10 Agosto
Memoria del santo martire Lorenzo, l’arcidiacono.
Al Mattutino.
Dopo la prima sticologia, kàthisma della festa.
Tono 4. Stupì Giuseppe.
Ti sei trasfigurato, o Gesù, sul monte Tabor e una nube luminosa, stendendosi come tenda, ricoprì gli apostoli della tua gloria: essi dunque guardavano a terra, non potendo fissare il fulgore dell’inaccessibile gloria del tuo volto, Cristo Dio Salvatore senza principio; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Dopo la seconda sticologia, kàthisma. Uguale.
Trasfigurandoti sul monte Tabor, o Salvatore e mostrando ai discepoli prescelti la tua gloria, o Cristo, hai fatto risplendere la tua divinità che mai aveva subito mutamento. Nella nube luminosa hai convocato Mosè ed Elia che con te conversavano; perciò Pietro diceva: O misericordioso è bello stare qui con te; o tu che un tempo su loro rifulgesti la tua luce, illumina le nostre anime.
Gloria. E ora. Lo stesso tropario.
Quindi un canone della festa e questo del santo. Acròstico: L’eroico Lorenzo inneggio a gran voce.
Ode 1. Tono 4. Come la cavalleria.
Tu che, come soldato di Cristo, assapori le delizie del paradiso ed esulti con le potenze celesti, supplica affinché un fulgore luminoso sia donato a me, tuo cantore, o beato Lorenzo.
Affrontando le lotte del venerabile martirio, ti rivelasti atleta vittorioso per il vigore della tua anima, o Lorenzo, indossando dovutamente la corona di giustizia e il diadema di vittoria.
Sorgesti per noi prodigiosamente dall’occidente, o figlio della luce, rischiarando di luminosissimo splendore i confini, o beatissimo martire Lorenzo.
Theotokìon. Strappati per il tuo venerabile concepimento, o Vergine, dai legami dell’ade e della corruzione e dal giudizio di questo mondo, o pura, a te grati gridiamo: Salve, porta salvifica della grazia.
Ode 3. L’arco dei potenti s’indebolì.
Avendo il trofeo della croce, valorosamente affrontasti gli avversari e trionfasti, rivelandoti incoronato, o illustrissimo.
Protetto dalla legge di Cristo, come invincibile alle leggi degli empi, resistevi con nobilissima disposizione, o beatissimo.
Rafforzato da divino vigore, sciogliesti la malattia del politeismo e proclamasti la divinità di Cristo, anteriore ai secoli.
Theotokìon. Uguale al Padre e allo Spirito per natura e sostanza e divinità, divenne uguale agli uomini il Verbo incarnato da te, o castissima.
Irmòs. L’arco dei potenti s’indebolì e i deboli riacquistarono forza; per questo si è rafforzato nel Signore il mio cuore.
Kàthisma. Tono pl. 4. Ineffabilmente concepita.
Ammassando tesoro celeste e offrendolo ai bisognosi, regalavi e donavi agli indigenti il tuo pane e per questo, ricevuta la vita senza fine nel martirio di Cristo, rifulgesti, o glorioso; perciò lottasti secondo le regole e ricevesti la corona da Dio per le tue fatiche, o atleta Lorenzo; prega Cristo Dio di donare remissione delle colpe a quanti festeggiano con affetto la tua santa memoria.
Gloria. E ora. Della festa.
Tono 4. Apparisti oggi.
Ecco giunta la fulgidissima festa del Sovrano: venite tutti, purifichiamoci e poi ascendiamo con l’intelletto al monte Tabor per vedere Cristo.
Ode 4. Colui che siede.
Il diacono del Verbo, ornato anche del verbo, per affetto verso il Verbo, con conoscenza dell’anima si immola e con il Verbo giustamente ora regna rivestito della sua letizia e gloria.
Non ti addormentasti nel torpore dell’empietà, ma piamente nella divina veglia del tuo martirio, dalle palpebre scacciavi il sonno della morte, o sacratissimo martire di Cristo.
