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I sette santi fanciulli di Efeso - immagine

I sette santi fanciulli di Efeso

08-04

I sette Fanciulli di Efeso: Massimiliano, Iamblico, Martiniano, Giovanni, Dionisio, Exacustodiano (Costantino) e Antonino, vissero nel terzo secolo. San Massimiliano era figlio dell’amministratore della città di Efeso, e gli altri sei fanciulli erano figli di illustri cittadini di Efeso. I giovani erano amici fin dall’infanzia, ed erano tutti insieme in servizio militare.

Quando l’imperatore Decio (249-251) giunse a Efeso, comandò a tutti i cittadini di offrire sacrifici agli dèi pagani. Tortura e morte attendevano chiunque disobbedisse. I sette fanciulli furono denunciati da degli informatori e furono convocati a rispondere alle accuse. Comparendo davanti all’imperatore, i giovani confessarono la loro fede in Cristo.

Le loro cinture militari e insegne furono loro rapidamente tolte. Tuttavia Decio permise loro di andare liberi, sperando che avrebbero cambiato idea mentre egli era partito per una campagna militare. I giovani fuggirono dalla città e si nascosero in una grotta sul Monte Ochlon, dove passavano il tempo in preghiera, preparandosi al martirio.

Il più giovane di loro, san Iamblico, travestito da mendicante, si recava in città per comprare del pane. In una delle sue uscite in città, egli sentì che l’imperatore era tornato e li stava cercando. San Massimiliano esortò i suoi compagni a uscire dalla grotta e a presentarsi per il processo.

Venuto a sapere dove i giovani erano nascosti, l’imperatore ordinò che l’entrata della grotta fosse murata con pietre, così che i santi perissero di fame e di sete. Due dei dignitari presenti all’ingresso bloccato della grotta erano cristiani in segreto. Desiderando preservare la memoria dei santi, essi posero nella grotta un contenitore sigillato contenente due tavolette metalliche. Su di esse erano incisi i nomi dei sette fanciulli e i particolari della loro sofferenza e morte.

Il Signore fece cadere i fanciulli in un sonno miracoloso, che durò quasi due secoli. Nel frattempo, le persecuzioni contro i cristiani erano cessate. Durante il regno del santo imperatore Teodosio il Giovane (408-450) vi erano eretici che negavano che ci sarebbe stata una resurrezione generale dei morti alla Seconda Venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Alcuni di loro dicevano: “Come può esserci una resurrezione dei morti quando non ci saranno né anima né corpo, poiché essi si sono disgregati?” Altri affermavano: “Solo le anime avranno una restaurazione, poiché sarebbe impossibile che i corpi risorgano e vivano dopo mille anni, quando persino la loro polvere non rimarrebbe”. Perciò il Signore rivelò il mistero della Resurrezione dei Morti e della vita futura attraverso i Suoi sette santi.

Il proprietario del terreno su cui si trovava il Monte Ochlon scoprì la costruzione di pietra, e i suoi operai aprirono l’entrata della grotta. Il Signore aveva mantenuto in vita i fanciulli, ed essi si svegliarono dal loro sonno, ignari che fossero passati quasi duecento anni. I loro corpi e i loro vestiti erano completamente incorruttibili.

Preparandosi ad accettare la tortura, i giovani chiesero di nuovo a san Iamblico di comprare del pane per loro in città. Andando verso la città, il giovane rimase stupito nel vedere una croce sulle porte. Sentendo il nome di Gesù Cristo pronunciato liberamente, cominciò a dubitare che stesse avvicinandosi alla sua città.

Quando pagò il pane, Iamblico diede al mercante delle monete con l’immagine dell’imperatore Decio. Fu trattenuto, in quanto qualcuno che poteva stare nascondendo un tesoro di vecchie monete. Condussero san Iamblico dall’amministratore della città, che era anche il Vescovo di Efeso. Ascoltando le sconcertanti risposte del giovane, il vescovo comprese che Dio stava rivelando attraverso di lui qualche mistero, e andò con altre persone alla grotta.

All’entrata della grotta il vescovo trovò il contenitore sigillato e lo aprì. Lesse sulle tavolette metalliche i nomi dei sette fanciulli e i dettagli della muratura della grotta per ordine dell’imperatore Decio. Entrato nella grotta e vedendo i santi vivi, tutti gioirono e compresero che il Signore, destandoli dal loro lungo sonno, stava mostrando alla Chiesa il mistero della Resurrezione dei Morti.

Presto lo stesso imperatore arrivò a Efeso e parlò con i giovani nella grotta. Allora i santi fanciulli, alla vista di tutti, posarono i loro capi a terra e si addormentarono di nuovo, questa volta fino alla Resurrezione Generale.

L’imperatore volle porre ciascuno dei fanciulli in una cassa tempestata di gemme, ma essi gli apparvero in sogno e dissero che i loro corpi dovevano essere lasciati a terra nella grotta. Nel XII secolo il pellegrino russo igumeno Daniele vide le sante reliquie dei sette fanciulli nella grotta.

Vi è una seconda commemorazione dei sette fanciulli il 22 ottobre. Secondo una tradizione, entrata nel Prologo russo (delle Vite dei Santi), i giovani si addormentarono per la seconda volta in questo giorno. Il Menaion greco del 1870 dice che essi si addormentarono per la prima volta il 4 agosto e si svegliarono il 22 ottobre.

Vi è una preghiera dei Sette Dormienti di Efeso nel Grande Euchologio (Trebnik) per coloro che sono malati e non riescono a dormire. I Sette Dormienti sono anche menzionati nel servizio per il Nuovo Anno della Chiesa, il 1° settembre.