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Chiesa delle Terre Ceche e della Slovacchia

LA CHIESA DI CECHIA E SLOVACCHIA

La Chiesa Ortodossa delle Terre Ceche e della Slovacchia (Pravoslavná církev v Českých zemích a na Slovensku in lingua Checa e Pravoslávna cirkev v českých krajinách a na Slovensku in slovacco) costituisce una delle quindici Chiese autocefale che compongono la comunione della Chiesa Ortodossa. Essa esercita la propria giurisdizione ecclesiastica nei territori della Repubblica Ceca e della Slovacchia e rappresenta la continuazione storica della tradizione cristiana ortodossa sviluppatasi nei territori della Grande Moravia a partire dal IX secolo grazie all’opera missionaria dei santi Cirillo e Metodio.

Le origini della Chiesa Ortodossa nelle Terre Ceche e Slovacche sono strettamente legate all’evangelizzazione dei popoli slavi da parte dei santi fratelli Cirillo e Metodio, originari di Tessalonica. Nel 863 essi furono inviati come missionari dell’Impero Romano d’Oriente in seguito alla richiesta del principe moravo Rastislav (846-870) all’imperatore Michele III (842-867). Il sovrano della Grande Moravia, desiderando sottrarre il proprio territorio all’influenza ecclesiastica franco-latina e consolidare l’autonomia religiosa e culturale del proprio principato, chiese l’invio di missionari capaci di annunciare il Vangelo nella lingua del popolo.

La missione dei santi Cirillo e Metodio assunse un’importanza decisiva non soltanto dal punto di vista ecclesiastico, ma anche sotto il profilo culturale e identitario. I due fratelli tradussero infatti i testi liturgici e biblici nella lingua slava, elaborando il primo alfabeto slavo, il glagolitico, e ponendo così le basi della tradizione letteraria e liturgica slava. La loro opera rappresentò uno dei momenti più significativi nella storia dell’evangelizzazione dell’Europa orientale e centrale, introducendo il principio dell’utilizzo della lingua locale nella celebrazione liturgica e nella predicazione cristiana.

Dopo la morte del principe Rastislav e il mutamento degli equilibri politici nella regione, i discepoli dei santi Cirillo e Metodio furono progressivamente espulsi dalla Moravia a causa della crescente influenza del clero franco-latino. Essi continuarono la loro attività missionaria principalmente in Bulgaria, dove contribuirono in maniera determinante allo sviluppo della cultura ecclesiastica slava e della tradizione liturgica ortodossa.

Nonostante tali trasformazioni, la presenza ortodossa nelle regioni morave e slovacche non scomparve completamente. Comunità ortodosse continuarono infatti a sopravvivere nei secoli successivi, specialmente nei territori carpatici abitati da popolazioni rutene, le quali dipendevano ecclesiasticamente dalla Metropolia di Kiev. Questa continuità ecclesiastica, sebbene spesso fragile e marginale, mantenne viva la memoria della tradizione cristiana della Chiesa Ortodossa nei territori dell’Europa centrale.

Un momento di particolare importanza fu rappresentato dall’“Unione di Užhorod” del 1646. In seguito a tale accordo, numerose parrocchie rutene dei Carpazi aderirono alla comunione con la Chiesa di Roma, assumendo la forma ecclesiastica dell’uniatismo. Questo fenomeno modificò profondamente l’assetto religioso della regione e contribuì a ridurre ulteriormente la presenza ortodossa storica nei territori slovacchi e carpatici.

Durante la guerra austro-turca del 1683-1699 si verificò un rilevante spostamento di popolazioni ortodosse. Circa duecentomila profughi serbi, provenienti da differenti regioni dell’Impero Ottomano e guidati dal Patriarca di Peć Arsenio III Čarnojević (1674-1706), si stabilirono nei territori dell’Ungheria centrale e settentrionale sotto il dominio asburgico. In tale contesto fu istituita la Metropolia di Karlovci, che assunse la guida ecclesiastica delle popolazioni ortodosse presenti nell’Impero Austro-ungarico. Alla sua giurisdizione apparteneva anche una parrocchia situata nella città di Komárno, nell’attuale Slovacchia, che costituiva il punto più settentrionale della presenza ecclesiastica ortodossa soggetta alla Metropolia di Karlovci.

