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Santuario della SS Madre di Dio “Piena di Grazia”

c/o Basilica della Vergine delle Grazie, Campo dei Patriarchi, Grado, GO

Con la benedizione di Sua Eminenza il Metropolita Gennadios di beata memoria ed il permesso dell’allora Arcivescovo Metropolita di Gorizia, durante la Santa Quaresima 2011, è stato benedetto il Santuario Pan-Ortodosso della Vergine “Piena di Grazia ( Παναγία Κεχαριτωμένη), Metochion del Monastero di Santa Barbara, a Grado, in provincia di Gorizia. Il Santuario è stato impreziosito di una Icona della Vergine, a venerazione dei Fedeli Ortodossi che visitano la antica Basilica (IV secolo).

STORIA DELLA BASILICA DELLA VERGINE PIENA DI GRAZIA (o delle Grazie)

Santa Maria delle Grazie è una delle due basiliche paleocristiane di Grado. Si affaccia sul Campo dei Patriarchi, nel centro storico della città, a pochi passi dal Battistero e dalla Basilica di Sant’Eufemia, mentre i resti di una terza basilica (la Basilica della Corte) sono visibili a poca distanza, ai limiti del castrum romano.

La basilica è stata costruita alla fine del VI secolo per volontà del Patriarca greco Elia, che negli stessi anni completò la costruzione della Basilica di Sant’Eufemia e avviò i lavori per la prima chiesa di Barbana. La chiesa venne edificata sul sito di una precedente basilica paleocristiana risalente alla prima metà del V secolo, forse voluta dal vescovo Cromazio. I due stadi della costruzione risultano evidenti nell’interno, che i restauri hanno ripristinato a due livelli. L’altare e la navata centrale sorgono al livello della basilica eliana, mentre la navata destra e parte dell’abside, coperte da mosaici decorativi con motivi geometrici ed epigrafi, risalgono alla prima edificazione e sono posizionate circa un metro più in basso.

La basilica ha curiosamente una base quadrata sia nella pianta che nell’alzato. L’interno è scandito da tre navate separate da due file di cinque colonne marmoree di provenienza diversa. Di particolare interesse l’altare, l’acquasantiera e la immagine lignea della Madonna delle Grazie, tradizionale meta devozionale della popolazione gradese. L’architettura della basilica è caratterizzata dal forte slancio verticale della navata centrale. La facciata in pietra e mattoni ha tre porte ed è ingentilita da una trifora.

Le due basiliche paleocristiane dì Grado sono probabilmente le due chiese più vecchie d’Italia, miracolosamente sopravvissute nonostante invasioni e guerre. Anche se di dimensioni ridotte rispetto alla Basilica di Sant’Eufemia, Santa Maria delle Grazie non è una chiesa minore e la sua visita è parte integrante dell’itinerario di Grado paleocristiana. L’aspetto esteriore può apparire relativamente semplice, ma la simbolica trifora nella parte superiore della facciata, che venne realizzata con colonnine e capitelli d’epoca romana, è degna di nota.

Questa piccola basilica presenta uno sviluppo architettonico insolito per gli edifici di culto cristiani più antichi dell’alto Adriatico; all’interno, infatti, si possono cogliere particolari inusuali e di notevole interesse storico-artistico: secondo alcuni esperti, per esempio, la zona absidale di Santa Maria delle Grazie si richiama a modelli tipici della Siria; inoltre, risulta sorprendente il dislivello di circa un metro, che venne ripristinato con i restauri degli anni “20 del 1900: i due livelli della navata centrale e di quella destra ricordano efficacemente entrambe le fasi di costruzione.

Prima ancora di queste due chiese, però, sarebbe esistita un’aula rettangolare con pavimento in cocciopesto databile al tardo IV° secolo, che potrebbe aver rappresentato il primo luogo di culto cristiano dell’antica Gradus (Nova Aquileia). A metà del V° secolo fu eretta una vera e propria basilica alla quale corrisponde il pavimento più basso; tale chiesa venne abbandonata per un certo periodo di tempo a causa dei danni di un incendio e sarebbe stata poi inglobata dal grandioso edificio voluto dal Patriarca Elia nella seconda metà del VI° secolo; a quest’ultima fase risale l‘innalzamento del livello pavimentale. Parecchi elementi della basilica per così dire ‘intermedia’ sono tuttora presenti, come nell’attuale navata destra dove si può ammirare un bel tratto di pavimento musivo, con decorazioni geometriche, grandi fiori stilizzati a quattro petali e iscrizioni di donatori; sempre risalenti al V° secolo sono gran parte della peculiare abside con bifora, la cosiddetta cattedra, i seggi e il banco presbiteriali in pietra e marmo.

Dobbiamo immaginare che la situazione idrogeologica di tutta la zona era completamente diversa in antichità; sarebbe stato comunque impensabile se non impossibile creare sotterraneamente delle cripte in considerazione della natura del sottosuolo. Pertanto, in maniera analoga alla Basilica di Santa Eufemia, si ricavarono a sinistra e a destra dell’abside la “protesi” e il “diaconico” che in S. Maria delle Grazie risultano singolarmente collegati tra di loro; questi due piccoli ambienti laterali venivano usati, rispettivamente, dai fedeli per lasciarvi le offerte e per la preparazione dell’occorrente per le celebrazioni liturgiche, nonché per la conservazione delle suppellettili sacre e delle reliquie, secondo la classica tradizione della Chiesa d’Oriente.

Di epoca ‘eliana’ sono le colonne, cinque a destra e altrettante a sinistra, con i bellissimi e variegati capitelli perlopiù di reimpiego; l’altare è coevo, mentre la recinzione è il frutto di restauri con utilizzo sia di parti autentiche che di integrazioni: particolarmente significativi sono gli animali raffigurati, quasi di certo opera di maestri lapicidi aquileiesi trasferitisi nel Castrum gradese; la valenza simbolica di colombe, pavoni e agnelli forse per noi oggi non è di immediata comprensione, mentre era comune e diffusa in passato.

Durante le celebrazioni ortodosse, la Chiesa è abbellita con preziose icone che esaltano la sua collocazione orientale.