Passa al contenuto principale

Efebo e Appollonio mm.

07-30

Il Ieromartire vescovo Valentino e i suoi tre discepoli, Proculo, Efebo e Appollonio, e il giusto Abundio vissero durante il terzo secolo. San Valentino era vescovo in Umbria (Italia), nella città di Interamna. Egli ricevette da Dio il dono di guarire varie infermità.

In quel tempo tre giovani pagani, Proculo, Efebo e Appollonio, vennero da Atene a Roma per studiare. Trovarono un precettore di nome Cratone e abitarono in casa sua. Il figlio di Cratone, Cherimone, si ammalò gravemente, e la sua spina dorsale era così contorta che la testa gli si piegava fino alle ginocchia. Cratone chiese al vescovo Valentino di aiutare il figlio malato.

Il santo vescovo entrò nella stanza del bambino malato e pregò ferventemente per tutta la notte. Quando giunse il giorno, i genitori felici videro che il loro figlio era stato guarito. Credettero in Cristo e furono battezzati con tutta la loro casa.

Gli studenti di Cratone, Proculo, Efebo e Appollonio, furono anch’essi battezzati e divennero devoti discepoli di San Valentino. La fama del vescovo si diffuse rapidamente, e molti si convertirono a Cristo. Tra questi vi era il figlio del prefetto della città, Abundio, che apertamente si dichiarò cristiano. Questo era un atto audace, poiché il paganesimo prevaleva nel mondo e il cristianesimo era perseguitato.

L’ira del prefetto e degli altri capi della città si abbatté sul vescovo Valentino, il maestro dei giovani. Essi gli imposero di rinnegare Cristo e di adorare gli idoli.

Dopo molte torture lo gettarono in prigione, dove i suoi discepoli andavano a fargli visita. Avendolo saputo, il prefetto diede ordine di tirare Valentino fuori dalla prigione e di decapitarlo. Gli studenti di San Valentino, Proculo, Efebo e Appollonio, presero il corpo del loro maestro e lo portarono nella città di Interamna, dove lo seppellirono.

Sia i credenti che i pagani accorrevano a loro, ed essi convertirono molti idolatri alla vera Fede. Quando le autorità lo vennero a sapere, arrestarono i giovani e li gettarono in prigione. Temendo che il popolo potesse liberare i sofferenti dalla prigione, i carnefici li decapitarono di notte.

Abundio, avendo appreso che i suoi amici erano stati rinchiusi in prigione, si affrettò a visitarli, ma scoprì che erano già stati giustiziati. Egli seppellì i loro corpi vicino alla tomba del santo vescovo Valentino.