Gregorio di Agrigento
San Gregorio, vescovo di Agrigentum, nacque nell’isola di Sicilia, nel villaggio di Pretorium, non lontano dalla città di Agrigentum, da pii genitori, Chariton e Theodota. Il piccolo Gregorio fu battezzato dal vescovo di Agrigentum, Pataimonus. All’età di dieci anni il ragazzo studioso aveva già padroneggiato la scrittura ed era in grado di leggere e di cantare gli inni ecclesiastici. A dodici anni San Gregorio fu consegnato al clero, e fu posto sotto la guida spirituale dell’arcidiacono Donatus. San Gregorio trascorse i successivi dieci anni nella chiesa di Agrigentum. Poi, però, un angelo del Signore apparve al santo giovane, che aveva un fervente desiderio di visitare Gerusalemme, e gli disse che Dio aveva benedetto la sua intenzione.
A Gerusalemme San Gregorio fu presentato al patriarca Macarius (563-574), che tenne con sé il pio giovane per il servizio nella propria chiesa cattedrale, ordinandolo diacono. L’anima di San Gregorio assetava le fatiche monastiche, e il patriarca gli diede la benedizione, permettendogli di andare in un monastero sul Monte degli Ulivi. Dopo un anno San Gregorio lasciò questo monastero per recarsi da un anziano del deserto, che per quattro anni gli insegnò la sapienza spirituale, l’umiltà e i principi della vita monastica. L’asceta, prevedendo in San Gregorio un futuro grande luminare della Chiesa, gli diede la benedizione di abbandonare la vita solitaria.
Lasciato l’anziano, San Gregorio dimorò per qualche tempo a Gerusalemme, e poi si recò a Costantinopoli, dove fu accolto con amore dai fratelli del monastero dei santi Martiri Sergio e Bacchus. Le fatiche ascetiche di San Gregorio furono notate dal patriarca Eutichio di Costantinopoli (552-565), su insistente invito del quale il santo partecipò al Quinto Concilio Ecumenico (553). Compiutisi i lavori del Concilio, San Gregorio partì per Roma, per venerare le tombe dei santi Apostoli Pietro e Paolo.
In quel periodo morì il vescovo di Agrigentum. Il clero anziano e i cittadini illustri di Agrigentum si recarono a Roma con la richiesta che il Papa designasse il successore del loro defunto ierarca scegliendolo da una lista di candidati da loro presentata. Il Papa, però, rifiutò la loro proposta per ispirazione divina e invece chiamò San Gregorio a servire loro come vescovo.
Per alcuni anni San Gregorio guidò pacificamente il gregge affidatogli da Dio. Fu difensore degli oppressi, saggio predicatore e miracoloso guaritore. Come arcivescovo, San Gregorio conduceva la vita di un monaco asceta, osservando con fervore i voti monastici. Il gregge amava il proprio ierarca e aveva fiducia in lui. Ma vi erano anche persone malvagie che decisero di calunniarlo.
Mentre San Gregorio si trovava in chiesa, questi uomini malvagi introdussero di nascosto una prostituta corrotta nella sua dimora, e poi, davanti alla folla che accompagnava il vescovo fino alle porte della sua casa dopo i servizi, la condussero fuori e accusarono San Gregorio del peccato mortale di fornicazione. Posero il santo vescovo sotto custodia. Il popolo tentò di difendere il proprio vescovo, ma senza successo. Al processo la prostituta rese falsa testimonianza contro San Gregorio. Proprio mentre pronunciava le parole di calunnia, cadde in un accesso di furiosa follia. I giudici accusarono il santo di stregoneria. San Gregorio fu inviato per giudizio al vescovo di Roma insieme a un rapporto sui suoi “crimini”.
Il Papa, dopo aver letto le accuse, non volle vedere l’imputato e diede ordine che fosse ricondotto in prigione. Il santo sopportò umilmente la sua umiliazione, dimorando in continua preghiera. La sua lotta orante e i suoi doni taumaturgici divennero ben presto noti in tutta la città e nella regione circostante. Pii Romani cominciarono a radunarsi alla prigione, e il santo prigioniero li istruiva sulla vita giusta, e implorava il Signore di guarire i malati.
Dopo due anni, un anziano chiaroveggente di nome Marco, che conosceva San Gregorio fin dalla giovinezza, si recò dal Papa. L’anziano non credette alle accuse e persuase il Papa a convocare un Concilio per decidere il caso di Gregorio. Su invito del Papa, molti membri del clero della città di Agrigentum vennero al Concilio, insieme con tutti coloro che muovevano accuse contro il santo, compresa la prostituta. Da Costantinopoli giunsero a Roma tre vescovi e il dignitario imperiale Marcian. Durante il viaggio Marcian si era ammalato gravemente. Su consiglio di molte persone che avevano ricevuto guarigione attraverso le preghiere di San Gregorio, i servi portarono il moribondo alla prigione dove languiva il santo taumaturgo. Per le preghiere di San Gregorio il Signore concesse la guarigione a Marcian.
Al Concilio i calunniatori tentarono di rinnovare le loro accuse, e come principale prova presentarono al giudice la prostituta sconvolta, dichiarando che Gregorio l’aveva stregata. Ma il santo pregò su di lei e scacciò il demonio. La donna tornò in sé e raccontò al Concilio tutta la verità. I calunniatori furono coperti di vergogna e giudicati. Marcian voleva persino farli giustiziare, ma San Gregorio implorò per loro il perdono.
San Gregorio ritornò onorato alla propria cattedrale e, circondato dall’amore del suo gregge, guidò la Chiesa fino alla sua beata dipartita.



