavano con fede alla tomba di San Ilarione venivano guariti dalle loro infermità.

Il prefetto e l’arcivescovo di Tessalonica informarono l’imperatore bizantino Basilio il Macedone (867-886) dei miracoli avvenuti presso la tomba del santo padre. L’imperatore a sua volta informò i monaci che giungevano da lui dal Monte Olimpo, tra i quali vi era il padre anziano che una volta aveva cercato di scacciare San Ilarione dalla chiesa. L’imperatore Basilio rimase colpito dai discepoli e connazionali di San Ilarione attraverso i racconti dei miracoli di Ilarione. I tre discepoli di San Ilarione gli furono presentati, e l’imperatore fu talmente colpito dalla loro santità che li mandò dal patriarca di Costantinopoli per ricevere la sua benedizione. Riconoscendo immediatamente che i tre anziani erano colmi di grazia divina, il patriarca consigliò all’imperatore di conferire loro grandi onori.

In risposta, l’imperatore Basilio invitò gli anziani a scegliere per sé e per i loro connazionali uno dei monasteri di Costantinopoli e a farlo proprio. I padri rifiutarono con gratitudine, poiché non desideravano vivere nella città popolosa. Invece chiesero all’imperatore di costruire per loro delle celle fuori dalla capitale. Così l’imperatore Basilio costruì una grande chiesa dedicata ai Santi Apostoli in un luogo che i padri georgiani avevano scelto in un certo burrone, dove una sorgente di acqua fredda sgorgava da sotto una piccola collina, e vi scavò anche una cella per sé. Il monastero fu chiamato “Romana”, dal ruscello vicino.

In seguito l’imperatore mandò i suoi due figli, Leone e Alessandro, a essere allevati dai santi padri.

L’imperatore Basilio desiderava seppellire le sante reliquie di San Ilarione nella capitale, ma il popolo di Tessalonica non permise che le reliquie venissero portate via. Alla fine fu necessario che gli inviati dell’imperatore nascondessero il sacro reliquiario e lo trasportassero di nascosto a Costantinopoli.

L’imperatore, il patriarca e tutto il popolo accolsero l’arrivo delle reliquie di San Ilarione con inni e preghiere gloriosi. Prima che fosse costruito il sepolcro speciale, l’imperatore tenne le sante reliquie di San Ilarione nella propria camera. Tre notti dopo l’arrivo delle reliquie, Basilio si svegliò per un profumo insolito. Nessuno a corte riusciva a scoprirne la fonte.

Quando l’imperatore si appisolò di nuovo, San Ilarione gli apparve rivestito degli abiti liturgici e disse: «Hai fatto una buona opera preparando un riparo per le mie spoglie. Ma il dolce profumo che senti è stato acquistato nel deserto, non in città. Perciò, se desideri ricevere in pienezza le benedizioni divine, portami via nel deserto!»

L’imperatore riferì questo avvenimento mirabile al patriarca e al prefetto e, con il loro consenso, portò le sante reliquie di San Ilarione al Monastero di Romana.