3 Agosto
Memoria dei beati nostri padri Isacco, Dalmato e Fausto.
Al Mattutino.
Dopo il Salterio e le Kathìsmata del tono, recitiamo due canoni dell’Oktòichos e quello dei santi: Acròstico: Festeggio le stelle più luminose fra i monaci. Giuseppe.
Ode 1. Tono pl. 4. La verga di Mosè.
O padri che, radiosi, state alla presenza della luce divina, sempre ricolmi del fulgore del triplice sole, realmente divinizzati, illuminate quanti festeggiano la vostra sacratissima memoria, inneggiando al Signore.
Mirando solo ai beni duraturi, santi padri, totalmente scartaste i beni effimeri e uniti con tutto l’intelletto al Signore, rinunziaste ai piaceri della carne; perciò giungeste alla luce senza sera.
Divenuto essere alato per le tue sacratissime meditazioni, sapiente padre Dàlmato e abbellito dai divini insegnamenti del beato Isacco, correvi verso la cima delle virtù e divenisti colonna e sostegno dei monaci; perciò ti proclamiamo beato.
Theotokìon. Tu che glorificata concepisti Dio, dall’infamia delle mie passioni liberarmi, o Vergine e dammi pensiero di compunzione, fa’ splendere la luce della penitenza nella mia mente, o Pura, affinché possa magnificare te, che tutti magnifichi.
Ode 3. Signore che hai stabilito.
In te, beato padre Isacco, abbiamo riconosciuto una stella fissa e lineare, che sorgendo da oriente dilegua la tenebra dell’amara eresia e illumina con le tue parole i fedeli.
Sorgendo intellettivamente con i fulgori dei tuoi agoni, o padre Fausto, sei divenuto una luce che illuminava tutti i fedeli che ti vedevano e seguivano l’esempio della tua vita santa, o felice.
Addormentando con innodie e preghiere incessanti, o beati, tutte le passioni del corpo, riceveste da Dio, o felicissimi, grazia vigile e ricchezza inalienabile.
Con il tuo prolungato digiuno, o Dàlmato, hai mostrato a tutti, come nuovo Mosè, la tua fermezza costante, adorno delle tue splendide fatiche e ornato dallo stile di vita.
Theotokìon. In te, Vergine, riconosciamo il candeliere mistico e luminoso che ricevette il fuoco che non può esser nascosto sotto il moggio, il palazzo divino, il trono elevato su cui riposò il Dio supremo.
Irmòs. Signore, che hai stabilito il firmamento celeste e hai edificato la Chiesa, rendimi saldo nel tuo amore, unico filantropo, vertice dei nostri desideri e fortezza dei fedeli.
Kàthisma.
Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Accesi gloriosamente dalla luce della Trinità, o padri luciformi, abbandonaste la profondissima tenebra dei piaceri e con le vostre buone opere vi rivelaste, o felici, torce ardenti di opere divine per i cuori dei fedeli; perciò celebrando oggi la vostra sacra e luminosa memoria concordi a voi acclamiamo: beatissimi teofori, pregate Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la vostra santa memoria.
Gloria. E ora. Theotokìon.
Ineffabilmente concepita in grembo, Madre di Dio, senza esserne consumata, la sapienza e il Verbo di Dio, generasti colui regge l’universo, tenendo tra le tue braccia colui che tiene la terra nelle sue mani, allattando al seno il nutritore dell’universo; per questo, Vergine santa, imploro il perdono dei miei peccati; nell’ora in cui starò davanti al mio Creatore, soccorrimi, Vergine pura e Sovrana nostra, poiché tu sei la speranza del tuo servo indegno.
Stavrotheotokìon.
Contemplando sulla croce l’agnello, il pastore, il redentore, l’agnella piangendo alzava grida e amaramente esclamava: Esulta il mondo perché riceve la redenzione, ma ardono le mie viscere vedendo la crocifissione che tu subisci per le tue viscere di misericordia, o Dio più che buono, Signore paziente. E noi a lei gridiamo con fede: Abbi compassione di noi, o Vergine e dona la remissione delle colpe a quanti venerano con fede la sua passione.
Ode 4. Ho udito Signore.
Della vera vigna vi rivelaste germogli fruttuosi, versando per noi il nettare salutare della pura compunzione.
Fosti difensore del Concilio, o venerabilissimo Dàlmato, confermando la fede e respingendo le menzogne degli orgogliosi.
