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Periodo Del Tono 2

La Domenica Mattina

Al Mesonittico

Con la solita ufficiatura si canta il canone trinitario il cui acrostico è: Inneggio il triplice fulgore della divina Maestà. Poema di Mitrofane di Smirne.

Ode 1. Tono 2. L’immane potenza.

L’una e trina sovrana natura della Divinità inneggiamo con cantici dicendo: oceano inesauribile e sostanziale di misericordia, custodisci e salva i tuoi adoratori, come amico degli uomini.

O Padre, fonte e radice, autore della comune Divinità che è nel Figlio e nello Spirito santo, fa’ scaturire nel mio cuore il trisolare splendore e rischiarami con la partecipazione al fulgore divinamente efficace.

Monade di triplice luce divina sovrana, disperdi tutta la tenebra dei miei peccati e passioni con la partecipazione dolcissima ai tuoi raggi luminosi e rendimi tempio e dimora pura della tua inaccessibile gloria.

Theotokìon. La nostra natura era rimasta danneggiata dall’antica pianta vietata e andava in perdizione, o Pura; il Verbo Dio incarnato nel tuo grembo per amor nostro la ristabilì e ci iniziò al mistero della triplice luce della maestà divina.

Ode 3. Sulla pietra della fede.

Per l’unità di natura, o Maestà divina, glorifico te come di uguale onore nelle tre ipòstasi, poiché sei vita e donatrice di vita sovrabbondante, unico Dio nostro e non c’è santo all’infuori di te, Signore.

Le schiere immateriali e celesti tu le sottoponesti come specchio della tua bellezza, a inneggiare senza sosta a te, Trinità e unica Maestà indivisibile: accetta dunque anche ora la lode dalla nostra bocca fangosa.

Consolida sulla pietra della fede e dilata nell’oceano del tuo amore il cuore e la mente dei tuoi servi, Monade trisolare; poiché tu sei il nostro Dio, in cui speriamo e non saremo delusi.

Theotokìon. Colui che in principio diede tutta la sostanza al creato, nel tuo grembo ricevette sostanza, o Madre di Dio, per infinita bontà e fece sorgere per tutti la luce trisolare dell’unica Divinità e Sovranità.

Kathisma Triadico. Cercando le cose di lassù.

Quando in principio plasmasti Adamo, o Signore, allora al tuo Verbo consustanziale proclamasti, o benigno: facciamolo a nostra somiglianza; assisteva pure lo Spirito santo creatore; per questo noi acclamiamo: Dio nostro che ci hai fatti, gloria a te.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Quando Dio si degnò venire a noi, dimorò nel tuo purissimo grembo, o Santissima e per tuo mezzo salvò la stirpe umana, donando a tutti il regno dei cieli; perciò a te acclamiamo: Salve, Sovrana, pura Madre di Dio.

Ode 4. A te inneggio.

Neppure le schiere immateriali degli angeli sono in grado di capire te, Triade Monade senza principio: eppure noi con lingua di fango inneggiamo con fede e glorifichiamo la tua bontà essenziale.

Tu che sei plasmatore della natura degli uomini, Onnipotente, vedi e scruti la mia impotenza; perciò abbi pietà del tuo servo e riconducilo a vita perfetta.

Dell’eterna Monade inneggiamo le tre ipòstasi distinte, ognuna con il suo carattere personale, però unite e indivisibili nella Divinità, volontà e gloria.

Theotokìon. Tempio puro e senza macchia, o sempre vergine Madre di Dio, trovò te l’Onnipotente, unica certo da tutti i secoli; e in esso abitando prese la forma della natura umana, per amore degli uomini.

Ode 5. Illuminazione.

Tu che su tutti gli esseri stendi i raggi portatori di pace e salute della tua provvidenza, o Re della pace, custodiscimi in pace; poiché tu sei la vita e la pace dell’universo.

