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12 Agosto

Memoria dei santi martiri Fozio e Anìkitos.

AVVERTENZA. Oggi si celebra anche l’ufficiatura del nostro santo padre Massimo il confessore, perché il 13 si conclude la festa della Trasfigurazione.

Al Mattutino.

Dopo la prima sticologia, kàthisma.

Tono 4. Stupì Giuseppe.

Per mostrare la trasformazione dei mortali assunti nella tua gloria, Salvatore, nel tuo secondo e tremendo avvento, sul monte Tabor ti sei trasfigurato; Elia e Mosè con te parlavano; tu chiamasti tre dei tuoi discepoli ed essi vedendo, o Sovrano, la tua gloria, per il tuo fulgore stupirono; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Uguale.

Trasfigurandoti sul monte Tabor, o Salvatore e mostrando ai discepoli prescelti la tua gloria, o Cristo, hai fatto risplendere la tua divinità che mai aveva subito mutamento. Nella nube luminosa convocasti Mosè ed Elia, che con te conversavano; perciò Pietro diceva: O misericordioso è bello stare qui con te; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.

Gloria. E ora. Lo stesso tropario.

Quindi i canoni: prima uno della festa, poi i due seguenti dei santi.

Canone dei martiri. Acròstico: Canto l’ode dei due martiri. Giuseppe.

Ode 1. Tono 4. Quando l’antico Israele.

Dopo aver subìto le pene della carne con pazienza e con la forza della fede, vi siete trasferiti con gioia alla vita senza pene, illustri martiri, nostri intercessori.

Corazzato con le divine armi della fede, uscisti incontro ai nemici incorporei, mettendo in rotta le loro armate con la potenza divina, o Anìkitos.

Per i raggi della sapienza divina, confondesti le chiacchiere dei retori e la stoltezza degli elleni, glorioso Anìkitos e consegnasti tutto te stesso alla lotta.

Theotokìon. Vergine sia prima del concepimento, sia dopo la nascita, realmente ti rivelasti, o purissima, poiché generasti oltre ragione il Dio che dopo le lotte incorona i santi martiri.

Canone del beato. Acròstico senza Theotokìa: Massimo il grandioso viene glorificato. Di Giovanni monaco.

Ode 1. Tono pl. 4. Cantiamo al Signore.

Dalla tua lingua stillante miele, divino Massimo, stilla su me la grazia dello Spirito, che mi ispiri.

Eri fiamma bruciante contro le eresie: come paglia le consumasti, per lo zelo dello Spirito, o beato.

L’eresia sacrilega, il dogma monotelìta, imposto senza ragione, fu sconfitto dai tuoi discorsi.

Theotokìon. Theotòkos pura, che oltre natura generasti l’eterno e sovradivino Verbo incarnato, noi ti inneggiamo.

Dei martiri.

Ode 3. Si rallegra in te.

Vittorioso martire Anìkitos, vinte con Cristo le schiere dei nemici, fosti incoronato vincitore.

Disprezzando la carne corruttibile, i martiri di Cristo subirono con spirito forte i più rudi tormenti.

Colmi dei flutti vivificanti, avete fermato i torrenti tremendi dell’errore con i rivi del vostro sangue, o sapienti martiri.

Theotokìon. Abitò in te il Signore che siede nei cieli e sfrattò da noi ogni errore.

Del beato. Tu sei saldezza.

Eccelso predicatore della pia fede si rivelò davvero Massimo, martire di Cristo per il sangue versato.

O Massimo beato, divenisti per l’ascesi e la filosofia casa della sapienza degna di Dio.

La tua lingua come un fiume effuse il vero insegnamento di Cristo, o figlio della sapienza, beatissimo Massimo.

Theotokìon. Avendo sempre in te, Vergine senza sposo, il nostro rifugio e riparo, noi cristiani senza sosta ti glorifichiamo.

Irmòs. Tu sei saldezza di quanti a te accorrono, Signore, tu sei la luce degli ottenebrati, a te inneggia il mio spirito.

Kontàkion della festa.

Del beato. Tono pl. 2. Compiuta l’economia.

La luce trifulgida nella tua anima ti ha reso strumento eletto, o beatissimo: spieghi infatti le cose divine ai confini e l’interpretazione di ardui concetti, o beato, predicando chiaramente a tutti, o Massimo, la Trinità sovrasostanziale e senza principio.

Ikos.

Fondamento dei sacerdoti, sostegno dei dogmi, tromba della sapienza, sommo tra i martiri, saldezza dei fedeli, il meraviglioso Massimo si leva oggi davanti al mondo per la sua memoria; sorgete dunque tutti verso la sua luce, lodando la franchezza e lo zelo per la pietà che mostrò, con cui davvero si oppose ai lupi come pastore per il proprio gregge, li abbatté e fu incoronato con i premi della vittoria, a tutti predicando chiaramente la Trinità sovrasostanziale e senza principio.