Il divino Concilio decise di metterti a capo di tutti i monasteri come luminare più splendido per le tue virtù divine.
Theotokìon. Negligenza e accidia mi hanno condotto al sonno del peccato: con la tua sempre vigile intercessione, pura Vergine, risvegliami a penitenza.
Ode 5. Perché mi hai abbandonato.
Da oriente migrasti alla Città Imperiale, sacratissimo padre Isacco e di seme divino riempisti i suoi figli, sradicando del tutto il terribile flagello dell’arianesimo.
Come Eliseo di Elia, divenisti, o sacro Dàlmato, discepolo di Isacco con il mantello dei suoi carismi spirituali, interrompendo la corrente dell’eresia, flagello provocato dal diavolo e spianando la strada ai fedeli.
Obbedendo alle leggi di Dio, o Fausto, piegasti fino in fondo le leggi del peccato e ti rivelasti colonna che precede la divina assemblea, o padre teoforo, per i monaci modello e per i fedeli rifugio.
Theotokìon. Come vera Theotòkos tutte le generazioni glorificano te, pura, che sei sapientemente diventata più santa degli angeli, o santissima fanciulla, perciò grido: Santificami, purificando la mia anima macchiata da passioni.
Ode 6. La mia supplica effondo.
Gli angeli furono tuoi compagni mentre vivevi sulla terra: infatti, o Dàlmato, tu ne imitavi la vita, costringendo nella temperanza il tuo corpo, diventando guida e modello sicuro per i monaci.
Ardente di zelo come Elia per l’amore del Signore, con coraggio, o felice Isacco, denunziasti come nuovo Acab il difensore della menzogna, contagiato scioccamente dalla maliziosa divisione di Ario.
Vi rivelaste guide di pecore erranti, porto di salvezza per i fedeli, servi di Cristo e taumaturghi Dàlmato, Fausto e Isacco, padri teofori, luminari dei monaci sempre splendenti.
Theotokìon. O Theotòkos lodatissima, mia speranza, santissima Vergine, come buona, con la tua salvifica ispezione visita presto e sana la mia anima inferma per i peccati e per ogni attacco dei nemici.
Irmòs. La mia supplica effondo davanti al Signore e a lui annunzierò le mie tribolazioni, poiché la mia anima è colma di mali e la mia vita s’è avvicinata all’ade e come Giona supplico: dalla corruzione strappami, o Dio.
Kontàkion. Tono 2. Tomba e morte.
Quanti rifulsero per ascesi nel mondo e con la fede rovesciarono le eresie acclamiamo con inni: celebriamo Isacco e Fausto con Dalmato come servi di Cristo, perché essi gridano in favore di tutti noi.
Ikos.
Qualcuno potrà forse narrare le radiose virtù e le lotte dei santi padri, il loro zelo divino, la franchezza, la purezza della vita, le azioni divine, che come angeli hanno attuato sulla terra? E tuttavia con loro onoriamo con fede la Trinità, che sempre implorano gioiosamente con i cori degli angeli: perché essi gridano in favore di tutti noi.
Sinassario.
Il 3 di questo mese memoria dei nostri venerabili padri Dàlmato, Fausto e Isacco.
Stichi. Con il loro numero già riproducendo l’icona del Dio uno e trino, Dàlmato, Fausto e Isacco come soldati sorreggono il trono divino. Il giorno tre segna la loro morte.
Lo stesso giorno memoria del santo martire Stefano, papa di Roma.
Lo stesso giorno memoria del nostro beato padre Giovanni il Confessore, igùmeno del monastero di Patalarèa.
Lo stesso giorno la santa mirofòra Salomè si addormentò in pace.
Stichi. Messo da parte il suo corpo, come la pietra, Salomè vede Cristo, non solo il sudario.
Lo stesso giorno la beata Teòclita si addormentò in pace.
Stichi. Il suo nome, Teòclita, lo dimostra nei fatti: lasciando la carne, incontra Dio.
Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. I fanciulli degli ebrei.
Apparendo come tizzoni ardenti del fuoco divino del Paràclito, o teofori, avete bruciato la materia della malvagità, illuminando i fedeli per i secoli.
Sottomettendo allo spirito la carne irrequieta grazie al digiuno, o Dàlmato teoforo, con i rivi delle tue lacrime abbattesti la malizia del nemico per i secoli.
