Gregorio di Georgia im.
L’archimandrita Gregorio (Peradze) nacque il 31 agosto 1899 nel villaggio di Bakurtsikhe, nel distretto di Sighnaghi, in Kakheti. Suo padre, Roman Peradze, era un sacerdote.
Nel 1918 Gregorio completò gli studi presso la scuola teologica e il seminario di Tbilisi e si iscrisse alla facoltà di filosofia dell’Università di Tbilisi. Tre anni più tardi, nel 1921, iniziò a insegnare all’università, ma ben presto la Chiesa georgiana lo inviò in Germania per studiare teologia. Dal 1922 al 1925 Gregorio studiò teologia e lingue orientali presso l’Università di Berlino, e nel 1925 si trasferì alla facoltà di filosofia dell’Università di Bonn, dove ricevette il dottorato in filosofia per la sua dissertazione “La vita monastica in Georgia dalle sue origini fino al 1064”. Gregorio continuò a seguire lezioni di teologia all’Università di Lovanio fino al 1927.
Nel 1927 Gregorio si trasferì in Inghilterra per proseguire la sua carriera accademica, e lì si familiarizzò con gli antichi manoscritti patristici conservati nelle collezioni delle biblioteche del British Museum e dell’Università di Oxford. Nel luglio di quell’anno Gregorio fu nominato professore associato all’Università di Bonn, e vi tornò per tenere corsi di storia della letteratura georgiana e armena. Nel 1931 Gregorio fu tonsurato monaco, ordinato sacerdote e nominato decano della chiesa georgiana a Parigi. Un anno dopo fu invitato a Oxford per tenere lezioni di storia georgiana.
Un nuovo periodo della vita di san Gregorio ebbe inizio più tardi, nel 1932, quando il metropolita di tutta la Polonia, Dionysius Waledinsky, lo invitò a diventare professore di Patrologia e titolare della cattedra di Teologia Ortodossa all’Università di Varsavia. Spesso teneva conferenze in convegni accademici e in centri di studio di tutta Europa. Cercò instancabilmente antichi manoscritti georgiani e documenti storici sulla Chiesa georgiana. Le sue ricerche lo portarono in Siria, Palestina, Grecia, Bulgaria, Austria, Romania, Italia e Inghilterra. Come risultato delle sue fatiche, riemersero molti manoscritti georgiani da lungo tempo perduti.
L’umiltà e l’operosità caratterizzarono per tutta la vita il ieromartire Gregorio. Nei momenti difficili ripeteva spesso le parole di san Giovanni Crisostomo: “Gloria a Dio per ogni cosa!”.
Negli anni Venti, mentre l’Armata Rossa consolidava l’occupazione della Georgia, i tesori della nazione venivano portati in Francia per essere messi al sicuro. Più tardi, negli anni Quaranta, la società georgiana non era a conoscenza del fatto che, grazie esclusivamente agli sforzi di san Gregorio, molti tesori della cultura nazionale georgiana furono sottratti alla confisca da parte dei nazisti a Parigi. Rischiando la fucilazione, san Gregorio scrisse nella documentazione ufficiale presentata ai nazisti che questi oggetti non avevano un particolare valore, ma erano preziosi per i georgiani in quanto parte della loro coscienza nazionale.
Neppure la maggior parte della società georgiana sapeva che, a Parigi, l’archimandrita Gregorio aveva fondato una chiesa georgiana in onore della santa uguale-agli-apostoli Nino e una rivista parrocchiale chiamata Jvari Vazisa, ovvero “La Croce delle viti”.
Nel maggio del 1942 san Gregorio fu arrestato dalla Gestapo. I preziosissimi manoscritti georgiani che aveva conservato e molti oggetti sacri realizzati da antichi maestri georgiani e raccolti da san Gregorio durante i suoi viaggi (nella speranza di restituirli alla Georgia) scomparvero dopo la perquisizione del suo appartamento.
L’archimandrita Gregorio fu arrestato per aver dato rifugio e aiuto agli ebrei e ad altre vittime delle persecuzioni fasciste. Fu incarcerato nella prigione di Pawiak a Varsavia e deportato ad Auschwitz all’inizio di novembre.
Nel campo un detenuto uccise un ufficiale tedesco. Le guardie fecero uscire tutti dalle baracche completamente nudi, costringendoli a rimanere in una temperatura sotto lo zero finché qualcuno non avesse confessato. San Gregorio decise di assumersi la colpa dell’omicidio, salvando così i prigionieri innocenti dal morire assiderati. Le guardie aizzarono i cani contro il martire, gli versarono addosso benzina e gli diedero fuoco. Poi dissero: “Polacchi, andate a scaldarvi accanto a lui, il vostro intercessore”.
Secondo la documentazione ufficiale tedesca, Gregorio Peradze morì il 6 dicembre 1942 [23 novembre secondo il vecchio stile], alle 4:45 del pomeriggio. (Secondo un altro resoconto, il martire entrò nella camera a gas al posto di un ebreo padre di una famiglia numerosa. Questo fu riferito da un ex prigioniero che, dopo essere stato liberato, fece visita al metropolita Dionysius e gli consegnò la croce di san Gregorio.) Alla fine, come lo stesso Cristo, l’archimandrita Gregorio morì per essersi addossato il peccato di un altro.



