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San Spiridione il Taumaturgo, vescovo di Trimithonte a Cipro - immagine

San Spiridione il Taumaturgo, vescovo di Trimithonte a Cipro

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San Spiridione di Tremithus nacque verso la fine del III secolo nell’isola di Cipro. Era un pastore e aveva una moglie e dei figli. Usava tutti i suoi beni per le necessità dei suoi vicini e dei senzatetto, per cui il Signore lo ricompensò con il dono della taumaturgia. Egli guariva coloro che erano incurabilmente malati e scacciava i demoni.

Dopo la morte di sua moglie, durante il regno di Costantino il Grande (306-337), fu fatto vescovo di Tremithus, a Cipro. Come vescovo, il santo non cambiò il suo modo di vita, ma unì il servizio pastorale alle opere di carità.

Secondo la testimonianza degli storici ecclesiastici, San Spiridione partecipò alle sessioni del Primo Concilio Ecumenico nell’anno 325. Al Concilio, il santo entrò in disputa con un filosofo greco che difendeva l’eresia ariana. La forza del linguaggio semplice e diretto di San Spiridione mostrò a tutti l’importanza della sapienza di Dio davanti alla sapienza umana: «Ascolta, filosofo, ciò che ti dico. Vi è un solo Dio che ha creato l’uomo dalla polvere. Egli ha ordinato tutte le cose, visibili e invisibili, per mezzo del Suo Verbo e del Suo Spirito. Il Verbo è il Figlio di Dio, che è disceso sulla terra a causa dei nostri peccati. Egli è nato da una Vergine, ha vissuto tra gli uomini, ha sofferto ed è morto per la nostra salvezza, poi è risorto dai morti e ha risuscitato con Sé il genere umano. Noi crediamo che Egli è consustanziale al Padre, e a Lui uguale in autorità e onore. Noi crediamo questo senza alcun sottile ragionamento, perché è impossibile comprendere questo mistero con la ragione umana».

Come risultato della loro discussione, l’avversario del Cristianesimo divenne lo zelante difensore del santo e in seguito ricevette il santo Battesimo. Dopo la sua conversazione con San Spiridione, il filosofo si rivolse ai suoi compagni e disse: «Ascoltate! Finora i miei avversari hanno presentato i loro argomenti, e io ero in grado di confutare le loro prove con altre prove. Ma invece di prove razionali, le parole di questo Anziano sono piene di una sorta di potenza speciale, e nessuno può confutarle, poiché è impossibile per l’uomo opporsi a Dio. Se qualcuno di voi pensa come penso io ora, creda in Cristo e si unisca a me nel seguire quest’uomo, perché Dio stesso parla per mezzo delle sue labbra».

In questo Concilio, San Spiridione mostrò in modo straordinario l’unità della Santa Trinità. Prese in mano un mattone e lo strinse. In quell’istante ne uscì una fiamma, l’acqua cadde a gocce a terra, e soltanto la polvere rimase nelle mani del taumaturgo. «C’era un solo mattone», disse San Spiridione, «ma era composto di tre elementi. Nella Santa Trinità vi sono tre Persone, ma un solo Dio».

Il santo si prendeva cura del suo gregge con grande amore. Per le sue preghiere, la siccità veniva sostituita da piogge abbondanti, e piogge incessanti venivano sostituite da bel tempo. Per le sue preghiere i malati venivano guariti e i demoni scacciati.

Una volta una donna si avvicinò a lui con un bambino morto tra le braccia, implorando l’intercessione del santo. Egli pregò, e il bambino fu riportato in vita. La madre, sopraffatta dalla gioia, cadde a terra senza vita. Per le preghiere del santo di Dio, la madre fu richiamata alla vita.

Un’altra volta, affrettandosi a salvare un suo amico, che era stato falsamente accusato e condannato a morte, il santo fu ostacolato lungo la via dall’improvvisa piena di un torrente. Il santo comandò alle acque: «Fermati! Perché il Signore di tutto il mondo ti comanda di permettermi di passare, affinché un uomo sia salvato». La volontà del santo fu compiuta, ed egli passò felicemente sull’altra riva. Il giudice, informato del miracolo avvenuto, ricevette San Spiridione con rispetto e liberò il suo amico.