Apparso a Mosè nel roveto in forma ardente, fosti chiamato angelo, o Verbo del Padre, rivelando la tua futura venuta fra noi; con essa a tutti chiaramente annunziasti la potenza delle tre ipòstasi dell’unica maestà divina.

Tu che riveli l’eterna tua gloria, Trinità santa e unica Maestà, concedi che quelli che ti inneggiano con fede ortodossa vedano la tua gloria eterna e il tuo unico trisolare splendore.

Theotokìon. Dio Verbo, che contiene essenzialmente tutti i secoli, ineffabilmente fu contenuto nel tuo grembo, vergine Madre, richiamando gli uomini all’unione con l’unico Dio.

Ode 6. Circondato dall’abisso.

Tu che vuoi misericordia, abbi pietà di quelli che credono in te, o Dio trisolare e libera i tuoi servi dalle passioni e dai pericoli (2).

Nell’ineffabile oceano della tua bontà, concedimi il fulgore illuminante e inconcepibile della tua illuminazione, o Divinità risplendente.

Theotokìon. Ineffabilmente l’Altissimo divenne uomo da te, Vergine, rivestendo interamente l’umana natura, illuminandomi con la triplice luce.

Kathisma. Tono 2. Tu che sei sorgente.

Tu che stendi su noi l’oceano della tua misericordia, accoglici o misericordioso: guarda il popolo che ti glorifica, accogli i canti di quelli che ti pregano, Triade Monade senza principio; poiché speriamo in te, Dio dell’universo, affinché tu perdoni le nostre colpe.

Gloria. E ora. Theotokìon.

Tu che concepisti la fonte della compassione, pure tu sei compassionevole, o buona Madre di Dio, poiché tu sola sei la difesa dei fedeli, la consolazione degli afflitti; perciò ora tutti con fede ci prostriamo a te, per essere sciolti dai timori, noi che abbiamo unica ricchezza il tuo soccorso.

Ode 7. I fanciulli ebrei.

Stabilisti nell’immutabilità per i secoli le schiere degli angeli, o unico immutabile, Sovrano trisipostatico; fa’ quindi che anche il mio cuore resti sempre costante a lodare te con fervore e inneggiarti con fede (2).

I cori spirituali delle sostanze incorporee illuminati dai tuoi raggi, Dio unico Monarca trisolare, diventano altrettante luci; illumina anche me con il loro irradiamento e partecipazione, triplice luce sfolgorante.

Theotokìon. Non cessare di guidarci e di elevare al cielo quanti ti amano, tu che per ineffabile amor nostro diventasti uomo nel grembo della Vergine e divinizzasti gli uomini e sedesti col Padre sul trono della gloria.

Ode 8. Disprezzando il simulacro aureo.

Trinità inaccessibile, coeterna e senza principio, divina Maestà, senza diversità alcuna eccetto le luminose proprietà, abbatti ogni malvagia volontà dei nemici e assalto dei demoni, conservandomi sempre incolume, o Signore dell’universo (2).

Incircoscritta trisolare divina Maestà, che sapientemente e potentemente costituisci il mondo e lo conservi sempre in ordine perfetto, abita anche nel mio cuore, perché senza sosta ti inneggi e glorifichi con i cori degli angeli per tutti i secoli.

Sapienza del Padre, inconcepibile, inesprimibile Verbo dì Dio, che non cambiasti la tua immutabile natura e assumesti per compassione la natura umana, a tutti insegnasti a venerare l’unica Trinità, quale sovrana dominatrice di tutti i secoli.

Ode 9. Il luminare precedente il sole.

Dalla luce senza principio, il Figlio, pure lui senza principio, sorge luminoso e lo Spirito divino ineffabilmente procede come luce connaturale: per questo professiamo l’incessante generazione e l’inesplicabile processione.

Illumina, trisolare Divinità, con la tua triplice irradiazione, i cuori di quanti a te inneggiano e da’ loro intelligenza per penetrare tutte le cose e fare la tua volontà buona e perfetta, magnificandoti e glorificandoti.