Kàthisma dei santi.

Tono 4. Tu che volontariamente.

Abbattendo l’orgoglio del nemico, o atleti, con la pazienza nei tormenti, con gioia trovaste dimora in cielo, illustre Fozio e beato Anìkitos; perciò, esultando nei secoli dei secoli, pregate Cristo per noi, che celebriamo la vostra memoria.

Gloria. Del beato. Tono 3. Attonito di fronte.

La rettitudine della tua vita rischiara veramente i passi di quanti con fede ti seguono, padre Massimo: salva, dunque, da ogni angoscia quanti con affetto sempre ti dicono beato e supplica per noi il buon Cristo, o beato ammirabile.

E ora. Della festa. Uguale.

Della tua divina gloria realmente un riflesso, per quanto possibile, rivelasti ai tuoi discepoli trasfigurandoti sul monte Tabor, Dio Verbo; illumina con loro anche noi che a te, o solo immutabile, Gesù onnipotente, inneggiamo con fede gridando a una voce: Gloria, o Cristo al tuo regno.

Dei martiri. Ode 4. Vedendo te.

Ardenti di divino amore vi incamminaste verso la fornace di fuoco rimanendo in essa incolumi e salvi per la rugiada dello Spirito, invincibili martiri, nostri intercessori.

Rinunziarono ai loro corpi, gli atleti, lacerati dai colpi, poiché protendevano i loro cuori al Dio che dona la perseveranza nella fede.

Torri fortissime della nostra fede, distruggeste le postazioni dei nemici e foste proclamati cittadini della città del nostro Dio: Gloria alla tua potenza, Signore.

Non vi siete assopiti nel sonno dell’empietà, ma vigili davanti a Dio, a quanti dormivano nel sonno della morte avete portato la veglia della luce con la grazia e la conoscenza di Dio.

Theotokìon. Essendo bella concepisti il bello, che rivelò bellissimi i martiri, che valorosamente lottarono e annientarono l’ateismo, Vergine Madre castissima.

Del beato. Ho udito, Signore.

I mortali ti celebrano e gli ordini degli esseri celesti ti ammirano, poiché per amore della sapienza ti rivelasti come incorporeo, o padre.

Il tiranno era minaccioso, ma la tua pazienza non fu vinta e quando quello scellerato venne bandito, tu trovasti la beatitudine eterna.

Con te, Massimo, lottarono i due discepoli beatissimi, che parteciparono alle tue lotte e per questo hanno ricevuto la stessa ricompensa.

La Chiesa di Cristo, arrossata dal tuo sangue effuso, fece fiorire, da questo seme divino, il dogma tramandato dai padri, o beato.

Theotokìon. Avendo germogliato il frutto che vivifica il mondo, salva i tuoi cantori, o Theotòkos, terra non arata.

Dei martiri. Ode 5. Tu, mio Signore.

La tua carne mortificata da innumerevoli tormenti, ti procurò la gloria immortale nell’eternità, o beato Anìkitos.

Eri inaccessibile al fuoco che ti bruciava, poiché, come vero figlio del giorno senza declino, partecipavi al divino splendore.

I gloriosi martiri rifiutarono la corrente delle cose effimere, desiderando con tutta l’anima la bellezza dei tesori immutabili.

Theotokìon. Chi può descrivere il tuo mistero, Sovrana Theotòkos? Oltre ragione e intelletto, infatti, hai ineffabilmente partorito Dio.

Del beato. Vegliando a te gridiamo.

Avendo accumulato la scienza del cielo e della terra, giustamente Massimo viene chiamato filosofo.

Per amore della suprema sapienza ti rivelasti perfetto imitatore del tuo Cristo, o insigne Massimo.

Per follia del tiranno divenisti esule, ma trovasti, o beato, Gesù consolatore.

Theotokìon. Calma l’onda agitata delle mie passioni, tu che concepisti il Signore Dio nocchiero.

Dei martiri.

Ode 6. A te sacrificherò.

Sul legno sei stato innalzato crudelmente straziato, stracciando la passione della morte e indossando la divina veste dall’alto, o martire Anìkitos.

Spezzando le catene dell’errore con le catene che li stringevano, con forza i santi, grazie ai divini lacci della pazienza e fermezza, atterrarono il principe delle tenebre.

Appariste come grandi luminari, illuminando tutto il creato con il bagliore delle guarigioni e i raggi delle divine lotte, o valorosi atleti di Cristo.

Theotokìon. Superando le leggi naturali concepisti il vero legislatore; supplicalo, o purissima, di aver pietà e salvare la mia anima assoggettata alla legge del peccato.

Del beato. Una veste luminosa.

