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San Dionigi l’Areopagita, ieromartire - immagine

San Dionigi l’Areopagita, ieromartire

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San Dionisio visse originariamente nella città di Atene. Fu cresciuto lì e ricevette una educazione classica greca. Poi andò in Egitto, dove studiò astronomia nella città di Heliopolis. Fu a Heliopolis, insieme al suo amico Apollophonos, che egli vide l’eclissi di sole che avvenne nel momento della morte del Signore Gesù Cristo per Crocifissione. «O il Creatore di tutto il mondo ora soffre, oppure questo mondo visibile sta per finire», disse Dionisio. Al suo ritorno ad Atene dall’Egitto, fu scelto come membro del Consiglio dell’Areopago (alta corte ateniese).

Quando il santo Apostolo Paolo predicò nel luogo sulla Collina di Ares (Atti 17,16-34), Dionisio accolse il suo annuncio salvifico e divenne cristiano. Per tre anni san Dionisio rimase compagno del santo Apostolo Paolo nella predicazione della Parola di Dio. Più tardi, l’Apostolo Paolo lo scelse come vescovo della città di Atene. E nell’anno 57 san Dionisio fu presente alla dormizione della santissima Theotokos.

Durante la vita della Madre di Dio, san Dionisio era andato da Atene a Gerusalemme per incontrarla. Scrisse al suo maestro, l’Apostolo Paolo: «Testimonio davanti a Dio, che oltre al Dio stesso, nulla è colmo di tale divina potenza e grazia. Nessuno può comprendere pienamente ciò che ho visto. Confesso davanti a Dio: quando ero con Giovanni, che brillava tra gli Apostoli come il sole nel cielo, quando fui condotto davanti al volto della santissima Vergine, provai una sensazione inesprimibile. Dinanzi a me risplendeva una sorta di luce divina che rapiva il mio spirito. Percepivo la fragranza di profumi indescrivibili e fui colmato di tale diletto che il mio stesso corpo venne meno, e il mio spirito poteva a stento sopportare questi segni e caratteri dell’eterna maestà e della potenza celeste. La grazia che veniva da lei riempì il mio cuore e scosse il mio stesso spirito. Se non avessi avuto presenti i tuoi insegnamenti, l’avrei scambiata per il Dio stesso. È impossibile stare davanti a una beatitudine più grande di questa che io ho contemplato».

Dopo la morte dell’Apostolo Paolo, san Dionisio desiderò continuare la sua opera, e perciò partì a predicare in Occidente, accompagnato dal presbitero Rustico e dal diacono Eleuterio. Convertirono molti a Cristo a Roma, poi in Germania e poi in Spagna. In Gallia, durante una persecuzione contro i cristiani da parte delle autorità pagane, tutti e tre i confessori furono arrestati e gettati in prigione. Di notte san Dionisio celebrava la Divina Liturgia con gli angeli del Signore. Al mattino i martiri furono decapitati. Secondo un’antica tradizione, san Dionisio prese la sua testa, si incamminò con essa verso la chiesa e lì cadde morto. Una pia donna di nome Catulla seppellì le reliquie del santo.

Gli scritti di san Dionisio l’Areopagita hanno grande importanza per la Chiesa Ortodossa. Quattro suoi libri sono giunti fino a noi:

Sulle Gerarchie Celesti

Sulle Gerarchie Ecclesiastiche

Sui Nomi di Dio

Sulla Teologia Mistica

Inoltre, vi sono dieci lettere a varie persone.

Il libro Sulle Gerarchie Celesti fu scritto in realtà in uno dei paesi dell’Europa Occidentale, dove san Dionisio predicava. In esso egli espone l’insegnamento cristiano sul mondo angelico. La gerarchia angelica (o Celeste-Celestiale) comprende i nove ordini angelici:

Serafini

Cherubini

Troni

Dominazioni

Potestà

Autorità

Principati

Arcangeli

Angeli

Il racconto della Sinassi delle Potenze Incorporee del Cielo si trova all’8 novembre.

Lo scopo della Gerarchia Angelica stabilita divinamente è l’ascesa verso la somiglianza a Dio mediante la purificazione, l’illuminazione e la perfezione. I ranghi più alti sono portatori di luce divina e di vita divina per i ranghi inferiori. E non solo gli schieramenti angelici senzienti e incorporei sono inclusi nella gerarchia spirituale portatrice di luce, ma anche il genere umano, creato di nuovo e santificato nella Chiesa di Cristo.