Dio infinito per natura, che possiedi un infinito oceano di misericordia, nei tempi antichi fosti misericordioso: così anche adesso, o Trinità, abbi pietà dei tuoi servi, liberandoli da colpe, tentazioni e tribolazioni.

Theotokìon. Salvami, Dio mio, da ogni assalto e malizia, tu che in tre ipòstasi sei celebrato ineffabilmente unico Dio onnipotente, custodisci il tuo gregge per l’intercessione della Madre di Dio.

Al Mattutino

La solita ufficiatura e l’esasalmo, la grande ectenia (Ta Irinikà) e Il Signore è Dio. E subito cantiamo gli apolytikia. Segue poi una piccola ectenia e l’esclamazione: Poiché tua è la forza, quindi i kathismata.

Dopo la prima sticologia,

kàthisma della risurrezione. Tono 2. Autòmelo.

Il nobile Giuseppe, calato dal legno il tuo corpo immacolato, lo avvolse in una sindone pura con aromi, e prestandoti le ultime cure, lo depose in un sepolcro nuovo; ma tu il terzo giorno risorgesti, Signore per donare al mondo la grande misericordia.

Gloria. Stessa melodia.

Stando presso il sepolcro, l’angelo gridava alle donne mirofore: Gli unguenti profumati sono per i morti, ma il Cristo si è mostrato estraneo alla corruzione. E voi gridate dunque: È risorto il Signore, per donare al mondo la grande misericordia.

E ora. Stavrotheotokìon.

Sei più che gloriosa, Vergine Madre di Dio, a te noi cantiamo, perché per la croce del tuo Figlio l’ade precipitò, la morte giace uccisa e noi, morti, risorgemmo, resi degni della vita e abbiamo ottenuto il paradiso, la felicità antica. Per questo grati glorifichiamo Cristo nostro Dio, forte e misericordiosissimo.

Dopo la seconda sticologia, altri kathìsmata.

Tu non impedisti che fosse sigillata la pietra del sepolcro e così risorgendo offristi a tutti la roccia della fede; Signore, gloria a te.

Gloria. Il nobile Giuseppe.

Il coro dei tuoi discepoli, con le mirofòre, esulta concordemente: una festa comune celebriamo anche noi con loro a gloria e onore della tua risurrezione. E grazie a loro, o Signore amico degli uomini, concedi al tuo popolo la grande misericordia.

E ora. Theotokion. Sei più che gloriosa.

Sei più che benedetta, Vergine Madre di Dio, perché per colui che da te si incarnò l’ade fu imprigionato, Adamo richiamato, la maledizione abolita, Eva liberata, la morte uccisa e noi vivificati. Perciò inneggiando acclamiamo: Benedetto sei tu, Cristo Dio nostro, perché cosi ti è piaciuto, gloria a te.

Dopo l’àmomos (salmo 118) e gli evloghitaria, una piccola ectenia con l’esclamazione: Poiché è benedetto. Poi:

Ypakoí.

Dopo la passione, recatesi le donne al sepolcro per ungere il tuo corpo, Cristo Dio, videro angeli nella tomba e sbalordirono udendoli dire: È risorto il Signore per donare al mondo la grande misericordia.

Anavathmì (graduali). Antifona 1.

Levo gli occhi del mio cuore al cielo, a te, Salvatore: col tuo rifulgere, salvami Signore.

Pietà di noi, che in ogni ora, Cristo mio, contro te molto pecchiamo e prima della fine, convertici a te.

Gloria. E ora.

È del santo Spirito governare, santificare, muovere il creato: egli è Dio, consustanziale al Padre e al Verbo.

Antifona 2.

Se il Signore non fosse in noi, chi potrebbe custodirsi salvo dal nemico e dall’omicida?

Non consegnare ai loro denti il tuo servo, o Salvatore: come leoni i miei nemici contro di me muovono.

Gloria. E ora.

