Anatolio di C.poli
San Anatolio, Patriarca di Costantinopoli, nacque ad Alessandria nella seconda metà del IV secolo, in un’epoca in cui molti rappresentanti di illustri famiglie bizantine si sforzavano ardentemente di servire la Chiesa di Cristo armati della sapienza filosofica greca. Avendo studiato filosofia, sant’Anatolio fu ordinato diacono da san Cirillo di Alessandria (18 gennaio). Anatolio fu presente al Terzo Concilio Ecumenico a Efeso nell’anno 431 (9 settembre), nel quale i santi Padri condannarono il falso insegnamento di Nestorio.
Sant’Anatolio rimase diacono ad Alessandria dopo la morte di san Cirillo (+ 444), quando la cattedra di Costantinopoli fu occupata da Dioscoro, un sostenitore dell’eresia diffusa da Eutiche, secondo la quale la natura divina in Cristo aveva completamente assorbito e inghiottito la Sua natura umana. Questo falso insegnamento minava le basi stesse della dottrina della Chiesa sulla salvezza e redenzione del genere umano [nota del traduttore: Poiché «ciò che non è assunto non è salvato», se Cristo ha solo natura divina e non una natura umana, allora la salvezza del genere umano, e persino l’Incarnazione di Cristo, verrebbero rese ereticamente docetiche]. Nell’anno 449 Dioscoro e i suoi seguaci convocarono a Efeso un «Concilio Brigantesco» eretico, avendo ricevuto anche l’appoggio dell’imperatore. Il grande difensore dell’Ortodossia, san Flaviano, Patriarca di Costantinopoli, fu deposto.
Eletto alla cattedra di Costantinopoli, sant’Anatolio si mise con zelo a ristabilire la purezza dell’Ortodossia. Nel 450, in un concilio locale a Costantinopoli, sant’Anatolio condannò l’eresia di Eutiche e di Dioscoro. Essendo morto in esilio, il confessore Flaviano fu annoverato tra i santi e le sue reliquie furono trasferite nella capitale.
Nell’anno seguente, 451, con la partecipazione attiva del patriarca Anatolio, fu convocato a Calcedonia il Quarto Concilio Ecumenico. I Padri del Concilio di Calcedonia affermarono il dogma circa l’adorazione del Signore Gesù Cristo, «perfetto nella divinità e perfetto nell’umanità, vero Dio e vero uomo, conosciuto in due nature senza mescolanza, senza mutamento, indivisibilmente, inseparabilmente» (in greco: «asynkhutos, atreptos, adiairetos, akhoristos»).
Dopo una vita di lotta costante contro l’eresia e per la verità, il patriarca Anatolio morì nell’anno 458.
Tra i canoni promulgati vi fu il 28° canone del Quarto Concilio Ecumenico, che affermava che la cattedra di Costantinopoli è uguale al trono dell’Antica Roma. Le Chiese dell’Asia Minore, della Grecia e della regione del Mar Nero, e tutte le nuove Chiese che potessero sorgere in queste regioni, furono poste sotto la giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli, in accordo con il 28° canone.
San Anatolio diede anche un grande contributo al tesoro letterario della Chiesa Ortodossa. Egli compose inni liturgici per le domeniche, per alcune feste del Signore (la Natività e la Teofania di Cristo), per i martiri (san Panteleimon il Guaritore, san Giorgio il Portatore di Vittoria, san Demetrio di Tessalonica). Nei libri liturgici essi sono designati semplicemente come versi «anatoliani».



