Teoctista di Lesbo b.
Santa Theoktistē nacque nella città di Methymna, sull’isola di Lesbos. Rimasta orfana in tenera età, i suoi parenti la mandarono in un monastero perché fosse cresciuta dalle monache. La fanciulla era ben lieta di rinunciare a questo mondo peccaminoso. Amava la vita monastica, i lunghi Servizi in chiesa, l’obbedienza monastica, il severo digiuno e la preghiera incessante. Imparò a memoria gran parte dei canti, delle preghiere e della salmodia.
Nella luminosa Festa della Risurrezione di Cristo, nell’anno 846, quando Theoktistē aveva diciotto anni, ella lasciò il Monastero con la benedizione dell’igumena e si recò in un villaggio vicino per visitare sua sorella, rimanendo là per la notte. Alcuni Arabi invasero l’insediamento, catturarono tutti gli abitanti e li costrinsero a salire su una nave. Al mattino erano già in mare.
I briganti condussero i prigionieri sulla desolata isola di Paros, per poterli esaminare e stabilire il prezzo di ciascuno quando sarebbero stati venduti al mercato degli schiavi. Il Signore aiutò la giovane fanciulla a fuggire, e gli Arabi non la presero. Santa Theoktistē visse sull’isola per i successivi 35 anni. Una vecchia chiesa dedicata alla Santissima Theotokos le servì da dimora, e il suo cibo erano semi di girasole. Trascorreva tutto il suo tempo in preghiera.
Un giorno, un gruppo di cacciatori approdò sull’isola. Uno di loro, inseguendo la preda, si spinse lontano dalla costa nella foresta, e all’improvviso vide la chiesa ed entrò per pregare. In seguito, il cacciatore vide quella che gli parve una figura umana in un angolo buio, non lontano dalla santa mensa dell’altare, che scostava fitte ragnatele. Si avvicinò e udì una voce che diceva: «Rimani lì e non avvicinarti oltre, perché sono una donna nuda e mi vergogno».
Il cacciatore diede alla donna il suo mantello e lei uscì dal luogo dove si nascondeva. Egli vide una donna dai capelli grigi, dal volto consunto, che si chiamava Theoktistē. Con voce flebile, gli raccontò la sua vita, che aveva consacrato a Dio.
Quando santa Theoktistē ebbe finito il suo racconto, chiese al cacciatore, se mai gli fosse capitato di tornare di nuovo su quell’isola, di portarle una particola dei Dòna riservati. In tutto il tempo in cui aveva vissuto nel deserto, infatti, non aveva potuto comunicarsi una sola volta ai Santi Misteri di Cristo.
Un anno dopo, nell’881, il cacciatore tornò sull’isola e portò un piccolo vaso con una particola dei Santi Misteri. Santa Theoktistē si accostò ai Santi Dòna e cadde a terra, pregando con lacrime per molto tempo. Alzandosi, prese il vaso e ricevette il Corpo e il Sangue di Cristo «con fede, timore di Dio e amore».
Il giorno seguente, il cacciatore trovò il corpo senza vita di santa Theoktistē nella chiesa. Dopo aver scavato una fossa poco profonda, la depose in essa. Poi, con audacia sacrilega, le tagliò una mano, per poter portare con sé una reliquia della Santa. Per tutta la notte la nave fu sbattuta da un mare tempestoso. Al mattino si ritrovò proprio nel luogo da cui era partita. Allora l’uomo capì che il suo gesto di prendere la reliquia non era gradito a Dio.
Ritornato alla tomba, egli depose la mano accanto al corpo della Santa. Allora la nave poté salpare senza difficoltà. Durante il viaggio, il cacciatore raccontò ai suoi compagni tutto ciò che era accaduto sull’isola. Dopo aver udito il suo racconto, tutti decisero di tornare subito a Paros, per poter venerare le reliquie della grande asceta. Tuttavia, non trovarono il suo santo corpo nella tomba.