Al santo Spirito l’origine di ogni vita e la sovranità, perché come Dio rinvigorisce ogni creatura e nel Padre e nel Figlio le conserva.

Antifona 3.

Quanti confidano nel Signore somigliano al monte santo: mai vacilleranno per gli assalti di Beliar.

Alle iniquità non stendano le mani quanti vivono la vita divina, perché Cristo non lascia la sua eredità sotto la verga degli empi.

Gloria. E ora.

Dal santo Spirito scaturisce ogni sapienza: per lui agli apostoli è data grazia, per lui i martiri nelle loro lotte sono coronati, per lui vedono i profeti.

Prokìmenon.

Destati, Signore, Dio mio, secondo il precetto che hai dato e ti circonderà l’assemblea dei popoli.

Stico. Signore, Dio mio, in te ho sperato.

Ogni spirito. Vangelo aurorale. Contemplata la risurrezione di Cristo. Salmo 50. Per le intercessioni degli apostoli. Per le intercessioni della Madre di Dio. Risorto Gesù. Salva, o Dio il tuo popolo. Kyrie eléison (12). Per le misericordie. Iniziamo a questo punto la recita dei canoni.

Canone della risurrezione.

Poema di Giovanni Damasceno.

Ode 1. Tono 2. Irmòs.

L’immane potenza travolse un tempo nell’abisso tutte le schiere del faraone; ma il Verbo incarnato annientò il peccato nefando, lui, il Signore glorioso: perché si è grandemente glorificato.

II principe del mondo, dal quale eravamo accusati per non aver ubbidito al tuo comando, con la tua croce venne giudicato, o buono: su di te si era gettato come su un mortale, ma cadde per la forza del tuo potere e mostrò la sua debolezza.

Sei venuto nel mondo come Redentore della stirpe dei mortali e autore della vita incorruttibile: lacerasti le bende funebri con la tua risurrezione, che noi tutti glorifichiamo: perché si è grandemente glorificato.

Theotokion. Ti rivelasti, o pura, più alta di ogni creatura visibile e invisibile, o sempre Vergine, partorendo il Creatore, che si compiacque incarnarsi nel tuo seno: pregalo sicura di salvare le nostre anime.

Canone stavroanastàsimo. Acrostico senza irmì: Canto lode al Verbo vivificante. Poema del monaco Giovanni.

Percorrendo una via nuova.

Forza dei deboli, risollevamento dei caduti e immortalità per i morti fosti, o Cristo, con la passione della tua carne: perché ti sei glorificato.

Ebbe pietà della sua immagine caduta e, frantumata, la rialzò il Dio che la plasmò e restaurò: perché si è glorificato.

Canone della Madre di Dio. Acrostico senza irmì: Canto lode al Verbo vivificante. La prima ode è senza irmòs, mentre le successive hanno irmì. Poema del monaco Giovanni.

Stesso Irmòs.

Un tempo la scala immateriale, la via marittima stranamente asciutta raffigurarono la tua generazione, o pura: e tutti noi l’inneggiamo perché è glorificata.

La potenza dell’Altissimo, perfetta Ipòstasi, sapienza di Dio incarnata, o pura, in te conversò con i mortali, perché si è glorificata.

Passò per la porta ermeticamente chiusa del tuo grembo il sole di giustizia, o pura e brillò al mondo perché si è glorificato.

Ode 3. Irmòs.

Fiorì come giglio il deserto, la sterile Chiesa delle genti, alla tua venuta, Signore e per essa si è rafforzato il mio cuore.

Nella tua passione il creato trasmutò, vedendo in vile aspetto, schernito da empi, colui che con cenno divino creò tutto.

Dalla polvere, a tua immagine, con la tua mano mi plasmasti e dopo che per il peccato di nuovo in polvere di morte ero stato ridotto, tu, o Cristo, scendendo nell’ade con te mi rialzasti.

Theotokion. Stupirono le schiere degli angeli, o purissima e fremettero i cuori degli uomini per il tuo parto: per questo, con fede, quale Madre di Dio ti veneriamo.

