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San Giovanni di Kronstadt

12-20

San Giovanni di Kronstadt nacque nel villaggio di Sura, nella provincia di Archangel, il 19 ottobre 1829, e fu chiamato Giovanni in onore di San Giovanni di Rila (18 agosto). I suoi genitori erano molto poveri, ma molto devoti alla Chiesa. Benché fosse povero, fin da ragazzo Giovanni imparò a sentire compassione per gli altri nelle loro sventure. I suoi vicini spesso gli chiedevano di pregare per loro, poiché notavano in lui questo particolare dono di grazia. Quando Giovanni aveva dieci anni, i suoi genitori riuscirono a raccogliere un po’ di denaro e a mandarlo alla scuola locale, annessa alla chiesa. All’inizio il ragazzo ebbe enormi difficoltà con gli studi. Lavorava per giorni interi, ma ancora non riusciva a tenere il passo.

Scrivendo della sua vita, ricordò una volta una sera in cui tutti erano già andati a letto. “Non riuscivo a dormire, e ancora non capivo nulla di ciò che mi era stato insegnato. Leggevo ancora male e non riuscivo a ricordare nulla di ciò che mi veniva detto. Divenni così avvilito che caddi in ginocchio e cominciai a pregare. Non so se rimasi a lungo in quella posizione o no, ma improvvisamente qualcosa scosse tutto il mio essere. Era come se un velo fosse caduto dai miei occhi, la mia mente si fosse aperta, e ricordai chiaramente il mio maestro di quel giorno e la sua lezione. Ricordai anche l’argomento e gli esempi che aveva fatto. Mi sentivo così leggero e gioioso dentro di me.” Dopo questa esperienza andò così bene che divenne uno dei primi della classe ad essere scelto per andare in seminario, e dopo il seminario all’Accademia Teologica di San Pietroburgo (un grande onore a quel tempo).

Durante tutti i suoi studi, Giovanni rifletteva sull’importanza del perdono, della mitezza e dell’amore, e giunse a credere che questi fossero il nucleo stesso e la forza del Cristianesimo, e che una sola via – la via dell’umile amore – conducesse a Dio e al trionfo della Sua giustizia. Pensava molto anche alla morte del Salvatore sulla Croce del Golgota, e compiangeva coloro che non conoscevano Gesù Cristo. Desiderava predicare loro la Sua morte e Risurrezione. Sognava di diventare un missionario nella lontana Cina, ma vide che vi era moltissimo lavoro per un autentico pastore del gregge di Cristo sia nella sua città che nelle città circostanti.

Quando Giovanni si diplomò all’Accademia incontrò Elizaveta Nesvitsky, che viveva nella città di Kronstadt. Uscirono insieme, lui le fece la proposta, e si sposarono. Dopo i suoi studi, Giovanni desiderava ancora approfondire la conoscenza della sua fede e della sua Chiesa.

Fu con questo stato d’animo che si preparò a diventare sacerdote e ad entrare nel ministero pubblico. Fu ordinato diacono il 10 dicembre 1855, e poi sacerdote il 12 dicembre. Fu assegnato alla Cattedrale di Sant’Andrea nella città di Kronstadt. Diceva: “Mi sono dato la regola di essere il più sincero possibile nel mio lavoro, e di vigilare severamente su me stesso e sulla mia vita interiore.”

Padre Giovanni desiderava soprattutto guadagnarsi l’amore del popolo a lui affidato, perché solo un atteggiamento pieno d’amore poteva fornirgli il solido sostegno e l’aiuto di cui aveva bisogno nell’affrontare il difficile lavoro del sacerdozio. Il suo pensiero costante era come si sarebbe presentato al Giudizio Finale e avrebbe dovuto rendere conto non solo delle proprie azioni, ma anche delle azioni del suo gregge, la cui educazione e salvezza erano di sua responsabilità. Per lui nessuno era un estraneo; chiunque si rivolgesse a lui per aiuto diventava un amico e un parente. Diceva alla gente: “La Chiesa è la migliore amica celeste di ogni sincero cristiano.” Celebrava i divini servizi ogni giorno e offriva le preghiere dei fedeli. Chiamava tutti coloro che raramente si comunicavano a prepararsi e a vivere in modo cristiano, così da potersi comunicare più spesso. Ascoltando padre Giovanni, molte persone cambiarono stile di vita, si pentirono sinceramente e con gioia ricevettero la Santa Comunione regolarmente.

