San Michele il Sincello e Confessore
San Michele il Confessore nacque a Gerusalemme in una famiglia di zelanti cristiani e in giovane età si consacrò alla vita monastica. Dopo la morte del padre, sua madre e le sue sorelle entrarono in un monastero, e San Michele fu ordinato sacerdote. Era famoso come potente predicatore, e perciò il patriarca di Gerusalemme Tommaso I lo prese sotto la sua protezione e lo fece avanzare nella funzione di «sincello» (addetto alle questioni di governo ecclesiastico).
In quel tempo regnava l’imperatore iconoclasta Leone l’Armeno (813-820). Il patriarca inviò a lui San Michele, insieme ai santi fratelli Teodoro (27 dicembre) e Teofane (11 ottobre), con la speranza che potessero persuadere l’imperatore a cessare la persecuzione contro gli Ortodossi. L’imperatore sottopose San Michele a percosse e lo mandò in esilio.
Più tardi, tornato dall’esilio, il monaco soffrì di nuovo per la venerazione delle sante icone sotto l’imperatore Teofilo (829-842). I compagni di San Michele, i Santi Teodoro e Teofane, furono sottoposti a tormenti orribili: sui loro volti furono apposti ferri roventi con un’iscrizione che li diffamava. Ricevettero il titolo di «i Marchiati». Ancora una volta condannato, San Michele fu mandato con il suo discepolo Giobbe al monastero di Pabeida.
Dopo la morte di Teofilo, l’imperatrice Teodora (842-855) restaurò la venerazione delle sante icone e ordinò il ritorno dei cristiani banditi dagli iconoclasti. Ella propose che San Michele potesse occupare il trono patriarcale al posto dell’iconoclasta deposto, Grammatikos. Ma il santo martire rifiutò. Così salì al trono patriarcale San Metodio.
San Michele il Confessore fino alla fine dei suoi giorni faticò nella funzione di «sincello». Morì in pace intorno all’anno 845.