Offrendo a Dio la tua ardente preghiera, o teoforo, liberami dalle passioni dell’anima e del corpo e da ogni perdizione.

La torbida fonte dell’eresia fu sanata e bonificata del tutto dal richiamo della tua lingua, o beato.

O Cristo, tu che solo sei buono, siimi propizio e, per l’intercessione del tuo santo, fa’ sgorgare nel mio cuore la fonte della tua grazia.

Theotokìon. Tu che sola con un verbo concepisti nella carne il Verbo, salva, ti supplichiamo, le nostre anime dalle reti del nemico.

Irmòs. Una tunica luminosa concedimi, tu che ti rivesti di luce come un manto, misericordiosissimo Cristo nostro Dio.

Kontàkion dei santi.

Tono 2. Cercando le cose dell’alto.

Celebriamo, o fedeli, i divini opliti, lodiamo la pariglia di Cristo glorioso; tutti noi, amanti della lotta, come forti araldi della pietà e veri innamorati di Dio incoroniamoli con inni canori.

Ikos.

Sono terra e cenere, marciume e vermi, per opere e pensieri turpi ed empi: ti supplico, o filantropo e mi getto ai tuoi piedi perché tu, o Cristo, tolga con la spugna della tua pietà la sozzura che ho accumulato con opere e parole: illumina il buio del mio intelletto col chiarore della grazia, affinché degnamente esprima, o Cristo mio, la resistenza dei tuoi martiri e noi li coroniamo con inni canori.

Sinassario.

Il 12 di questo mese memoria dei santi martiri Fozio e Anìkitos.

Stichi. Il fuoco bruciò Fozio e suo zio Anìkitos, ma per lui il sole di giustizia innalzò nel suo atrio più splendente di Febo Anìkitos l’invincibile e l’illustre Fozio.

I santi Castore e Palamone si addormentano in pace.

I santi dodici soldati martiri di Creta perirono di spada.

Lo stesso giorno memoria dei santi martiri Panfilo e Capitone, uccisi di spada.

Stichi. Giacendo a terra coperti di sangue, superarono la spada Capitone e Panfilo.

Lo stesso giorno memoria dei beati Sergio e Stefano, addormentati in pace.

Stichi. Sottoposti alle stesse pene, Sergio e Stefano ottennero le stesse corone e questo è giusto.

Per le loro sante preghiere, o Dio, abbi pietà di noi. Amìn.

Dei martiri.

Ode 7. Nella fornace persiana.

Ingaggiando la vostra strana lotta, appariste davvero estranei a ogni pensiero della carne, o gloriosi concittadini degli angeli ed eredi di Cristo, o famosissimi martiri.

Con pazienza e coraggio sconfiggeste ogni complotto dei nemici di Dio e, splendidi per le vostre pene, raggiungeste la luce senza tramonto.

Divenuti tempio della Trinità sovradivina, i martiri illustri rovesciarono valorosamente steli e templi degli atei e raggiunsero lieti il popolo dei cieli.

Theotokìon. Come più vasta dei cieli, o pura, accogliesti inconcepibilmente il Verbo incontenibile, che ci fa passare dalla via stretta all’ampia pianura della vita in Dio, o purissima.

Del beato. I fanciulli venuti dalla Giudea.

La Trinità ha una sola natura, energia, volontà, dicesti, attribuendone però due al Dio incarnato, cantando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Non due volontà divise simmetricamente, ma differenti in qualità per natura predicasti gridando: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Tenendo come colonna dell’ortodossia le tue parole divine, o padre, in due nature e volontà adoriamo l’Uno della Trinità santa, il Dio dei nostri padri incarnato.

Sapendo che sono due le energie del Dio incarnato per amore e anche due le rispettive volontà come ci insegnasti, cantiamo: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Theotokìon. Dal tuo seno è sorto il Signore di tutti, da te o Vergine, si è incarnato e noi proclamandoti Madre di Dio, gridiamo a tuo Figlio: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.

Dei martiri.

Ode 8. Stese le mani Daniele.

Mostrando forza d’animo, non temevate, o sapienti, né l’assalto delle belve, né l’acqua bollente dei calderoni, né l’amputazione delle membra, né gli altri tormenti, ma senza sosta cantavate: Opere tutte, benedite il Signore.

Sanate le passioni dei fedeli raffigurando con le vostre pene la beata passione, o santi e purificate le infermità e scacciate gli spiriti maligni gridando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

La coppia di atleti confessò splendidamente la Trinità increata e annientò la realmente immensa armata dei nemici e raggiunse le miriadi spirituali cantando: Opere tutte del Signore, benedite il Signore.

Theotokìon. Vergine santa che concepisti il santissimo Dio, che corona di grazia questi santi martiri, salva e santifica noi, che con affetto cantiamo: Opere tutte, benedite il Signore.