Sono noti episodi simili nella vita del santo. Una volta, entrò in una chiesa vuota, ordinò che le lampade e le candele fossero accese, e poi iniziò la funzione. Quando disse: «Pace a tutti», sia lui che il diacono udirono dall’alto il risonare di una grande moltitudine di voci che rispondevano: «E col tuo spirito». Questo coro era maestoso e più dolce e melodioso di qualsiasi coro umano. Ad ogni litania, il coro invisibile cantava: «Signore, abbi misericordia». Attirati dal canto ecclesiastico, gli abitanti dei dintorni si affrettarono verso la chiesa. Più si avvicinavano, più il canto meraviglioso riempiva le loro orecchie e rallegrava i loro cuori. Ma quando entrarono in chiesa, non videro nessuno tranne il vescovo e alcuni servitori della chiesa, e non udirono più il canto che tanto li aveva stupiti.

San Simeone Metafraste (9 novembre), l’autore della sua Vita, paragonò San Spiridione al patriarca Abramo per la sua ospitalità. Sozomeno, nella sua Storia Ecclesiastica, offre un esempio sorprendente, tratto dalla vita del santo, di come egli accogliesse gli stranieri. Una volta, all’inizio del Digiuno di quaranta giorni, uno straniero bussò alla sua porta. Vedendo che il viandante era molto sfinito, San Spiridione disse a sua figlia: «Lava i piedi di quest’uomo, così che possa sdraiarsi per mangiare». Ma poiché era la Quaresima non c’erano le provviste necessarie, perché il santo «prendeva cibo solo in determinati giorni, e in altri giorni stava senza cibo». Sua figlia rispose che in casa non c’era pane né farina. Allora San Spiridione, scusandosi con il suo ospite, ordinò a sua figlia di cuocere un prosciutto salato che avevano in dispensa. Dopo aver fatto sedere lo straniero a tavola, cominciò a mangiare, esortando quell’uomo a fare lo stesso. Quando questi rifiutò, dichiarandosi cristiano, il santo replicò: «Non è conveniente rifiutare questo, perché la Parola di Dio proclama: “Tutto è puro per i puri” (Tito 1,15).

Un altro particolare storico riportato da Sozomeno era caratteristico del santo. Era sua consuetudine distribuire una parte del raccolto ai bisognosi, e un’altra parte a coloro che avevano necessità pur essendo indebitati. Non prendeva una parte per sé, ma indicava semplicemente loro l’ingresso del suo magazzino, dove ciascuno poteva prendere quanto gli era necessario, e poi restituirlo allo stesso modo, senza registri né contabilità.

Vi è anche il racconto di Socrate Scolastico su come dei ladri avessero progettato di rubare le pecore di San Spiridione. Essi entrarono di notte nel recinto del gregge, ma si trovarono tutti legati da una forza invisibile. Quando giunse il mattino, il santo andò al suo gregge e, vedendo i ladri legati, pregò e li liberò. A lungo li esortò ad abbandonare la via dell’iniquità e a guadagnarsi da vivere con un lavoro onesto. Poi fece loro dono di una pecora e, congedandoli, il santo disse con bontà: «Prendete questo per la vostra fatica, così che non abbiate passato invano una notte insonne».

Tutte le Vite del santo parlano della sua straordinaria semplicità e del dono della taumaturgia a lui concesso da Dio. Per una sola parola del santo i morti venivano risvegliati, gli elementi della natura domati, gli idoli infranti. A un certo punto, un Concilio fu convocato ad Alessandria dal Patriarca per discutere che cosa fare degli idoli e dei templi pagani che vi si trovavano. Per le preghiere dei Padri del Concilio tutti gli idoli caddero, tranne uno, che era molto venerato. Fu rivelato al Patriarca in visione che questo idolo doveva essere infranto da San Spiridione di Tremithus. Invitato dal Concilio, il santo si imbarcò su una nave e, nel momento in cui la nave toccò la riva e il santo mise piede a terra, l’idolo di Alessandria con tutte le sue offerte si ridusse in polvere, come poi fu riferito al Patriarca e a tutti i vescovi.

San Spiridione visse la sua vita terrena nella rettitudine e nella santità, e consegnò in preghiera la sua anima al Signore. Le sue reliquie riposano sull’isola di Corfù (Kerkyra), in una chiesa intitolata a lui (la sua mano destra, però, si trova a Roma).

La sua memoria è celebrata anche nel Sabato di Carnevale.