Il libro di san Dionisio Sulle Gerarchie Ecclesiastiche è una continuazione del suo libro Sulle Gerarchie Celesti. La Chiesa di Cristo, come i ranghi angelici, nel suo servizio universale è posta sul fondamento di principi sacerdotali stabiliti da Dio.

Nel mondo terreno, per i figli della Chiesa, la grazia divina discende in modo ineffabile nei santi Misteri della Chiesa, che sono di natura spirituale, sebbene percepibili ai sensi nella forma. Pochi, anche tra i santi asceti, furono in grado di contemplare con i loro occhi terreni la visione di fuoco dei santi Misteri di Dio. Ma fuori dai sacramenti della Chiesa, fuori dal Battesimo e dall’Eucaristia, non si trova la grazia luminosa e salvifica di Dio, né la conoscenza divina né la theosis (divinizzazione).

Il libro Sui Nomi di Dio espone la via della conoscenza divina attraverso una progressione dei Nomi Divini.

Il libro di san Dionisio Sulla Teologia Mistica espone anch’esso l’insegnamento sulla conoscenza divina. La teologia della Chiesa Ortodossa è totalmente fondata sull’esperienza della conoscenza divina. Per conoscere Dio è necessario essere in prossimità di Lui, essersi avvicinati a Lui in qualche misura, così da giungere alla comunione con Dio e alla divinizzazione (theosis). Questa condizione si realizza attraverso la preghiera. Non perché la preghiera in se stessa ci avvicini al Dio incomprensibile, ma perché la purezza del cuore nella vera preghiera ci porta più vicino a Dio.

Le opere scritte di san Dionisio l’Areopagita hanno un’importanza straordinaria nella teologia della Chiesa Ortodossa, e anche per la teologia occidentale tardo-medievale. Per quasi quattro secoli, fino all’inizio del VI secolo, le opere di questo santo Padre della Chiesa furono conservate in una tradizione manoscritta oscura, principalmente da parte dei teologi della Chiesa di Alessandria. I concetti in queste opere erano conosciuti e utilizzati da Clemente di Alessandria, Origene, Dionisio il Grande, figure preminenti della scuola catechetica di Alessandria, e anche da san Gregorio il Teologo. San Dionisio di Alessandria scrisse a san Gregorio il Teologo un Commentario sull’«Areopagita». Le opere di san Dionisio l’Areopagita ricevettero il riconoscimento da parte di tutta la Chiesa durante il VI-VII secolo.

Particolarmente rilevanti sono i Commentari scritti da san Massimo il Confessore (21 gennaio). (Nota del traduttore: sebbene molti studiosi suggeriscano che l’«Areopagita» sia stato in realtà scritto da una figura anonima del VI secolo che si servì del comune espediente antico di prendere piamente in prestito un nome illustre, ciò in nessun modo diminuisce la profonda importanza teologica delle opere.)

Nella Chiesa Ortodossa Russa gli insegnamenti di san Dionisio l’Areopagita sui principi spirituali e sulla divinizzazione furono conosciuti inizialmente attraverso gli scritti di san Giovanni Damasceno (4 dicembre). La prima traduzione slava dell’«Areopagita» fu fatta sul Monte Athos intorno all’anno 1371 da un monaco di nome Isaia. Le sue copie furono ampiamente diffuse in Russia. Molte di esse sono state conservate fino ai giorni nostri in storiche raccolte manoscritte, tra le quali vi è un manoscritto in pergamena «Opere di san Dionisio l’Areopagita» appartenente a san Cipriano, Metropolita di Kiev e di tutta la Rus’ (16 settembre), di suo proprio pugno.

Secondo una tradizione, egli fu ucciso a Lutetia (antico nome di Parigi, Francia) nell’anno 96 durante la persecuzione sotto l’imperatore romano Domiziano (81-96). Oggi la maggior parte degli studiosi e dei teologi ritiene che san Dionisio l’Areopagita non sia morto in Gallia, e che san Dionigi (o Denys) di Parigi sia un altro santo con lo stesso nome.

San Demetrio di Rostov dice che il ieromartire Dionisio fu decapitato ad Atene, e che molti miracoli furono compiuti presso la sua tomba.