A quel tempo il governo mandava in esilio a Kronstadt assassini, ladri e altri criminali. La vita era orribile per gli esiliati. Perfino i figli degli esiliati diventavano ladri e criminali. Egli andava nei loro tuguri sotterranei, catapecchie e baracche a visitarli. Non soddisfatto di fermarsi cinque o dieci minuti per amministrare qualche rito e poi andarsene, padre Giovanni credeva di andare a far visita a un’anima di inestimabile valore, ai suoi fratelli e sorelle. Rimaneva per ore, parlando, incoraggiando, consolando, piangendo e gioendo insieme a loro.

Fin dall’inizio si prese cura anche dei bisogni materiali dei poveri. Andava a fare la spesa per il cibo, andava in farmacia per le medicine, dal medico per ottenere aiuto, molte volte dando ai poveri le sue ultime monete. Gli abitanti di Kronstadt lo vedevano tornare a casa scalzo e senza la rason. Spesso i parrocchiani portavano scarpe a sua moglie, dicendole: “Tuo marito ha dato le sue scarpe a qualcuno, e tornerà a casa scalzo.” Scriveva anche articoli per il giornale esortando la popolazione di Kronstadt a “sostenere i poveri moralmente e materialmente.” Questi appelli toccarono il cuore di molti e padre Giovanni organizzò molte opere caritative. Rendendosi conto che la sua carità personale non era sufficiente per aiutare i bisognosi, fondò la Fratellanza della Parrocchia della Casa Cristiano-Ortodossa di Sant’Andrea il Primo-Chiamato. Questa confraternita coordinava molte opere caritative in tutta la città e aiutò molte persone bisognose.

Nel 1857 iniziò a insegnare nelle scuole cittadine locali. Diceva alla gente: “Se i bambini non riescono ad ascoltare il Vangelo, è solo perché viene insegnato come qualsiasi altra materia, con noia e indifferenza. Un simile insegnamento vanifica lo scopo del Vangelo. Fallisce perché costringe gli alunni soltanto a leggere parole e a memorizzarle, invece di farle vivere nella loro vita.” Per padre Giovanni non esistevano alunni incapaci. Insegnava in modo tale che gli allievi scarsi come quelli bravi potessero capire. La sua attenzione non era rivolta tanto a costringere gli studenti a memorizzare, quanto a riempire le loro anime con la gioia di vivere secondo i valori cristiani, condividendo con loro i santi pensieri che riempivano la sua anima.

Parlando ad altri sacerdoti della loro vocazione diceva: “Tu sei un rappresentante della fede della Chiesa, o sacerdote; tu sei un rappresentante dello stesso Cristo Signore. Devi essere un modello di mitezza, purezza, coraggio, perseveranza, pazienza ed elevazione di spirito. Tu stai compiendo l’opera di Dio e non devi permettere a nulla di scoraggiarti.”

San Giovanni ha compiuto più miracoli di quasi ogni altro santo, con la possibile eccezione di San Nicola. Attraverso le sue preghiere guarì i malati, diede speranza a chi era senza speranza, e condusse i peccatori al pentimento.

Padre Giovanni si affaticò instancabilmente nella sua opera per il Signore, predicando, insegnando e aiutando coloro che erano nel bisogno. Avendo trascorso tutta la sua vita servendo Dio e il Suo popolo, padre Giovanni si ammalò e morì il 20 dicembre 1908. Quasi subito, persone da vicino e da lontano cominciarono a fare pellegrinaggi al monastero dove era stato sepolto. Ancora oggi milioni di cristiani ortodossi in Russia e in tutto il mondo pregano lui perché interceda per loro, come aveva sempre fatto fin dalla sua infanzia.

San Giovanni fu glorificato dalla Chiesa Ortodossa Russa l’8 giugno 1990.