San Giovanni il Cantore, detto Koukouzelis
San Giovanni Koukouzelis, originario di Dirrachia (Bulgaria), rimase orfano in tenera età. Dotato di una voce molto fine, entrò nella scuola di corte di Costantinopoli. Trovò favore presso l’imperatore Giovanni Comneno (1118-1143) e divenne primo cantore di corte. Lo sfarzo e il lusso della corte imperiale disturbavano il pio giovane. Un giorno, quando gli chiesero che cosa avesse mangiato per cena, egli rispose: “Fagioli e piselli”. Il nome Koukouzelis (fagioli e piselli) gli rimase per sempre.
Giovanni iniziò a cercare il modo di sfuggire alle seduzioni della corte, così come a un matrimonio combinato per lui dall’imperatore. Per volontà di Dio, Giovanni incontrò un igumeno del Monte Athos che era venuto a Costantinopoli per affari del monastero. Giovanni rivelò all’Anziano il suo desiderio di lasciare la corte. L’Anziano benedisse Giovanni a venire alla Santa Montagna. Là Giovanni fu accolto e tonsurato monaco.
Gli fu dato come obbedienza di curare il gregge di capre del monastero. Portava il gregge in zone remote della Santa Montagna a pascolare. Là, nel deserto, il giovane poteva pregare, contemplare Dio e cantare da solo gli inni divini. Incantati dalla bellezza angelica della sua voce, gli animali si radunavano intorno a lui e ascoltavano come rapiti.
Per modestia e umiltà il cantore non rivelò il suo dono ai fratelli. Ma un giorno, un abitante del deserto udì di nascosto il suo commovente canto pastorale e lo riferì all’igumeno. Allora san Giovanni rivelò all’igumeno di essere stato un cantore di corte. Lo supplicò con lacrime agli occhi di lasciarlo rimanere nel deserto con il suo gregge.
L’igumeno temeva che l’imperatore venisse a sapere che il suo cantore di corte prediletto si trovava sulla Santa Montagna e lo costringesse a tornare a corte. Volendo evitare il dispiacere dell’imperatore, l’igumeno si recò a Costantinopoli per spiegare che ne era stato di Giovanni e lo supplicò di non ostacolare il cammino salvifico del giovane.
In seguito Giovanni Koukouzelis cantava al cliros destro della cattedrale la domenica e nei giorni di festa. Un giorno, dopo aver cantato un Akathistos davanti a un’icona della Madre di Dio, Giovanni ricevette una grande misericordia. La Madre di Dio gli apparve in sogno e disse: “Rallégrati, Giovanni, e non cessare di cantare. Per questo, io non ti abbandonerò.” Con queste parole pose nella mano di Giovanni una moneta d’oro, poi divenne invisibile. Questa moneta fu posta sotto l’icona. Molti miracoli sono stati attribuiti alla moneta e all’icona. L’icona, chiamata “Koukouzelissa” in memoria di san Giovanni, si trova nel monastero Lavra di sant’Athanasios. È commemorata il 1° ottobre e il decimo venerdì dopo Pascha.
La Madre di Dio apparve nuovamente a san Giovanni e lo guarì da una grave infermità alle gambe, causata dal lungo stare in piedi in chiesa. I restanti giorni di san Giovanni furono trascorsi in intense fatiche ascetiche. Lavorò anche con grande impegno alla disciplina del canto ecclesiastico, ottenendo il titolo di maestro didascalo e protopsaltis (sorvegliante).
Egli ordinò e compilò melodie per gli stichirà, i tropari e i kontakia ecclesiastici. Corresse i testi degli inni e scrisse suoi propri tropari. Alcune sue composizioni si trovano anche nei seguenti manoscritti: “Un Libro, per Volontà di Dio Comprendente Tutto l’Ordine della Progressione dei Servizi Ecclesiastici, Compilato dal Maestro Didascalo Giovanni Koukouzelis”, “Progressione dei Servizi, Compilata dal Maestro Didascalo Giovanni Koukouzelis, Dall’Inizio del Grande Vespro fino al Compimento della Divina Liturgia”, e “La Scienza del Canto e dei Segni del Canto con Tutte le Legittime Posizioni della Mano e con Tutti gli Ordinamenti del Canto”.
Prevedendo l’ora della sua morte, san Giovanni prese congedo dai fratelli e, nelle sue ultime volontà, chiese loro di seppellirlo nella Chiesa dell’Arcangelo che egli aveva costruito. I cantori ecclesiastici venerano san Giovanni Koukouzelis come loro speciale santo patrono.



