IL DIALOGO INTERRELIGIOSO E LA FIRMA DEL PATTO TRA LE RELIGIONI IN ITALIA
IL DIALOGO INTERRELIGIOSO E LA FIRMA DEL PATTO TRA LE RELIGIONI IN ITALIA
La Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, appartenente al Patriarcato Ecumenico, considera il dialogo tra le religioni una responsabilità che nasce dall’impegno della Chiesa a testimoniare il Vangelo nella società contemporanea, promuovendo la pace, il rispetto della dignità della persona umana e la collaborazione per il bene comune.
Fedeli alla propria identità ecclesiale e alla Tradizione della Chiesa Ortodossa, partecipiamo con convinzione alle iniziative che favoriscono l’incontro, la conoscenza reciproca e la cooperazione tra le diverse comunità religiose presenti nel nostro Paese, nella consapevolezza che una società autenticamente democratica si costruisce anche attraverso il rispetto delle differenze e il riconoscimento della libertà religiosa.
In questo contesto si inserisce la partecipazione della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia al Patto tra le Religioni in Italia – La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale, sottoscritto il 25 giugno 2026 a Roma da numerose comunità religiose operanti nel Paese.
Il documento rappresenta il risultato di un percorso di dialogo e di confronto sviluppatosi nell’arco di diversi anni, durante i quali i rappresentanti delle differenti tradizioni religiose hanno approfondito temi di comune interesse riguardanti il ruolo pubblico delle religioni, la promozione della pace, la tutela della dignità umana, la libertà religiosa e il contributo delle comunità di fede alla coesione sociale.
L’adesione della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia a tale iniziativa è stata espressione della volontà della Chiesa Ortodossa di offrire il proprio contributo alla costruzione di una società fondata sul rispetto reciproco, sulla responsabilità condivisa e sulla collaborazione per il bene comune. La partecipazione al dialogo interreligioso, quindi, non implica in alcun modo una rinuncia all’identità della fede ortodossa, né la ricerca di una convergenza dottrinale o di una forma di sincretismo religioso.
La Chiesa Ortodossa custodisce integralmente la fede ricevuta dagli Apostoli e continua ad annunciarla nella sua pienezza. Proprio per questo può incontrare l’altro con libertà, rispetto e responsabilità, distinguendo chiaramente il piano della testimonianza della fede da quello della collaborazione civile.
Il dialogo promosso dalla Sacra Arcidiocesi si sviluppa esclusivamente nell’ambito della convivenza sociale e della comune responsabilità verso la società italiana. Esso intende favorire relazioni improntate al rispetto reciproco, prevenire ogni forma di intolleranza, discriminazione e radicalizzazione e promuovere iniziative comuni a sostegno della pace, della solidarietà, della tutela della persona e della libertà religiosa.
Il percorso che ha condotto alla sottoscrizione del Patto ha avuto inizio nel 2023, grazie all’ospitalità e al coordinamento della Conferenza Episcopale Italiana. Si è trattato di un cammino lungo e impegnativo, nel quale comunità religiose portatrici di tradizioni, sensibilità e letture della realtà talvolta differenti hanno scelto di confrontarsi con rispetto e spirito di collaborazione. Pur nella diversità delle rispettive prospettive, è progressivamente maturata una convinzione condivisa: che una convivenza pacifica e una collaborazione autentica tra le religioni presenti in Italia non solo siano possibili, ma rappresentino una concreta responsabilità nei confronti della società.
Nel corso di questi tre anni, i rappresentanti delle diverse comunità religiose si sono incontrati periodicamente per riflettere sul ruolo pubblico delle tradizioni religiose, sul loro contributo alla coesione sociale e sulla possibilità di sviluppare linguaggi e iniziative condivise in un tempo segnato da guerre, polarizzazioni, radicalizzazioni e crescenti paure identitarie. Da questo stesso percorso è nato, nel 2024, anche il Tavolo Interreligioso Nazionale dei Giovani, espressione della volontà di coinvolgere le nuove generazioni nella costruzione di una cultura del dialogo, dell’incontro e della responsabilità reciproca.
Alla sottoscrizione del Patto hanno aderito quindici realtà religiose presenti in Italia: l’Assemblea dei Rabbini d’Italia, l’Assemblea Spirituale Nazionale dei Bahá’í d’Italia, il Centro Islamico Culturale d’Italia, la Comunità Religiosa Islamica Italiana, la Confederazione Islamica Italiana, la Conferenza Episcopale Italiana, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, l’Istituto Tevere, la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, la Sikhi Sewa Society, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, l’Unione Buddhista Italiana, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia e l’Unione Induista Italiana.
La Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia ha preso parte a questo percorso fin dal suo avvio, rappresentando la Chiesa Ortodossa in Italia in virtù della decisione assunta congiuntamente dalle diverse giurisdizioni ortodosse operanti nel Paese e partecipanti al Tavolo delle Confessioni Cristiane, che hanno affidato alla Sacra Arcidiocesi il compito di rappresentare l’Ortodossia nel dialogo interreligioso e nella successiva sottoscrizione del Patto.