Del beato. Divenuti vincitori.

Amando soprattutto l’amante della stirpe umana, o beato, prendesti la tua croce per essere crocifisso con lui, gridando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli. 

Estraneo ad ogni piacere mortifero, o beato, divenisti puro specchio del nostro Dio, cantando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli. 

Non temevi la crudele barbarie del tiranno, ma eri come torre inflessibile dell’incrollabile ortodossia, cantando: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli. 

Come sole, che riceve dall’unica e trisipostatica divinità lo splendore vivificante, apparisti nelle tenebre dell’errore cantando: Opere tutte, esaltate il Signore per tutti i secoli.

Theotokìon. Apparisti, o Vergine, figlia del decaduto Adamo e Madre del Dio che rinnovò la mia natura e che noi, opere tutte, come Signore celebriamo ed esaltiamo per tutti i secoli.

Irmòs. Divenuti vincitori del tiranno e della fiamma per la tua grazia, i fanciulli stretti ai tuoi comandamenti gridavano: Opere tutte, benedite il Signore ed esaltatelo per tutti i secoli.

Dei martiri.

Ode 9. Cristo, pietra angolare.

Ecco, recando grazia e luce, è rifulso il giorno dei santi martiri Fozio e Anìkitos, illuminando tutti i fedeli, che festeggiano la loro straordinaria passione.

Appariste come brace incendiando i rovi del male e come agnelli eletti, volontariamente immolati per essere offerti a colui che toglie i peccati.

Glorificando solennemente, o atleti, le vostre ferite, le pene, i tormenti, l’inimmaginabile fermezza, le lotte e la fine, insieme giubiliamo oggi.

Come rose nelle valli dei martiri sono santamente fioriti gli atleti e profumano nello spirito i cuori dei fedeli, scacciando il fetore dell’errore.

Theotokìon. Vergine che generasti la luce inaccessibile, illuminaci e riempi di letizia, gioia e divina conoscenza noi, che con cuore puro e mente pia ti diciamo beata.

Del beato. Colui che rivelò.

Come un tempo quello di Abele il tuo sangue grida a Dio e per sempre ad alta voce la Chiesa di Cristo proclama la tua dottrina ispirata, beatissimo ed eccelso Massimo.

La tua mano tagliata scrive con dito divino come con stilo e inchiostro, con la lingua mozzata e il tuo santo sangue, la fede nei cuori degli ortodossi, o beatissimo.

Nel mondo si canta la tua audacia divina e la fiamma interiore del tuo divino amore, per cui sopportasti molto volentieri l’effusione del tuo sangue, o beato Massimo.

Davanti al trono divino stai con i martiri, dei quali raffigurasti lo zelo per la fede, rendendoci familiari del Sovrano e tuoi imitatori, o padre.

Theotokìon. Sei tu, Theotòkos, la nostra arma e il nostro scudo, la protezione di quanti a te accorrono e noi confidiamo nel tuo aiuto per essere liberati dai nostri nemici.

Irmòs. Colui che rivelò al Legislatore sul monte nella fiamma e nel roveto il parto della sempre Vergine per la salvezza di noi fedeli, con inni mai silenti noi magnifichiamo.

Exapostilarion del santo. Udite, donne.

Le profondità dei tuoi giudizi sono scrutate dallo Spirito; ma quelle dello Spirito, o Salvatore, Massimo le scrutò con spirito e potenza, da retto filosofo, dichiarando che due sono le tue volontà ed energie: perciò egli è ora splendidamente onorato.

Dei martiri. O Verbo, luce immutabile.

Divenne luce per le folle la testimonianza di Fozio, mentre Anìkitos vinceva l’errore fra i tormenti, entrambi proclamando le due generazioni di Cristo: e noi li celebriamo insieme.

Della festa.

O Verbo, luce immutabile della luce del Padre ingenito, nella tua luce che oggi appare sul Tabor, noi vediamo come luce il Padre e come luce lo Spirito, luce che illumina tutto il creato.

Allo stico, stichirà prosòmia della festa.

Tono 2. Casa di Efrata.

E’passata l’ombra, è giunta la grazia! Così Mosè gridava sul monte Tabor vedendo la tua divinità, o Salvatore.

Stico. Tuoi sono i cieli e tua e la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.

Elia e Mosè sul monte Tabor parlavano dell’esodo che per noi avresti compiuto, o filantropo.

Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.

I tuoi tre discepoli, non potendo sopportare l’aspetto sfolgorante della tua divina figura, con timore, o Salvatore, si gettarono a terra.

Gloria. E ora. Uguale.

Solleva la fronte degli imperatori credenti, o misericordioso Re dell’universo e dài loro vittoria per le preghiere della tua genitrice, o Salvatore.

Quindi il resto come di consueto e il congedo.