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Domenica prima della nascita di Cristo San Sebastiano, martire - immagine

Domenica prima della nascita di Cristo San Sebastiano, martire

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Il santo martire Sebastiano nacque nella città di Narbonum in Gallia (l’odierna Francia), e ricevette la sua educazione a Mediolanum (oggi Milano). Sotto gli imperatori regnanti insieme Diocleziano e Massimiano (284-305) occupava la posizione di capo delle guardie imperiali. San Sebastiano era rispettato per la sua autorità, ed era amato dai soldati e da quelli di corte. Era un uomo coraggioso, pieno di sapienza; la sua parola era onesta, il suo giudizio giusto. Era perspicace nei consigli e fedele nel servizio e in tutto ciò che gli veniva affidato. Era un cristiano in segreto, non per paura, ma per poter portare aiuto ai fratelli nel tempo della persecuzione.

I nobili fratelli cristiani Marcellino e Marco erano stati rinchiusi in prigione, e all’inizio confessavano fermamente la vera Fede. Ma sotto l’influenza delle suppliche lacrimose dei loro genitori pagani (Tranquillino e Marcia), e anche delle proprie mogli e figli, cominciarono a vacillare nel proposito di soffrire per Cristo. San Sebastiano si recò dal tesoriere imperiale, presso la cui casa Marcellino e Marco erano tenuti in custodia, e si rivolse ai fratelli che stavano per cedere alle suppliche della loro famiglia.

«O valorosi guerrieri di Cristo! Non gettate via le vostre eterne corone di vittoria a causa delle lacrime dei vostri parenti. Non togliete i piedi dai colli dei vostri nemici che giacciono prostrati davanti a voi, perché non riacquistino le forze e vi assalgano più ferocemente di prima. Innalzate in alto il vostro vessillo sopra ogni attaccamento terreno. Se coloro che vedete piangere sapessero che esiste un’altra vita dove non c’è né malattia né morte, dove vi è una gioia ininterrotta e tutto è bello, certamente desidererebbero entrarvi con voi. Chi teme di scambiare questa breve vita terrena con le gioie interminabili del Regno celeste è davvero stolto. Infatti chi rifiuta l’eternità spreca il breve tempo della propria esistenza, e sarà consegnato al tormento eterno nell’Ade».

Allora san Sebastiano disse che, se necessario, era disposto a sopportare il tormento e la morte per mostrare loro come dare la propria vita per Cristo.

Così san Sebastiano persuase i fratelli a portare a compimento il loro atto di martirio, e il suo discorso scosse tutti i presenti. Videro come il suo volto risplendeva come quello di un angelo, e videro sette angeli rivestirlo di una veste radiosa, e udirono un bel Giovane dire: «Tu sarai con Me per sempre».

Zoe, la moglie del carceriere Nicostrato, aveva perso la capacità di parlare sei anni prima. Si gettò ai piedi di san Sebastiano, supplicandolo con i gesti di guarirla. Il santo fece il Segno della Croce sulla donna, ed ella subito cominciò a parlare e glorificò il Signore Gesù Cristo. Disse di aver visto un angelo che teneva un libro aperto nel quale era scritto tutto ciò che san Sebastiano diceva. Allora tutti coloro che videro il miracolo vennero anch’essi a credere nel Salvatore del mondo. Nicostrato tolse le catene a Marcellino e Marco e si offrì di nasconderli, ma i fratelli rifiutarono.

Marco disse: «Lasciate che lacerino la carne dei nostri corpi con crudeli tormenti. Possono uccidere il corpo, ma non possono vincere l’anima che combatte per la Fede». Nicostrato e sua moglie chiesero il Battesimo, e san Sebastiano consigliò a Nicostrato di servire Cristo piuttosto che l’Eparca. Gli disse anche di radunare i prigionieri affinché quelli che credevano in Cristo potessero essere battezzati. Allora Nicostrato chiese al suo scrivano Claudio di mandare tutti i prigionieri a casa sua. Sebastiano parlò loro di Cristo, e si convinse che tutti erano disposti a ricevere il Battesimo. Fece venire il presbitero Policarpo, che li preparò al Mistero, istruendoli a digiunare in preparazione al Battesimo di quella sera.

Poi Claudio informò Nicostrato che l’eparca romano Arestio Croma­to voleva sapere perché i prigionieri fossero radunati a casa sua. Nicostrato raccontò a Claudio della guarigione di sua moglie, e Claudio portò i suoi stessi figli malati, Sinforiano e Felice, da san Sebastiano. La sera il presbitero Policarpo battezzò Tranquillino con i suoi parenti e amici, e Nicostrato con tutta la sua famiglia, Claudio con i suoi figli, e anche sedici prigionieri condannati. I neo-battezzati erano in tutto 64.

