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Gobron e 133 soldati in Georgia mm. Gennadio b di Vatopedi. - immagine

Gobron e 133 soldati in Georgia mm. Gennadio b di Vatopedi.

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Nell’anno 914 un certo principe di nome Michele-Gobron si distinse in una battaglia contro gli invasori arabo-musulmani. Dopo aver conquistato la fortezza di Kvelistsikhe nella Georgia meridionale, i musulmani fecero prigionieri coloro che erano rimasti in vita, e il principe Gobron era tra loro. Profondamente colpito dal valore del soldato georgiano, l’emiro Abu al-Qasim ordinò al suo esercito di trattarlo con rispetto.

Il re Adarnerse inviò ad Abu al-Qasim una grande somma di denaro come riscatto per il suo popolo, e alcuni furono liberati. Gobron, però, non era tra loro. Il principe georgiano riconobbe chiaramente ciò che il futuro gli avrebbe riservato, e si preparò a essere martirizzato per amore di Cristo. I Saraceni scortarono Gobron e 133 soldati georgiani al luogo della loro esecuzione.

Abu al-Qasim tentò il fedele principe offrendogli gloria e onore terreni in cambio della sua rinuncia alla fede cristiana. Ma san Gobron rifiutò fermamente tutte le sue offerte. Allora il furioso Abu al-Qasim ordinò che fosse condotto nel cortile e che gli fossero mostrati, da un lato, i suoi compatrioti caduti, e dall’altro le ricchezze promesse.

Quando l’emiro, con astuzia, gli chiese quale delle due cose avrebbe scelto, Gobron rispose: “Ti ho detto fin dall’inizio che non mi allontanerò da Cristo, mio Signore!”

Allora l’emiro ideò una nuova, più crudele prova: “Egli non conosce l’angoscia della morte. Conducetelo fuori ed eseguite l’esecuzione di ogni cristiano vivente davanti ai suoi occhi!” comandò.

Condussero il santo in mezzo ai suoi fratelli e procedettero a sgozzare ognuno di loro. Il sangue dei morti scorreva tutt’intorno a Gobron in ogni direzione, e i corpi inerti dei martiri crollavano ai suoi piedi, ma nessuno di questi orrori riuscì a spezzare la sua volontà.

Quindi lo costrinsero a chinare il capo e brandirono le spade sopra di lui per due volte. Il principe Gobron tracciò una croce sulla sua fronte con il sangue e disse: “Ti ringrazio, Signore Gesù Cristo, che hai ritenuto me, il più spregevole e il primo tra i peccatori, degno di deporre la mia vita per amor Tuo!”

Di nuovo condussero san Gobron davanti all’emiro. Per l’ultima volta Abu al-Qasim cercò di allettarlo ad apostatare, ma il santo, grondante di sangue, dichiarò: “Fa’ come vuoi. Io sono cristiano e non mi allontanerò mai dal nome del mio Cristo!”

Avendo perso ogni pazienza, Abu al-Qasim ordinò che la testa di san Gobron fosse mozzata e gettata insieme agli altri corpi mutilati. Poi scavarono tre grandi fosse, vi gettarono le reliquie dei martiri, riempirono di nuovo le fosse con la terra e proibirono a tutti i cristiani di avvicinarsi a quel luogo. Di notte le tombe risplendevano di una luce divina, visibile tanto ai credenti quanto ai non credenti.

Per aver deposto la loro vita per Cristo, il valoroso principe Michele-Gobron e i 133 martiri furono annoverati tra i santi dalla Chiesa Apostolica Georgiana. Il giorno della loro commemorazione fu fissato al 17 novembre, giorno del loro martirio.