Canone stavroanastàsimo. L’arco dei potenti.

Cristo, superiore a tutte le cose, con la passione della sua carne per un poco fu inferiore alla natura degli angeli.

Ritenuto morto fra gli iniqui, splendente, o Cristo, apparisti alle donne coronato della gloria della risurrezione.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

Colui che è fuori di ogni tempo come Creatore dei tempi, da te, Vergine, volle essere plasmato fanciullo.

Inneggiamo al grembo più vasto del cielo, per cui Adamo felice è divenuto cittadino del cielo.

Ode 4. Irmòs.

Sei venuto dalla Vergine: non un messo, non un angelo, ma tu stesso, il Signore incarnato e hai salvato tutto intero me, l’uomo: per questo a te acclamo: Gloria alla tua potenza.

Ti presentasti come un accusato al tribunale di Caifa senza alzare la voce, o Sovrano, portando alle genti il giudizio che con la tua passione, o Cristo, hai fatto diventare salvezza per tutta la terra.

Per la tua passione vennero meno le spade del nemico, con la tua discesa all’ade furono rovesciate le città degli avversari e l’arroganza del tiranno venne abbattuta.

Theotokion. Tutti noi fedeli ti conosciamo come porto di salvezza e inconcusso baluardo, o Madre di Dio, Sovrana: con la tua intercessione infatti, tu liberi dai pericoli le anime nostre.

Canone stavroanastàsimo. Ho udito, Signore.

Quando ti vide confitto al legno, o Cristo, colei che ti aveva generato senza doglie, subì allora gli spasimi della maternità.

E’ vinta la morte, un morto depreda le porte dell’ade, poiché quando il vorace fu squarciato, mi furono donati tutti i beni soprannaturali.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

Ecco, il monte divino della casa del Signore, la Madre di Dio è innalzata sopra le potestà con gloria grande.

Tu sola, o Vergine, generasti al di fuori delle leggi di natura il Re del creato, divenendo degna di vocazione divina.

Ode 5. Irmòs.

Tu sei mediatore tra Dio e gli uomini, o Cristo Dio, perché per mezzo tuo, o Sovrano, lasciata la notte dell’ignoranza, abbiamo avuto accesso al Padre tuo fonte della luce.

Come cedro, schiacciasti l’arroganza dei nemici, volontariamente innalzato nella carne, o Cristo Sovrano, col cipresso, il pino e il cedro, come ti è piaciuto.

Nella fossa profonda, o Cristo, ti deposero morto, esanime, ma per le tue piaghe, o Salvatore, con te rialzasti gli uccisi, che dormivano dimenticati nelle tombe.

Theotokion. Scongiura il tuo Figlio e Signore, o Vergine pura, di concedere pacifico riscatto ai prigionieri che di fronte alle vicende avverse in te confidano.

Canone stavroanastàsimo. Il carbone ardente.

Adamo non volle digiunare e gustò per primo il frutto dell’albero mortifero, ma il secondo, crocifisso, cancellò il suo peccato.

Assumesti una natura passibile e mortale, tu impassibile per immateriale divinità, ma reso incorruttibile, o Cristo, risuscitasti i morti dagli antri ell’ade.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

Nubi, stillate sulla terra la dolcezza della gioia, perché ci è dato un bimbo che era prima dei secoli, il nostro Dio, incarnato dalla Vergine.

Alla mia vita e alla mia misera carne rifulse la luce e dissolse l’odiosità del peccato l’Altissimo quando finalmente, senza seme, prese dalla Vergine un corpo.

Ode 6. Irmòs.

Avvolto dall’abisso delle colpe, invoco l’abisso imperscrutabile della tua amorosa compassione: dalla corruzione, fammi risalire, o Dio.

Come un malfattore è condannato il giusto e con gli empi è inchiodato al legno per donare con il proprio sangue la remissione ai debitori.

