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Giona di Novgorod - immagine

Giona di Novgorod

11-05

San Giona, arcivescovo di Novgorod, nel secolo di nome Giovanni, rimase orfano in giovane età e fu adottato da una certa pia vedova che viveva a Novgorod. Ella allevò il fanciullo e lo mandò a scuola. Il beato Michele del Monastero di Klops (11 gennaio), che incontrò per caso Giovanni per strada, preannunciò che egli sarebbe diventato arcivescovo di Novgorod. Giovanni ricevette la tonsura presso il monastero-deserto di Otnya, a 50 verste dalla città, e divenne igumeno di questo monastero. Fu da qui che il popolo di Novgorod lo elesse come proprio arcivescovo nel 1458, dopo la morte di Sant’Eutimio (11 marzo).

San Giona godeva di grande influenza a Mosca, e durante il suo tempo come ierarca, i principi di Mosca non violarono l’indipendenza di Novgorod. San Giona, metropolita di Mosca (1449-1461), era amico dell’arcivescovo di Novgorod, San Giona, e desiderava che egli diventasse il suo successore.

Nel 1463, l’arcivescovo Giona costruì la prima chiesa dedicata a San Sergio di Radonezh nella regione di Novgorod. Preoccupandosi di far rivivere le tradizioni dei tempi antichi nella Chiesa di Novgorod, egli convocò a Novgorod il rinomato compilatore di Vitae dei Santi, Pachomio il Logoteta, che compose sia gli uffici sia la storia dei più noti santi di Novgorod, basandosi su fonti locali.

A questo periodo appartiene anche la fondazione del monastero di Solovki. San Giona diede grande aiuto e assistenza nell’organizzazione del monastero. A San Zosima egli concesse una speciale donazione di terre (insieme con le autorità secolari di Novgorod), con la quale l’intera isola di Solovki fu data al nuovo monastero.

Il santo, dopo le sue molte fatiche, e sentendo avvicinarsi la propria fine, scrisse un testamento spirituale per far seppellire il suo corpo al monastero di Otnya. Il 5 novembre 1470, dopo aver ricevuto i Santi Misteri, il santo si addormentò nel Signore.

È giunta fino ai nostri giorni una Lettera di San Giona al metropolita Teodosio, scritta nel 1464. La Vita del santo fu scritta in forma di breve racconto nell’anno 1472 (inclusa nell’opera Memoriali della Vecchia Letteratura Russa, e anche nel Grande Menaion di Lettura del metropolita Macario, sotto il 5 novembre). Nel 1553, dopo l’invenzione delle reliquie dell’arcivescovo Giona, fu redatto un racconto di questo evento da parte di San Zenobio di Otnya (30 ottobre). Un’opera speciale che riferisce i miracoli del santo si trova in manoscritti del XVII secolo.