Cristoforo di Georgia
La famiglia del beato Christesia era originaria di Egrisi, nella Georgia occidentale. Fin dalla giovinezza Christesia anelava ai divini servizi e alla vita solitaria, ma il suo padrone lo costrinse a sposarsi, e da questo matrimonio ebbe un figlio. In seguito, quando sia la moglie sia il figlio morirono, il suo padrone insistette perché si risposasse, ma il pio Christesia non diede ascolto all’ordine del padrone.
Invece riferì l’ordine al suo padre spirituale, che lo consigliò di separarsi dal mondo e di mettersi in cammino verso il deserto di Davit-Gareji. Profondamente ispirato dal consiglio del suo padre spirituale, Christesia abbandonò i suoi beni e la sua vita nel mondo e si ritirò al monastero di San Giovanni il Precursore nel deserto di Davit-Gareji.
Il santo padre trascorse molti anni in umile servizio al Signore. Gli fu assegnato il compito di raccogliere legna da ardere e portare acqua per il monastero, e svolgeva questi incarichi con obbedienza e perfetta mansuetudine. Ogni giorno camminava per oltre quattro miglia per riempire una brocca d’acqua e poi la portava in una piccola capanna vicina. Appendeva la brocca all’ingresso perché fosse visibile da lontano, e i viandanti che passavano venivano ad estinguere la loro sete.
Egli teneva anche un piccolo orto per nutrire i viandanti. Ogni sabato preparava il kolio (un piatto di grano e miele tradizionalmente offerto in commemorazione dei defunti) e lo divideva in tre parti: una parte commemorava la famiglia e i cari di coloro che avevano donato il grano e il miele; la seconda, i padri defunti del monastero; e l’ultima, tutti i cristiani ortodossi defunti.
Turba sempre san Christesia vedere i suoi fratelli e sorelle in discordia tra loro, così, quando veniva a sapere che due persone stavano litigando, andava a riconciliarli. «Figli miei!» diceva, «se non date ascolto alle mie parole, me ne andrò rattristato, e il diavolo, che è sempre avverso alla pace, si rallegrerà e manderà su di voi ancora più tribolazioni. Sono venuto da voi affamato, e me ne andrò affamato!» Le sue parole riscaldavano i cuori di coloro che consigliava e li aiutavano a riconciliarsi gli uni con gli altri.
Una sera calda, dopo i Vespri, san Christesia si mise in cammino a piedi verso un certo villaggio. Partì al crepuscolo, e quando cadde la notte il cielo era senza luna e straordinariamente buio. Ben presto divenne difficile proseguire oltre, così san Christesia si fermò a pregare, e una luce brillante apparve davanti a lui per illuminargli la via. La luce divina lo guidò per tutta la notte, fino a quando giunse al villaggio di Sartichala.
La cella di san Christesia era povera e angusta. Dormiva su un giaciglio di assi di legno che ricopriva con una pelle di pecora, e invece di un cuscino posava il capo su una pietra. Il pio asceta portava un mantello di pelle di pecora e sandali di corteccia. Qualunque cosa ricevesse, la dava ai poveri. Avendo riposto completa fiducia in Dio, non si permetteva di preoccuparsi del domani, né si curava di accumulare cibo o provviste per i rigidi mesi invernali.
Padre Christesia era già avanzato in età quando fu tonsurato monaco e ricevette il nuovo nome di Cristoforo. Si addormentò nel Signore pacificamente nel 1771, all’età di ottant’anni.