Tramite un solo uomo, il primo Adamo, un tempo la morte entrò nel mondo; e tramite uno solo, il Figlio di Dio apparve la risurrezione.

Theotokion. Ignara d’uomo, o Vergine, concepisti e vergine rimani in eterno, recando così la prova della divinità vera del tuo Figlio e Dio.

Canone stavroanastàsimo. Ascolta la voce.

Per l’uomo caduto ponesti i cherubini a guardia dell’albero della vita, ma vedendoti aprirono le porte, poiché apparisti conducendo il ladro in paradiso.

Deserto impraticabile divenne l’ade per la morte di uno solo: della sua molta ricchezza accumulata lo svuotò per tutti noi Cristo da solo.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

La natura umana schiava del peccato, pura Signora, per te ottenne libertà: tuo Figlio infatti come agnello per tutti fu immolato.

Tutti proclamiamo te vera Madre di Dio: libera gli abitanti provocatori, poiché tu sola trovasti credito presso tuo Figlio.

Kontàkion.

Risorgesti dalla tomba, Salvatore onnipotente: l’ade sbigottiva vedendo il prodigio e i morti risuscitavano; il creato vedendo ciò, con te si rallegra, con lui esulta Adamo e il mondo, o mio Salvatore, a te per sempre inneggia.

Ikos.

Tu sei la luce di chi è ottenebrato, tu sei la risurrezione di tutti, la vita della stirpe umana: con te risuscitasti i credenti, spogliando il dominio della morte, o Verbo Salvatore e infrangendo le porte dell’ade e i mortali stupivano vedendo il prodigio: tutto il creato gioisce per la tua risurrezione, o amico degli uomini. Anche noi dunque glorifichiamo e celebriamo tutti la tua condiscendenza, mentre il mondo, o mio Salvatore, a te per sempre inneggia.

Ode 7. Irmòs.

L’empio decreto di un tiranno iniquo rinfocolò alta la fiamma: ma sui pii fanciulli effuse la rugiada dello Spirito il Cristo benedetto e più che glorioso.

Nella tua amorosa compassione non sopportavi, o Sovrano, di veder l’uomo tiranneggiato dalla morte: ed ecco, sei venuto e, fatto uomo, col tuo proprio sangue lo salvasti, tu, che sei benedetto e più che glorioso.

Vedendoti rivestito della veste della vendetta sbigottirono i custodi dell’ade, o Cristo: sei venuto a sottomettere come servo l’arrogante tiranno, o Sovrano benedetto e più che glorioso.

Theotokion. Come Santa dei santi ti contempliamo, perché tu sola concepisti l’immutabile Dio, Vergine pura, Madre senza nozze: scaturisti l’incorruttela per tutti i fedeli con il tuo parto divino.

Canone stavroanastàsimo. I fanciulli si rivelarono.

Un tempo nell’Eden la disubbidienza condannò il progenitore, ma tu ti lasciasti condannare per liberare dalla colpa il trasgressore, Dio dei padri sublime e gloriosissimo.

Salvasti il ferito dalla lingua velenosa nell’Een, guarendo il volontario morso con spontaneo patire, Dio dei padri, sublime e gloriosissimo.

Richiamasti alla luce me, che camminavo nell’ombra di morte, scagliando nel buio ade il fulgore della divinità, o Dio dei padri, sublime e gloriosissimo.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

Di notte Giacobbe vide come un enigma Dio incarnato: ma come in uno specchio lo videro provenire da te quanti inneggiano al Dio dei padri, sublime e gloriosissimo.

Giacobbe lottò simbolicamente come profezia dell’amplesso ineffabile che in te ebbe luogo: così, o pura, volle unirsi agli uomini il Dio dei padri, sublime e gloriosissimo.

Profano è chi non proclama te, Figlio della Vergine, uno della Trinità, gridando con salda fede e lingua: Dio dei padri, sublime e gloriosissimo.

Ode 8. Irmòs.