Presentandosi davanti all’eparca Croma­to, Nicostrato gli raccontò come san Sebastiano li aveva convertiti al cristianesimo e aveva guarito molti dalle malattie. Le parole di Nicostrato persuasero l’eparca. Egli fece chiamare san Sebastiano e il presbitero Policarpo, e fu illuminato da loro, e divenne credente in Cristo. Nicostrato e Croma­to, suo figlio Tiburzio e tutta la sua casa ricevettero il santo Battesimo. Il numero dei neo-illuminati salì a 1400. Divenuto cristiano, Croma­to rinunciò al suo incarico di eparca.

In quel tempo il vescovo di Roma era san Gaio (11 agosto). Egli benedisse Croma­to a recarsi nelle sue proprietà nell’Italia meridionale con il presbitero Policarpo. Anche quei cristiani che non erano in grado di sopportare il martirio andarono con loro. Padre Policarpo andò per rafforzare nella Fede i neo-convertiti.

Tiburzio, figlio di Croma­to, desiderava accettare il martirio e rimase a Roma con san Sebastiano. Di quelli che rimasero, san Gaio ordinò presbitero Tranquillino, e i suoi figli Marcellino e Marco furono ordinati diaconi. Nicostrato, sua moglie Zoe e suo fratello Castorio, e Claudio, suo figlio Sinforiano e suo fratello Vittorino rimasero anch’essi a Roma. Essi si radunavano per i divini servizi alla corte dell’imperatore insieme a un cristiano segreto di nome Castulo, ma presto giunse il tempo per loro di soffrire per la Fede.

I pagani arrestarono per prima santa Zoe, mentre pregava presso la tomba dell’apostolo Pietro. Al processo confessò coraggiosamente la sua fede in Cristo. Morì appesa per i capelli sopra il fumo nauseabondo proveniente da un grande fuoco di letame. Poi il suo corpo fu gettato nel fiume Tevere. Apparendo in visione a san Sebastiano, gli raccontò la sua morte.

Il presbitero Tranquillino fu il successivo a soffrire: i pagani lo colpirono con pietre presso la tomba del santo apostolo Pietro, e anche il suo corpo fu gettato nel Tevere.

I santi Nicostrato, Castorio, Claudio, Vittorino e Sinforiano furono presi sulla riva del fiume, mentre cercavano i corpi dei martiri. Furono condotti dall’eparca, e i santi rifiutarono il suo comando di offrire sacrifici agli idoli. Legarono pietre al collo dei martiri e poi li annegarono nel mare.

Il falso cristiano Torquato tradì san Tiburzio. Quando il santo rifiutò di sacrificare agli idoli, il giudice ordinò che Tiburzio camminasse a piedi nudi sui carboni ardenti, ma il Signore lo protesse. Tiburzio camminò sui carboni ardenti senza sentire il calore. Poi i torturatori decapitarono san Tiburzio, e il suo corpo fu sepolto da cristiani sconosciuti.

Torquato tradì anche i santi diaconi Marcellino e Marco, e san Castulo (26 marzo). Dopo le torture, gettarono Castulo in una fossa e lo seppellirono vivo, mentre a Marcellino e Marco furono inchiodati i piedi allo stesso ceppo. Essi rimasero in piedi tutta la notte in preghiera, e al mattino furono trafitti con le lance.

San Sebastiano fu l’ultimo a essere torturato. L’imperatore Diocleziano lo interrogò personalmente, e vedendo la determinazione del santo martire, ordinò che fosse portato fuori della città, legato a un albero e trafitto con le frecce. Irene, la moglie di san Castulo, andò di notte per seppellire san Sebastiano, ma lo trovò vivo e lo portò a casa sua.

San Sebastiano si ristabilì presto dalle sue ferite. I cristiani lo sollecitarono a lasciare Roma, ma egli rifiutò. Avvicinandosi a un tempio pagano, il santo vide gli imperatori avvicinarsi e li rimproverò pubblicamente per la loro empietà. Diocleziano ordinò che il santo martire fosse portato al Circo Massimo per essere giustiziato. Bastonarono a morte san Sebastiano, e gettarono il suo corpo nelle cloache. Il santo martire apparve in visione a una pia donna di nome Lucina, e le disse di prendere il suo corpo e seppellirlo nelle catacombe. Ella fece così con l’aiuto dei suoi servi. Oggi la sua basilica sorge sul luogo della sua tomba.