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LA REVOCA DELLA SCOMUNICA DELLA RIVOLUZIONE GRECA DEL 1821 DA PARTE DI GREGORIO V

LA REVOCA DELLA SCOMUNICA DELLA RIVOLUZIONE GRECA DEL 1821 DA PARTE DI GREGORIO V

LA REVOCA DELLA SCOMUNICA DELLA RIVOLUZIONE GRECA DEL 1821 DA PARTE DI GREGORIO V

Il Lunedì Santo del 1821, tre ore dopo la mezzanotte, mentre tutti nel Patriarcato dormivano, il Patriarca scendeva le scale stringendo tra le mani una chiave, seguito dai santi membri del sinodo, i metropoliti di Cesarea, Derco, Efeso, Calcedonia, Nicomedia e Nicea. Sceso nel cortile del palazzo, si diresse verso la porta della chiesa patriarcale e la aprì. Dopo che tutti furono entrati, la serrò dall’interno. Una pace divina regnava nel tempio.

Nessun’altra luce risplendeva in esso, se non il debole lume perenne della lampada davanti al Crocifisso e quello dietro il tabernacolo della Santa Mensa.

Il silenzio, la luce tremolante delle due lampade, il riflesso delle sacre icone che sembravano muoversi sotto quel debole chiarore, la solennità e la sacralità della Chiesa, la presenza di sette prelati – i pastori più insigni del gregge d’Oriente – offrivano uno spettacolo straordinario e indescrivibile.

«Santi fratelli e concelebranti», disse loro il Patriarca, avanzando verso le sacre porte del santuario, dove si disposero in cerchio con lui al centro, «eccoci riuniti nel tempio di Dio. Nessun altro ci vede se non il Suo occhio che non dorme mai, e nessun altro orecchio ci ascolta se non l’orecchio di Colui che si china alle suppliche sia dei giusti che dei peccatori. Poco tempo fa abbiamo scagliato una scomunica involontaria contro i nostri fratelli cristiani insorti, che combattono sotto l’insegna della Croce per la Fede e per la Patria.

Il nostro Salvatore ci ha comandato di “benedire e non maledire”, eppure noi abbiamo maledetto un’opera santa, un atto di divino martirio, vittime sacre offerte in olocausto per la fede in Cristo.

Abbiamo maledetto coloro che hanno disobbedito al pesante giogo della schiavitù per liberare la Patria dagli insultatori della nostra santa fede e dagli oppressori della nostra nazione. Pertanto, la scomunica da noi scagliata contro di loro non solo grava sul nostro collo, ma ha anche oppresso i combattenti, sebbene sia stata involontaria; per questo motivo dobbiamo revocarla con l’invocazione del Santissimo Spirito».

«Ma noi, Santissimo Patriarca, abbiamo compiuto un atto involontario. Ci siamo sottomessi alla forza e alla necessità per non provocare il governo ottomano a più gravi ritorsioni contro i cristiani», rispose il Metropolita di Efeso, asciugando una lacrima di compassione e di pentimento.

«Davvero abbiamo compiuto un atto involontario», ripeté il Patriarca, «e nel momento stesso in cui firmavamo la scomunica davanti alle autorità, i nostri cuori pregavano. Dobbiamo tuttavia scioglierla. Ascoltate, fratelli.

A mezzanotte di sabato scorso, dopo che il mio diacono mi ebbe letto la preghiera notturna, mi stavo dirigendo verso il mio letto; quando chiusi la porta della camera da letto e feci pochi passi verso di esso, una figura luminosa apparve all’improvviso davanti a me».

«”Preparati al martirio, benedici coloro che hai maledetto e imita Cristo, che è morto sulla Croce per la salvezza degli uomini. Il tuo martirio sarà la salvezza dei fedeli”.

Quella voce era così armonica e mite che penetrò nel mio cuore come un dolcissimo balsamo. Passai tutta quella notte in preghiera e la mia anima si riempì di esultanza.

Ora attendo il martirio, un martirio per la salvezza dei cristiani».

I membri del sinodo guardavano in pieno silenzio e profondo raccoglimento il Patriarca della Chiesa d’Oriente, con gli occhi pieni di lacrime per la commozione e l’amore verso la propria Nazione.