Avendo trovato la beata fine, ora dimorate nel regno dei cieli, esultando nei cori dei beati, con i quali gridate, o padri: Benedetto sei tu, Signore Dio.
Theotokìon. Hai fermato l’assalto della morte, pura Theotòkos, che sola generasti il Dio, al quale cantiamo con fede: Benedetto sei tu, Signore Dio nei secoli.
Ode 8. Sette volte più del solito.
Separando col legno della croce il mare delle passioni, distruggeste tutta la potenza del faraone spirituale, guidando poi alla terra dell’impassibilità una sacra moltitudine di monaci, che cantano senza sosta, o padri: Sacerdoti, benedite, popoli, esaltate Cristo per i secoli.
Prevedendone la fine, umiliasti l’esaltazione degli eretici, soccorrevi i bisognosi indicando ai ciechi la strada, o Dàlmato, difensore delle vedove e bastone degli anziani, acclamando: Sacerdoti, benedite, popoli, esaltate Cristo per i secoli.
Tre volte trenta giorni digiunasti dormendo per lo stesso tempo in modo soprannaturale, o Dàlmato, mantenendo l’occhio del cuore sveglio e illuminato dal fulgore di Dio e a lui gridasti: Sacerdoti, benedite, popoli, esaltate Cristo per i secoli.
Theotokìon. Il Signore, che dimorò nel tuo grembo verginale, ti rivelò tutta pura e luminosa; tu dunque purifica me, insozzato e umiliato dai morsi velenosi del serpente e dagli attacchi mortali del nemico, affinchè canti, o Vergine: popoli, esaltate Cristo nei secoli.
Irmòs. Sette volte più del solito nel suo furore il tiranno dei caldei fece infiammare la fornace per i fedeli del Signore; ma vedendoli salvati da una forza onnipotente, gridava: Fanciulli benedite, sacerdoti celebrate, popolo, esalta Cristo nei secoli.
Ode 9. Per questo sbigottisce.
Rafforzati dalla potenza di Dio, queste guide dei monaci, veri spiriti celesti, dominarono l’impotente orgoglio del nemico e ora nella gloria esultano, avendo raggiunto il paradiso spirituale.
Come lampada trifulgida che irradia la luce senza declino, come rose immarcescibili del paradiso, o padri beatissimi, voi profumate le menti dei fedeli; perciò con fede festeggiamo la vostra gioiosissima memoria.
Allontanando le passioni e indossando lieti la veste del divino amore, splendidamente incoronati, o padri, siete entrati alle nozze, riposando ricompensati per le vostre fatiche.
E’ balenata con fulgore intellettivo, rischiarando le schiere dei fedeli, la vostra divina memoria, o beato Dàlmato, Fausto e Isacco, guide dei monaci, luminari universali; illuminate dunque anche i sensi delle nostre anime.
Theotokìon. Porta della luce, illumina il mio cuore accecato dal male e non permettere che mi addormenti nella morte per sempre oscurato da pensieri impuri, ma fa’ che, grato, possa glorificarti, o Madre di Dio purissima.
Irmòs. Per questo sbigottisce ogni orecchio e sono colti da stupore i confini della terra: perché Dio è apparso corporalmente agli uomini e il tuo grembo è divenuto più ampio dei cieli; te dunque, Madre di Dio, le schiere degli angeli e degli uomini magnificano.
Exapostilarion. Udite, donne.
Padri dal celeste sentire, compagni degli angeli, Dalmato, Fausto, con il mirabile Isacco, presso il Signore davanti al quale sempre state, o santi, fate memoria di noi, che celebriamo la vostra splendida e luminosissima memoria.
Theotokìon.
O Maria, nome che viene da ‘signoria’, sii dunque tu a liberami presto dalle molte funeste passioni che mi dominano e fammi schiavo tuo e di tuo Figlio, affinché come debitore io celebri in te la speranza dei cristiani, o pura Madre di Dio.
Oppure stavrotheotokìon.
Stando presso la croce, o purissima e vedendo tuo Figlio steso esanime sul legno, facevi lamento e tra le lacrime gridavi come madre: Che cos’è dunque questo fatto inconcepibile? Tu, Creatore del mondo, hai tollerato di essere disteso sulla croce!
Quindi il resto come di consueto e il congedo.

