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8 Agosto

Memoria di sant’Emiliano, vescovo di Cizico.

Al Vespro.

Al Signore, a te ho gridato, sostiamo allo stico 6 e cantiamo 3 stichirà prosòmia della festa e 3 del santo.

Della festa. Tono 4. Hai dato come segno.

Oggi, Signore, hai mostrato la tua divinità ai tuoi venerabili apostoli, a Mosè e ad Elia, come Dio della Legge e della grazia, che ora ci libera dall’assoggettamento alla morte: con essi glorifichiamo la tua economia filantropica, o Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Oggi limpidamente sei rifulso, più luminoso del sole, sul monte Tabor, mostrando ai tuoi amici che sei irradiazione di gloria, tu che assumesti per compassione l’essenza dei mortali, o Signore; perciò glorifichiamo la tua economia filantropica, o Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Esultano oggi gli angeli del cielo festeggiando con i mortali, o Cristo, la tua tremenda e divina illuminazione sul Tabor: qui prendesti accanto a te Mosè ed Elia, o Salvatore filantropo, con Pietro, Giacomo e Giovanni, che a te inneggiavano, o Gesù onnipotente, Salvatore delle nostre anime.

Del santo. Stesso tono.

Tu che sei stato chiamato.

Tu che onorasti in pubblico l’icona di Cristo, quando l’arroganza del leone infuriava e sconvolgeva i popoli, rinnovando l’empia eresia del Coprònimo, tu, o sapientissimo, usando della tua franchezza, in pubblico lo confutasti mentre era riunito il sinodo dei vescovi. Divenisti così noto come valentissimo soldato di Cristo, o beatissimo: supplicalo dunque di salvare e illuminare le nostre anime.

Tu che ti eri stabilito nelle celesti dimore, quando l’empio rivelò il suo animo ateo e selvaggio, condannando all’esilio la tua fermezza, allora, o uomo mirabile, sapendo bene che la nostra sola patria è il paradiso dal quale siamo decaduti, gioioso sopportasti con letizia e perciò giustamente ottenesti di vedere Cristo, vita pura: supplicalo di salvare e illuminare le nostre anime.

Servendoti con tutta sapienza di una lingua di fuoco, quando il tiranno Leone promulgò la barbarica legge che ordinava di non venerare l’augusta icona di Cristo, tu gli opponesti la legge divina secondo cui, come fu detto, la venerazione dell’icona è rivolta a colui che essa rappresenta e alla tua parola l’esecrabile belva si mostrò come colpita da un fulmine, o padre venerabilissimo e sacratissimo, che divinamente parli.

Gloria. E ora. Della festa. Tono 1.

Colui che un tempo, mediante simboli, aveva parlato con Mosè sul monte Sinai, dicendo: Io sono Colui che E’, trasfiguratosi oggi sul monte Tabor alla presenza dei discepoli, ha mostrato come in lui la natura umana riacquisti la bellezza archètipa dell’immagine. Prendendo a testimoni di una tale grazia Mosè ed Elia, li rendeva partecipi della sua gioia, mentre essi preannunciavano il suo esodo tramite la croce e la salvifica risurrezione.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono pl. 2. Il terzo giorno sei risorto.

Prendendo, o Cristo, nella tua pietà, la forma del primo uomo Adamo, dalla Vergine apparisti nuovo Adamo e sul monte Tabor ti trasfigurasti svelando la tua divinità, o mio Salvatore.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Sbigottirono gli eletti testimoni della grazia e della Legge, vedendo la tua trasfigurazione sul monte Tabor: con loro noi ti adoriamo col Padre tuo e con lo Spirito.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

Risplende radiosa la natura, o Cristo, per la tua trasfigurazione; di essa tu, Dio, hai fatto spettatori sul Tabor i divini apostoli, Mosè ed Elia, ineffabilmente sfolgorando più del sole.

Gloria. E ora. Tono 1.

Prevedendo in Spirito la tua venuta tra gli uomini nella carne, o Figlio Unigenito, già da lungi Davide, padre di Dio, convocava il creato alla festa, esclamando profeticamente: Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno. Salito infatti su questo monte, o Salvatore, con i tuoi discepoli, trasfigurandoti hai reso di nuovo radiosa la natura oscuratasi un tempo in Adamo, facendola passare alla gloria e allo splendore della tua divinità. Perciò ti acclamiamo: O artefice dell’universo, Signore, gloria a te.

Apolytìkion. Tono grave.

Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio, facendo vedere ai tuoi discepoli la tua gloria, per quanto lo potevano. Fa’ risplendere anche su noi peccatori la tua eterna luce, per l’intercessione della Theotòkos, o datore di luce, gloria a te.