Galactone di Vologda m.
Il monaco martire Galacteon di Vologda: temendo l’ira dello zar Ivan il Terribile, i parenti del principe screditato Ivan Ivanovich Belskij portarono di nascosto suo figlio Gabriel, di sette anni, nella città di Staritsa. Negli anni della sua crescita, vedendo la malizia dello zar verso la sua famiglia, il giovane principe si ritirò a Vologda e visse presso un calzolaio, dal quale apprese il mestiere di ciabattino. Il suo matrimonio non durò a lungo, perché sua moglie morì presto, lasciando il principe Gabriel a crescere la loro figlioletta in fasce.
Le avversità della sua vita terrena rafforzarono in lui l’intento di consacrarsi a Dio. Avendo cercato un luogo presso il fiume Sodima, scavò una fossa e si fece la cella vicino a una chiesa intitolata alla Santissima Trinità. Dopo essere stato tonsurato con il nome di Galacteon, iniziò a faticare nel digiuno e nella preghiera. L’asceta non abbandonò il mestiere di calzolaio, e il denaro che riceveva dal lavoro lo divideva in tre parti. Una parte la dedicava a Dio, un’altra la dava ai poveri e la terza la teneva per le proprie necessità.
Avanzando nella vita spirituale, San Galacteon si rinchiuse nella sua cella, incatenandosi alla parete. I cristiani timorati di Dio gli davano il cibo attraverso una piccola finestra. L’asceta si riposava poco, sulle ginocchia e tenendosi alla catena, e mangiava soltanto pane secco e acqua. Nella cella di San Galacteon non c’era altro che la vecchia stuoia con cui si copriva.
Ben presto la gente cominciò a recarsi dall’eremita per una guida spirituale. Egli riceveva sia i ricchi che i poveri, e le sue parole erano colme di potenza spirituale. Consolava gli afflitti e riportava in sé i superbi. Nella preghiera San Galacteon conseguì una particolare grazia spirituale.
Una volta, quando la regione di Vologda era rimasta a lungo senza pioggia, il vescovo Antonio giunse alla chiesa della Santa Trinità con una processione e mandò a chiedere all’eremita di venire a pregare con tutti per la liberazione dalla comune sventura. San Galacteon, in obbedienza, uscì dalla sua cella e pregò in chiesa, e il Signore mandò abbondante pioggia sulla terra arsa.
L’asceta ebbe da Dio una rivelazione circa le sventure imminenti di Vologda. Uscì dalla sua cella con le catene addosso, andò in una capanna di terra e dichiarò: «I nostri peccati hanno attirato su di noi i Polacchi e i Lituani. Si faccia digiuno e preghiera, e ci si prepari a costruire un tempio in onore dell’Icona della Madre di Dio del Segno (27 novembre), affinché la Regina Celeste liberi Vologda dall’ira di Dio come già fece con Novgorod».
Uno dei presenti, Nechai Proskurov, disse: «Egli non si preoccupa di noi, ma di se stesso; vuole soltanto avere una chiesa vicino a sé. E che ne sarà del tempio quando tu morirai, Vecchio?»
San Galacteon rispose gravemente: «L’ira si avvicina a Vologda. Quanto a me, là nel mio posto Dio è glorificato, e là pure sarà costruito un monastero». Disse anche che la chiesa della Trinità costruita da Nechai sarebbe stata bruciata e la casa di Nechai devastata. Passando davanti alla chiesa dedicata a San Demetrio di Priluki (11 febbraio), disse: «Il Taumaturgo Demetrio ha pregato il Salvatore per la città, ma essi lo offendono. Attorno alla sua chiesa hanno posto delle botteghe e vi strillano la loro mercanzia. Questa chiesa sarà distrutta».
La profezia del giusto si compì ben presto. Nel settembre 1612 i Polacchi e i Lituani irruppero a Vologda e uccisero molti abitanti. Profanarono e saccheggiarono le chiese di Dio, e appiccarono il fuoco alla città e ai suoi dintorni. Come aveva predetto San Galacteon, la casa e la chiesa costruite da Nechai furono bruciate, così come la chiesa cittadina intitolata a San Demetrio.
San Galacteon fu ucciso dagli invasori il 24 settembre 1612. I pii cristiani seppellirono il corpo del monaco martire nella sua cella. Sul luogo della sua sepoltura cominciarono ad avvenire guarigioni miracolose. Al tempo del vescovo Varlaam (1627-1645), fu costruita una chiesa in onore dell’Icona della Madre di Dio del Segno sopra le reliquie del monaco martire Galacteon, e fu fondato un monastero. Con la benedizione dell’arcivescovo Marcello (1645-1663), nel monastero fu edificata una chiesa cattedrale in onore del Santo Spirito, e il monastero prese il nome da questa chiesa.