Custodito dalla tua pietà verso Dio, armato con la verità contro gli sviati, sottomessi all’errore, di essi annichilisti persino il ricordo, per la fede e il coraggio delle tue convinzioni.
Theotokìon. Rifiutando il cibo per cui un tempo ci macchiammo, nutriamoci con il pane vivificante per noi sceso dal cielo, in terra germogliato dalla Vergine, che noi, come fonte dei beni, magnifichiamo.
Ode 5. Gli empi non vedranno.
Volgendo l’inflessibile tuo sguardo alla bellezza divina, disprezzavi ogni attrattiva di quaggiù e le terribili pene del tuo corpo, illustrissimo Lorenzo.
Vedendo Cristo divenuto per noi diacono dei doni del Padre, divenisti di lui diacono, giungendo a lui attraverso il sangue, o beatissimo.
Ti immolasti a Cristo, o beatissimo, come vittima santa e pura gemma per brillare nella dimora celeste, ove sempre esulti nel suo splendore.
Theotokìon. Consustanziale al Padre e a lui connaturale, l’unigenito Figlio si compiacque di rivestire la natura umana e l’Altissimo s’incarnò da te, Madre Vergine.
Ode 6. Son giunto nelle profondità.
Il fuoco immateriale che ti consumava, o gloriosissimo, ti rese dolce cibo per il Re di tutti, affamato e assetato della nostra salvezza.
Con tutta chiarezza argomentavi della Trinità sovrana, essendo di essa diacono luminoso, sei divenuto atleta, illuminando i tuoi cantori.
Rafforzato dalla potenza di Dio, avendo l’anima infiammata dal desiderio di Cristo e dalla rugiada dello Spirito, sopportasti di stenderti sui carboni ardenti.
Theotokìon. Fosti per Dio comodo ricettacolo, trono spirituale, santo monte, arca e tenda divina, lampada aurea, o Madre Vergine.
Irmòs. Sono giunto nelle profondità del mare e mi ha inghiottito l’abisso di molti peccati, ma tu, come Dio, riconduci dalla corruzione la mia vita, o misericordiosissimo.
Kontàkion. Tono 2. Cercando le cose di lassù.
Col cuore infiammato dal fuoco divino, hai incenerito del tutto il fuoco delle passioni, o sostegno dei lottatori, martire teoforo Lorenzo; e lottando gridavi con fede: Nessuno mi separerà dall’amore di Cristo.
Ikos.
Riuniamoci, o fedeli, per onorare con inni canori Lorenzo, il vittorioso, l’iniziato a realtà ineffabili, rifulso nel mondo come stella fissa, affinché, per sua intercessione, possiamo essere liberati da temibili cadute e, con l’intelletto purificato da ogni macchia, possiamo vedere il Cristo che lo ha altamente glorificato, perché per lui lottò con forza e disse: Nessuno mi separerà dall’amore di Cristo.
Sinassario.
Il 10 di questo mese memoria dei santi martiri Lorenzo arcidiacono, Sisto papa di Roma e Ippolito.
Stichi. Proclamo alloro di Cristo Lorenzo, arrostito sulla graticola dei carboni. Volendo il premio degli atleti e la loro gloria, Sisto affrontò la lotta del martirio mediante la spada. Ippolito vedo come cavallo da corsa, che per antinomia soffre la passione. Il dieci il carnefice cuoce il pesce Lorenzo.
Lo stesso giorno santo Iron il filosofo si addormentò in pace.
Per le loro sante preghiere, Cristo Dio, abbi pietà di noi. Amìn.
Ode 7. Tu che salvasti nel fuoco.
Eletto per celebrare i santi misteri e servire il Verbo, divenisti tu stesso offerta e sacro suppellettile del tempio celeste, cantando al Creatore: O Dio dei padri, tu sei benedetto.
Custodito dalla vivificante legge di Cristo, non curvasti il tuo spirito davanti ai legislatori della morte e della corruzione, o Lorenzo, che invece cantavi: Dio dei nostri padri, tu sei benedetto.