Un tempo a Babilonia, per ordine divino, la fornace ardente produceva duplice effetto: consumava i caldei col suo fuoco e irrorava di rugiada i credenti che cantavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

Vedendo la veste della tua carne imporporata dal tuo sangue, o Cristo, le schiere degli angeli, tremando, sbigottivano per la tua pazienza e acclamavano: Benedite, opere tutte, il Signore.

O misericordioso, con la tua risurrezione hai rivestito di immortalità il mio corpo mortale: per questo il tuo popolo eletto, o Cristo, con grata esultanza a te canta gridando: è stata inghiottita la morte nella vittoria.

Theotokion. Senza seme concepisti e ineffabilmente partoristi colui che, inseparabile dal Padre, dimorò nel tuo grembo come Uomo-Dio, santissima Genitrice di Dio: ti riconosciamo dunque salvezza di noi tutti.

Canone stavroanastàsimo. Disprezzando la statua.

Apparisti inchiodato alla croce, o misericordiosissimo, ti lasciasti seppellire e al terzo giorno risorgesti e riscattasti tutti i mortali, che cantano con fede, o amico degli uomini: tutto il creato inneggi al Signore e lo esalti per tutti i secoli.

Disceso negli inferi per liberare dalla corruzione coli che avevi plasmato, con la tua potenza divina, o mio Cristo, Dio Verbo e resolo incorruttibile, gli partecipasti la tua eterna gloria ed egli ora acclama: Inneggi tutto il creato ed esalti Cristo nei seoli.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

Per opera tua fu visto sulla terra e conversò con gli uomini l’incomparabile per bontà e sapienza; a lui cantando noi, fedeli tutti, acclamiamo: Inneggi al Signore tutto il creato da lui chiamato all’essere e lo esalti per tutti i secoli.

Proclamandoti realmente pura, ti glorifichiamo, Madre di Dio, che concepisti incarnato uno della Trinità, al quale con il Padre e lo Spirito tutti cantiamo: Inneggi al Signore tutto il creato e lo esalti per tutti i secoli.

Ode 9. Irmòs.

Il Figlio dell’eterno Genitore, Dio e Signore, incarnato dalla Vergine si manifestò a noi per illuminare ogni tenebra e radunare ciò che è disperso; per questo la lodatissima Madre di Dio noi magnifichiamo.

Piantato sul Calvario come nel paradiso, o Salvatore, l’albero beatissimo della tua croce immacolata, irrorato dal sangue e dall’acqua divini scaturiti dalla fonte del tuo divino costato o Cristo, fiorì per noi la vita.

Crocifisso, Onnipotente, abbattesti i potenti e sollevata la natura umana, giacente giù nel carcere dell’ade, l’hai fatta sedere sul trono del Padre; e noi adorandoti, magnifichiamo te, che verrai con questa natura.

Trinitario. Con inni, o fedeli, glorifichiamo in modo ortodosso la Monade trina, la Triade consustanziale, indivisibile natura più che divina, triplice nel suo fulgore, chiarore senza tramonto, sola senza commistioni, che irradia su di noi la sua luce.

Canone stavroanastàsimo. Il Verbo, Dio vero.

In mezzo ai condannati come agnello innalzato, sul Calvario in croce, col fianco trafitto dalla lancia, o Cristo buono, donasti la vita a noi terrestri, che con fede onoriamo la tua divina risurrezione.

Adoriamo Dio, che con la propria morte abbattè con forza il potere della morte, fedeli tutti, perché risuscitò con sé i fedeli antichi e offre a tutti vita e risurrezione.

Canone della Madre di Dio. Stesso irmòs.

Uno scettro di potenza ci è donato nel tuo grembo, il Verbo di Dio che rialzò la natura decaduta che scivolava nella tomba; per questo, Vergine pura, come Madre di Dio ti magnifichiamo.

O Sovrano compassionevole, ascolta colei che un tempo eleggesti: tua Madre sia nostra avvocata così che l’universo sia colmo dei tuoi benefici e tutti possiamo magnificarti.

