Fotò
La santa Martire Photini (Photinḗ/Svetlana) la Samaritana, i suoi figli Victor (chiamato Photinos) e Iosḗs; e le sue sorelle Anatolḗ, Photó, Photida, Paraskevḗ, Kyriakḗ, la figlia di Nerone Domnina; e il martire Sebastiano.
La santa Martire Photini era la Samaritana con la quale il Salvatore parlò al pozzo di Giacobbe (Giovanni 4,5-42).
Al tempo dell’imperatore Nerone (54-68), che dimostrò un’eccessiva crudeltà contro i cristiani, santa Photini viveva a Cartagine con il figlio minore Iosḗs, e là predicava senza paura il Vangelo. Il figlio maggiore Victor combatteva valorosamente nell’esercito romano contro i barbari, e fu nominato comandante militare della città di Attalia (Asia Minore). In seguito, Nerone lo chiamò in Italia per arrestare e punire i cristiani.
Sebastiano, un funzionario in Italia, disse a san Victor: «So che tu, tua madre e tuo fratello siete seguaci di Cristo. Da amico ti consiglio di sottometterti alla volontà dell’imperatore. Se denunciarai dei cristiani, riceverai i loro beni. Io scriverò a tua madre e a tuo fratello, chiedendo loro di non predicare Cristo in pubblico. Che pratichino la loro fede in segreto».
San Victor rispose: «Voglio essere un predicatore del cristianesimo come mia madre e mio fratello». Sebastiano disse: «O Victor, sappiamo tutti quali sventure attendono te, tua madre e tuo fratello». Allora improvvisamente Sebastiano sentì un dolore acuto agli occhi. Rimase sbalordito, e il suo volto si fece cupo.
Per tre giorni giacque lì cieco, senza pronunciare una parola. Il quarto giorno dichiarò: «Il Dio dei cristiani è l’unico vero Dio». San Victor chiese perché Sebastiano avesse all’improvviso cambiato idea. Sebastiano rispose: «Perché Cristo mi sta chiamando». Presto fu battezzato, e immediatamente riacquistò la vista. Dopo aver visto il miracolo anche i servi di san Sebastiano furono battezzati.
La notizia giunse a Nerone, e questi ordinò che i cristiani fossero condotti da lui a Roma. Allora il Signore stesso apparve ai confessori e disse: «Non temete, perché io sono con voi. Nerone, e tutti quelli che lo servono, saranno vinti».
Il Signore disse a san Victor: «D’ora in poi il tuo nome sarà Photinos, perché per mezzo tuo molti saranno illuminati e crederanno in me». Poi il Signore disse ai cristiani di fortificare e incoraggiare san Sebastiano a perseverare fino alla fine. Tutte queste cose, e perfino avvenimenti futuri, furono rivelati a santa Photini. Ella lasciò Cartagine in compagnia di diversi cristiani e si unì ai confessori a Roma.
A Roma l’imperatore ordinò che i santi fossero condotti al suo cospetto e chiese loro se credevano veramente in Cristo. Tutti i confessori rifiutarono di rinnegare il Salvatore. Allora Nerone ordinò che fossero spezzate le giunture delle dita dei martiri. Durante i loro tormenti, i confessori non sentirono alcun dolore e le loro mani rimasero intatte.
Nerone ordinò che i santi Sebastiano, Photinos e Iosḗs fossero accecati e rinchiusi in prigione, e che santa Photini e le sue cinque sorelle Anatolḗ, Photó, Photida, Paraskevḗ e Kyriakḗ fossero mandate alla corte imperiale sotto la sorveglianza della figlia di Nerone, Domnina. Santa Photinḗ convertì a Cristo sia Domnina che tutti i suoi servi. Convertì anche un mago che le aveva portato del cibo avvelenato.
Trascorsero tre anni, e Nerone mandò in prigione a cercare uno dei suoi servi che vi era stato rinchiuso. I messaggeri gli riferirono che i santi Sebastiano, Photinos e Iosḗs, che erano stati accecati, avevano riacquistato la vista, e che la gente li andava a trovare per ascoltare la loro predicazione, e in effetti l’intera prigione era stata trasformata in un luogo luminoso e profumato, dove Dio veniva glorificato.
Nerone allora comandò che i santi fossero crocifissi, e che i loro corpi nudi fossero percossi con cinghie. Il quarto giorno l’imperatore mandò dei servi a vedere se i martiri erano ancora vivi. Ma, avvicinandosi al luogo dei tormenti, i servi divennero ciechi. Un Angelo del Signore liberò i martiri dalle loro croci e li guarì. I santi ebbero pietà dei servi accecati e, con le loro preghiere al Signore, ridonarono loro la vista. Quelli che furono guariti giunsero alla fede in Cristo e furono presto battezzati.
Furioso, Nerone ordinò che la pelle fosse scorticata dal corpo di santa Photini, e poi che fosse gettata in un pozzo. A Sebastiano, Photinos e Iosḗs furono amputate le gambe, e furono gettati ai cani. Poi fu scorticata anche la loro pelle. Le sorelle di santa Photini subirono anch’esse terribili tormenti. Nerone ordinò ai soldati di tagliare loro i seni, e poi di scorticare la loro pelle. Esperto in crudeltà, l’imperatore preparò il supplizio più doloroso per santa Photida. I suoi piedi furono legati alle cime di due alberi che erano stati piegati fino a terra. Quando le corde furono tagliate, gli alberi scattarono verso l’alto, facendo a pezzi la martire. L’imperatore ordinò che le altre fossero decapitate. Santa Photini fu tirata fuori dal pozzo e rinchiusa in prigione per venti giorni.
Dopo di ciò Nerone la fece condurre al suo cospetto e chiese se ora si sarebbe arresa e avrebbe offerto sacrifici agli idoli. La coraggiosa Photini sputò in faccia all’imperatore. Prendendolo in giro, disse: «O il più empio dei ciechi, uomo dissoluto e stolto! Pensi che io sia così illusa da acconsentire a rinnegare il mio Signore Cristo e invece offrire sacrifici a idoli che sono ciechi quanto te?»
Dopo aver udito tali parole, Nerone ordinò che la martire fosse gettata di nuovo nel pozzo. Là ella rese la sua anima a Dio (+ ca. 66).
Nell’uso greco santa Photini è commemorata il 26 febbraio.
A Costantinopoli c’erano due chiese dedicate a santa Photini, nelle quali avvenivano molti miracoli, in particolare la guarigione delle malattie degli occhi.
La testa di santa Photini è conservata nel Monastero Grigoriou sul Monte Athos.