La situazione della Chiesa Ortodossa cambiò radicalmente dopo la fondazione dello Stato cecoslovacco nel 1918. Con la caduta dell’Impero Austro-ungarico furono abolite le restrizioni imposte dagli Asburgo contro gli ortodossi, rendendo possibile una nuova organizzazione della vita ecclesiastica ortodossa nei territori cechi e slovacchi.

In particolare, nella regione di Mukachevo, appartenente allora alla Cecoslovacchia e oggi all’Ucraina, numerosi fedeli uniati manifestarono il desiderio di ritornare alla Chiesa Ortodossa. In questo contesto si inserì l’intervento della Chiesa Ortodossa Serba, che svolse un ruolo fondamentale nella riorganizzazione dell’Ortodossia cecoslovacca nel periodo successivo alla Prima Guerra Mondiale.

Nel 1920 giunse a Praga il vescovo Dositeo di Niš (1913-1945) della Chiesa Serba, il quale accolse ufficialmente nella piena comunione ortodossa i rappresentanti del movimento di ritorno all’Ortodossia. L’anno successivo, il 25 settembre 1921, l’archimandrita Gorazd Pavlik (1879-1942) venne consacrato vescovo con il titolo di “Moravia e Slesia”, entrando sotto la giurisdizione della Chiesa Ortodossa Serba. La figura del vescovo Gorazd assunse un’importanza centrale per la rinascita dell’Ortodossia nelle terre ceche, grazie alla sua intensa attività pastorale, missionaria e organizzativa.

Parallelamente, il 15 giugno 1922, la Comunità Ortodossa di Praga elesse quale proprio vescovo l’Archimandrita Sabbazio Vrabec (1923-1959) dal Patriarca Ecumenico Melezio IV (1921-1923). Tale decisione ricevette anche l’approvazione ufficiale delle autorità statali della Cecoslovacchia. Dopo una serie di negoziati con il Patriarcato Ecumenico, la Chiesa Ortodossa della Cecoslovacchia venne proclamata Chiesa autonoma mediante Tomo Patriarcale e Sinodale del 18 febbraio / 3 marzo 1923. In seguito a ciò, l’Archimandrita Sabbazio fu elevato al grado di Arcivescovo di Praga e di tutta la Cecoslovacchia il 19 febbraio / 4 marzo 1923.

Durante la Seconda Guerra Mondiale la Chiesa Ortodossa della Cecoslovacchia attraversò una delle fasi più drammatiche della propria storia. Il vescovo Gorazd partecipò attivamente alla resistenza contro l’occupazione nazista, offrendo protezione ai resistenti coinvolti nell’attentato contro Reinhard Heydrich (1904-1942). Per tale motivo venne arrestato dalle autorità tedesche e giustiziato il 4 settembre 1942. Nello stesso anno anche l’Arcivescovo Sabbazio fu arrestato e deportato nel campo di concentramento di Dachau, dove rimase prigioniero fino alla conclusione della guerra. Il martirio del vescovo Gorazd segnò profondamente la coscienza ecclesiale ortodossa delle terre ceche. In seguito, egli venne glorificato come santo e riconosciuto quale simbolo della testimonianza ortodossa e della resistenza cristiana contro il totalitarismo nazista.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, la regione di Mukachevo fu sottratta alla Cecoslovacchia e incorporata nella Repubblica Sovietica Ucraina. Contestualmente l’intero Stato cecoslovacco entrò nella sfera di influenza politica e ideologica dell’Unione Sovietica.

L’arcivescovo Sabbazio fece ritorno in Cecoslovacchia dopo la guerra, ma le nuove autorità comuniste gli impedirono di esercitare liberamente il proprio ministero episcopale. Nel 1946 il Patriarcato di Mosca sottopose la Chiesa cecoslovacca alla propria giurisdizione, istituendo l’Esarcato della Cecoslovacchia. L’Arcivescovo Sabbazio rifiutò tuttavia di riconoscere la nuova situazione ecclesiastica e rimase fedele al Patriarcato Ecumenico, subendo per questo motivo restrizioni e limitazioni da parte delle autorità comuniste.

