memoria del miracolo della santa osiomartire Parasceve a Chio
Santa Parasceve (Paraskevḗ) la Nuova nacque da una pia famiglia, che visse nell’undicesimo secolo nel villaggio di Epivato, tra Silistra e Costantinopoli. Suo fratello maggiore Eutimio divenne monaco, e in seguito fu consacrato vescovo di Matidia. Un giorno, mentre partecipava ai divini servizi, le parole del Signore le trafissero il cuore come una freccia: “Se qualcuno vuol venire dietro a Me, rinneghi se stesso” (Mt. 16,24). Da quel momento cominciò a distribuire i suoi vestiti ai bisognosi, per cui sopportò molte sofferenze da parte della sua famiglia.
Dopo la morte dei suoi genitori, la santa fu tonsurata monaca all’età di quindici anni. Si ritirò nel deserto del Giordano, dove condusse vita ascetica fino all’età di venticinque anni. Un angelo del Signore le ordinò di tornare nella sua patria, così rimase a Epivato per due anni.
Santa Parasceve si addormentò nel Signore all’età di ventisette anni, e fu sepolta vicino al mare. A motivo dei molti miracoli che avvenivano presso la sua tomba, le sue reliquie furono rinvenute incorrotte. Furono collocate nella chiesa dei Santi Apostoli a Epivato, dove rimasero per circa 175 anni.
Le reliquie di Santa Parasceve furono traslate a Trnovo, in Bulgaria, nel 1223 e collocate nella cattedrale. Il patriarca Eutimio scrisse la sua Vita e stabilì il giorno della sua commemorazione al 14 ottobre. I Turchi occuparono la Bulgaria nel 1391, e le sue reliquie furono donate a Mircea il Vecchio, principe della Terra Romena (una delle regioni della Romania). Nel 1394 le reliquie furono donate alla principessa Angelina di Serbia (30 luglio), che le portò a Belgrado. Per 120 anni le reliquie di Santa Parasceve riposarono a Costantinopoli nella cattedrale patriarcale.
Il 13 giugno 1641 le sue reliquie incorrotte furono trasferite al monastero dei Tre Gerarchi a Jassy, in Romania, dove avvennero molte guarigioni. Il 26 dicembre 1888, dopo essere state salvate da un incendio, le reliquie di Santa Parasceve furono nuovamente traslate. Questa volta furono collocate nella nuova cattedrale di Jassy, dove rimangono fino ai nostri giorni.