«Andiamo», continuò il Capo della Nazione. «Anche voi seguirete il mio martirio poco dopo, fratelli, affinché il sacrificio sia completo».

E voltatosi verso il Metropolita di Nicomedia:
«Tu sei il più giovane di tutti noi», disse. «Accendi i ceri della Santa Mensa».
Pronto esecutore dell’ordine del Patriarca, il prelato accorse premurosamente e, preso un cero, lo accese abbassando la lampada della Croce; entrò quindi nel Santo Santuario, che in un istante divenne sfolgorante di luce.

«Indossate le vostre vesti sacerdotali», disse il Patriarca, mentre egli stesso si vestiva con l’aiuto del Metropolita di Nicomedia.

Entrarono poi tutti nel Santuario. Il Patriarca si pose davanti alla Santa Mensa e i membri del sinodo si disposero intorno a essa.

E dopo una breve funzione, il Patriarca prese l’atto di scomunica, lo pose su un treppiede accanto alla Santa Mensa e pronunciò la seguente preghiera, mentre i membri del sinodo ascoltavano:

«Dio Onnipotente, Tu che hai mandato nel mondo il Tuo Figlio Unigenito, il Signore nostro Gesù Cristo, affinché prendesse carne per opera dello Spirito Santo dalla sempre vergine Maria e morisse sulla Croce per noi, perdona innanzitutto noi che abbiamo peccato contro di Te trasgredendo il comandamento del Tuo Figlio Unigenito, il quale ci ha ordinato “Benedite e non maledite”. Poi, poiché ci hai dato il potere di legare e di sciogliere, annulliamo questa scomunica che involontariamente abbiamo scagliato contro il Tuo gregge che porta il nome di Cristo. Sì, Signore Re, esaudiscici, rafforza e salva questo gregge con il Tuo braccio potente, poiché sei glorificato insieme al Tuo Figlio Unigenito e al Tuo Santissimo Spirito, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amen».

E presa una delle torce della Santa Mensa, diede fuoco all’atto di scomunica, che cadde in cenere davanti ai suoi piedi.

I pastori si tolsero poi i sacri paramenti, le luci furono spente e, preceduti da Gregorio, uscirono dal Tempio.

Sei giorni più tardi, nel giorno di Pasqua del 1821, il Capo della Nazione, il Patriarca Gregorio V, veniva impiccato come un malfattore alle porte della Grande Chiesa di Cristo, esanime, con gli occhi rivolti al cielo e le labbra socchiuse, come se stesse pregando il Padre Celeste per la liberazione di tutta la stirpe ellenica.

Da quel giorno, quella porta non è stata più riaperta. (N.d.R.)

 

FONTI:

  1. RAFTOPOULOU MARGARITA, La biografia e il martirio del patriarca Gregorio V: Dettagli sconosciuti che suscitano brividi di sacra commozione e venerazione verso le sacre spoglie e la memoria del memorabile patriarca, [s.l.] (Edizione di Margarita Raftopoulou Profuga) [s.d.], pp. 25 – 28.
  2. ANGELOPOULOS GEORGIOS – OIKONOMOS KONSTANTINOS, Raccolta degli scritti e delle tradizioni sul Patriarca Ecumenico Gregorio V. Atene: Dalla Stamperia “Merimna”, 1863, pp. 351 – 353.
  3. ANONIMO, Biografia e martirio del patriarca Gregorio V. Dettagli sconosciuti. Pubblicato da un comitato speciale della commissione congiunta dei Greci non ancora liberati, e fornito gratuitamente a coloro che offrono la loro colletta [sic]. [In Atene] Stamperie & Legatorie “Tharros”, [s.d.], pp. 29 e segg.
  4. ANONIMO, Biografia dello ieromartire Gregorio V patriarca di Costantinopoli e le vicende relative al funerale a Odessa e al trasferimento ad Atene delle sue Reliquie / a cura di ***. In Atene: Spese e Tipi di K. Antoniadou, 1871, pp. 39 – 40.
  5. KANDILOROS CH. TAKIS, Storia dell’Etnomartire Gregorio V, In Atene 1909, p. 219.

Fonte: ΝΕΑ Πνευματικη Αντιδραση/New Spiritual Opposition

 

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