Piccola ectenia ed esclamazione: Poiché ti lodano tutte le potenze. Poi Santo il Signore ecc. e l’Exapostilarion appropriato col suo Theotokìon. Quindi iniziamo le lodi.

Stichirà anastàsima. Tono 2.

Ogni spirito e ogni creatura ti glorifica, Signore, perché con la tua croce distruggesti la morte per manifestare ai popoli la tua risurrezione dai morti, tu che, solo, sei amico degli uomini.

Lo dicano i giudei: come hanno perduto i soldati il Re che custodivano? Perché dunque il masso non trattenne la pietra della vita? Consegnino il sepolto, o adorino il risorto dicendo con noi: Gloria alla moltitudine delle tue compassioni; o Salvatore nostro, gloria a te.

Gioite, popoli ed esultate, un angelo sedette sulla pietra del sepolcro; egli ci evangelizzò dicendo: Cristo, Salvatore del mondo è risorto dai morti e ha colmato l’universo di profumo. Gioite, popoli ed esultate.

Prima del tuo concepimento, Signore, un angelo recò alla piena di grazia il saluto: Salve; alla tua risurrezione un angelo rotolò via la pietra dal tuo sepolcro glorioso: l’uno, al posto della tristezza, ci indicava i segni della gioia; l’altro, invece della morte, ci annunziava il Sovrano datore di vita; per questo a te acclamiamo: Benefattore di tutti, Signore, gloria a te.

Altri Stichirà, anatolikà.

Con gli aromi sparsero lacrime le donne al tuo sepolcro, ma la loro bocca si riempì di gioia quando dissero: È risorto il Signore.

Genti e popoli lodino Cristo nostro Dio, che per noi volontariamente si sottopose alla croce e dimorò tre giorni nell’ade: adorino la sua risurrezione dai morti per la quale tutti i confini del mondo furono illuminati.

Fosti crocifisso e sepolto, o Cristo, perché così hai voluto e depredasti la morte, come Dio e Sovrano, per donare al mondo la vita eterna e la grande misericordia.

Davvero, o iniqui, sigillando la pietra ci procuraste un maggior prodigio. Lo sanno i custodi che dicono: Oggi è uscito dalla tomba; a loro ingiungeste: Dite: Mentre dormivamo vennero i discepoli e lo sottrassero. E chi ruba un morto, per giunta tutto nudo? Ma egli, che è Dio, risorse per suo potere, lasciando nella tomba il lenzuolo funebre. Venite e vedete, giudei: non infranse i sigilli colui che calpestò la morte e dona alla stirpe umana la vita eterna e la grande misericordia.

Alla Liturgia

Dopo Benedetto il regno e la grande synaptì (le Irinikà), si cantano le tre stasi delle antifone, oppure le due stasi dei typikà e le Beatitudini (Makarismì) con i quali vengono cantati i seguenti tropari Anastasimi delle Beatitudini.

La voce del ladro ti presentiamo gridando: ricordati di noi, Salvatore, quando verrai nel tuo regno.

La croce che accettasti per noi, a perdono dei peccati ti presentiamo Signore amico degli uomini.

Veneriamo la tomba e la risurrezione con cui liberasti dalla corruzione il mondo, Sovrano filantropo.

Con la tua morte, Signore, la morte è stata assorbita, e con la tua risurrezione, Salvatore, salvasti il mondo.

Quanti dormivano nell’oscurità vedendo te, la luce, negli abissi dell’ade, o Cristo, risorsero.

Risorto dal sepolcro, andasti incontro alle Mirofore e comandasti di far sapere ai discepoli il tuo risveglio.

Gloria.

Glorifichiamo il Padre, adoriamo tutti il Figlio e il santo Spirito fedelmente inneggiamo.

E ora. Theotokìon.

Salve, trono fiammeggiante, salve sposa non sposata, salve tu che concepisti Dio per gli uomini.

E quindi il resto della Divina Liturgia.