Come rivestito sapientemente d’un corpo insensibile, o martire, con nobilissimo pensiero affrontasti il fuoco divoratore acclamando, o beatissimo: O Dio dei padri, tu sei benedetto.
Theotokìon. Ti rivelasti porta spirituale dell’oriente dall’alto, manifestando sulla terra agli uomini attraverso di te, sposa divina, oltre ragione e intelletto, il Dio benedetto dei nostri padri.
Ode 8. Redentore dell’universo.
Con pensiero forte domasti la fiamma insopportabile; come in un corpo altrui bruciavi, o beato e gridavi: Opere tutte, benedite il Signore.
Imitando i tre fanciulli ed estinguendo i carboni ardenti con la rugiada della grazia divina, acclami e canti: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.
Essendo divenuto Cristo la tua illuminazione, la sua forza ti circondò e a lui accorresti piamente cantando: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.
Theotokìon. Essendo divenuta ramo della radice di Iesse, prodigiosamente germogliasti il fiore della divinità, Cristo mio Dio e Signore; perciò noi, opere tutte ti inneggiamo, o Sovrana.
Irmòs. Redentore onnipotente dell’universo, scendendo nel mezzo della fornace irrorasti di rugiada i fanciulli e insegnasti loro a cantare: Opere tutte, inneggiate e benedite il Signore.
Ode 9. Eva per colpa.
Ti offristi al tuo Sovrano come perfetto olocausto, come incenso profumato, come oro nel crogiuolo, provato al fuoco dei tormenti per ornare come un gioiello la Chiesa dei primogeniti.
Divinizzato per inflessibile tensione verso Dio e per unione suprema, con il verbo e la divina contemplazione giungesti a risplendere della luce più alta, o Lorenzo: perciò tutti ti magnifichiamo.
Dall’occidente sorgesti come sole, prodigio strano e insolito, rischiarando, o beatissimo, tutta la Chiesa con i tuoi mirabili raggi e riscaldando il mondo col fervore della fede; perciò tutti ti magnifichiamo.
Theotokìon. I profeti preannunziarono i simboli della tua generazione, rivelandoli in anticipo per divina ispirazione dello Spirito e quindi annunziando al mondo ciò di cui ammiriamo il compimento.
Irmòs. Eva per colpa della trasgressione instaurò la maledizione; ma tu, Vergine Madre di Dio, al mondo fioristi la benedizione con il frutto del tuo grembo; perciò tutti ti magnifichiamo.
Exapostilarion. Con i discepoli.
O glorioso megalomartire, che con le potenze angeliche e i cori dei martiri stai intorno al trono della Trinità più che luminosa e sei avvolto dai fulgidi splendori che ne scaturiscono, chiedi luce e pace per quanti piamente festeggiano la tua luminosa memoria e con gioia ti glorificano, o beato Lorenzo.
Della festa, uguale.
Prima della tua croce, Signore, prendendo con te gli eletti tra i discepoli, ti sei trasfigurato sul santo Tabor; qui ti assistevano come servi, conversando con te con tremore, Mosè ed Elia, o Sovrano: con loro, o Cristo Salvatore, col Padre e lo Spirito adoriamo te, rifulso dalla Vergine per la salvezza dei mortali.
Allo stico, stichirà prosòmia della festa.
Tono 2. Casa di Efrata.
Si fece udire per te la paterna voce dal cielo: Questi è il mio Figlio diletto, ascoltatelo tutti.
Stico. Tuoi sono i cieli e tua è la terra, il mondo e ciò che lo riempie tu hai fondato.
Saliamo spiritualmente sul monte della visione, o fedeli, per contemplare la gloria di Dio, nostro Salvatore.
Stico. Il Tabor e l’Ermon nel tuo nome esulteranno.
Scrivendo del Tabor e dell’Ermon, il salmista esclamava chiaramente che nel tuo nome, o Cristo mio Salvatore, essi esulteranno.
Gloria. E ora. Uguale.
O Re di tutti, per l’intercessione della Vergine pura, Regina dell’universo e di tutti i tuoi santi, dona pace al mondo
Quindi il resto come di consueto e il congedo.