Alla cerimonia della firma hanno partecipato Sua Eminenza Reverendissima il Metropolita d’Italia ed Esarca per l’Europa Meridionale Polykarpos, accompagnato dai suoi Vescovi Ausiliari Dionisio di Kotyeon e Atenagora di Terme. È stato il Metropolita Polykarpos a sottoscrivere il Patto a nome delle Chiesa Ortodossa.
Nel suo indirizzo di Saluto, il Metropolita ha evidenziato il significato di questo momento alla luce dell’insegnamento sociale della Chiesa Ortodossa, sottolineando come il contributo dell’Ortodossia a tale percorso non sia finalizzato unicamente alla promozione di una pacifica convivenza e di una leale collaborazione tra le diverse comunità religiose operanti in Italia, ma affondi le proprie radici nella visione cristiana della persona umana, creata a immagine di Dio, libera, responsabile e dotata di ragione. È proprio il riconoscimento della dignità della persona e della sua vocazione alla vita sociale a costituire il fondamento dell’impegno della Chiesa Ortodossa nella promozione della pace, del dialogo e del bene comune.
Il Patto riconosce che ogni tradizione religiosa custodisce valori, radici, esperienze e pratiche capaci di favorire il rispetto reciproco, la comprensione e la collaborazione. Proprio per questo il documento non affronta questioni di carattere dottrinale o confessionale, né si propone di individuare un denominatore religioso comune che possa costituire la base di una forma di “unione” tra le religioni. Il suo obiettivo è esclusivamente di carattere civile e sociale: favorire una collaborazione responsabile tra le comunità religiose affinché possano contribuire insieme al rafforzamento della coesione sociale, prevenendo incomprensioni, tensioni e conflitti che rischiano di compromettere la pacifica convivenza.
In una società sempre più secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, spesso segnata da conflitti, estremismi e fenomeni di strumentalizzazione della religione, le comunità firmatarie riconoscono l’importanza di operare insieme per il bene comune, ciascuna nel pieno rispetto della propria identità e della propria tradizione. In questa prospettiva, il Patto indica anche alcune linee di impegno concreto, tra cui la promozione di una cultura della pace, il riconoscimento della pari dignità delle comunità religiose davanti allo Stato e la proposta dell’istituzione di una Giornata Nazionale del Dialogo Interreligioso.
Particolarmente significativo è stato il secondo momento istituzionale della giornata. Al termine della cerimonia di sottoscrizione del Patto presso il Museo dell’Ara Pacis, le delegazioni delle comunità religiose firmatarie sono state ricevute al Palazzo del Quirinale dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale è stata consegnata una copia ufficiale del documento.
L’udienza con il Capo dello Stato ha conferito all’iniziativa un alto valore istituzionale, evidenziando come il dialogo tra le religioni non riguardi esclusivamente le comunità di fede, ma rappresenti un elemento significativo per la qualità della convivenza civile, della coesione sociale e della vita democratica del Paese. Nel suo indirizzo di saluto, il Presidente Mattarella ha sottolineato con particolare efficacia il valore del dialogo, affermando: «Il dialogo non soltanto è possibile, ma, perseguito con sincerità, nel rispetto reciproco, produce comprensione e collaborazione vicendevole. Dà vita a formule di convivenza essenziali per rimuovere e bandire ogni forma di intolleranza.»
Al termine degli interventi istituzionali e delle fotografie ufficiali con i rappresentanti delle comunità religiose e del Tavolo Interreligioso Nazionale dei Giovani, il Presidente della Repubblica ha avuto un breve colloquio privato con Sua Eminenza Reverendissima il Metropolita d’Italia ed Esarca per l’Europa Meridionale Polykarpos, ulteriore segno dell’attenzione e della considerazione riservate alla presenza e al contributo della Chiesa Ortodossa nel contesto del dialogo interreligioso in Italia.
In un contesto sociale caratterizzato da crescenti sfide culturali e religiose, il Patto costituisce un segno di responsabilità condivisa e di fiducia nel valore del dialogo. Per la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia esso rappresenta l’occasione per continuare a offrire, insieme alle altre comunità religiose, un contributo concreto alla promozione della pace, della libertà religiosa e della dignità della persona, nel pieno rispetto dell’identità di ciascuno.
Con la sottoscrizione del Patto si apre una nuova fase di collaborazione tra le comunità religiose presenti in Italia. La vera sfida comincia ora: trasformare i principi condivisi in gesti concreti, capaci di incidere positivamente nella vita delle persone e delle comunità. È in questa prospettiva che la “via italiana del dialogo” potrà continuare a crescere, nel rispetto delle diverse identità religiose e nella comune responsabilità di contribuire alla pace, alla coesione sociale e al bene comune del Paese.