Parallelamente, il Patriarcato di Mosca nominò quale Esarca della Cecoslovacchia il metropolita Eleuterio Vorontsov (1946-1955), già Metropolita di Rostov (1943-1946). Nel 1950 gli uniati della Cecoslovacchia furono obbligati ad aderire all’Ortodossia e ad essere incorporati nell’Esarcato dipendente dal Patriarcato di Mosca. L’anno successivo, nel 1951, il Patriarcato di Mosca concesse unilateralmente l’autocefalia alla Chiesa Ortodossa della Cecoslovacchia. Tale atto, tuttavia, non venne riconosciuto dalle altre Chiese Ortodosse, che continuarono a considerare la Chiesa cecoslovacca come autonoma e soggetta canonicamente al Patriarcato Ecumenico.

Durante la cosiddetta “Primavera di Praga” del 1968, molti ex uniati colsero l’occasione per ribellarsi contro la struttura ecclesiastica ortodossa imposta durante il periodo comunista, verificandosi anche episodi di violenza contro le comunità ortodosse. La successiva restaurazione del regime filosovietico riportò nuovamente tali comunità sotto la giurisdizione ortodossa di Mosca. Tuttavia, dopo il crollo del regime comunista nel 1990, numerosi ex uniati ritornarono all’uniatismo, appropriandosi in diversi casi anche di chiese appartenenti alla Chiesa Ortodossa.

Fino alla morte dell’arcivescovo Sabbazio, avvenuta nel 1959, il Patriarcato Ecumenico continuò a riconoscere esclusivamente lui quale canonico Arcivescovo di Praga e di tutta la Cecoslovacchia. Successivamente le relazioni tra Costantinopoli e la Chiesa cecoslovacca furono gradualmente ristabilite, pur continuando il Patriarcato Ecumenico a considerare tale Chiesa come autonoma e non autocefala.

Infine, su richiesta dell’Arcivescovo di Praga Doroteo (1955-1999) appartenente canonicamente al Patriarcato di Mosca, il Patriarcato Ecumenico proclamò ufficialmente autocefala la Chiesa Ortodossa delle Terre Ceche e della Slovacchia il 27 agosto 1998 mediante regolare Atto Patriarcale e Sinodale.

La sede del Primate della Chiesa alterna tradizionalmente la propria residenza tra Prešov e Praga, in relazione alla nazionalità del Primate eletto. Il numero complessivo dei fedeli viene stimato tra i 75.000 e gli 85.000, distribuiti in maniera pressoché equivalente tra Repubblica Ceca e Slovacchia.

Tra le figure più importanti della storia contemporanea della Chiesa Ortodossa delle Terre Ceche e della Slovacchia occupa un posto eminente il vescovo di Praga Gorazd, martire della fede e della resistenza contro il nazismo, successivamente glorificato come santo dalla Chiesa Ortodossa e venerato quale simbolo della rinascita dell’Ortodossia nei territori cechi e slovacchi.

Attualmente il Primate della Chiesa Ortodossa delle Terre Ceche e della Slovacchia è Sua Beatitudine il Metropolita Rastislav, al secolo Ondrej Gont (in slovacco: Ondrej Gont), nato il 25 gennaio 1978 nella città di Snina, allora appartenente alla Repubblica Socialista Cecoslovacca. Egli esercita il ministero di capo della Chiesa Ortodossa delle Terre Ceche e della Slovacchia con il titolo di «Arcivescovo di Prešov e Metropolita delle Terre Ceche e della Slovacchia», rappresentando il supremo riferimento spirituale, pastorale e canonico della Chiesa autocefala.

L’elezione del Metropolita Rastislav alla dignità primaziale si inserisce nel processo di consolidamento ecclesiastico della Chiesa ortodossa ceco-slovacca nel periodo successivo alla caduta del regime comunista e alla piena normalizzazione delle sue relazioni interortodosse dopo il riconoscimento canonico dell’autocefalia da parte del Patriarcato Ecumenico nel 1998.