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Ripsimia e Gaia di Armenia mm. - immagine

Ripsimia e Gaia di Armenia mm.

09-30

Santa Ripsimia (Ριψιμία o Ριψίμη) subì il martirio nell’anno 292, durante il regno di Diocleziano (284-304). Era di grande bellezza per il suo aspetto esteriore, e modesta nel suo carattere. In quei giorni, Diocleziano mandò uomini in tutto l’Impero per trovare una fanciulla più bella di tutte le altre da prendere in moglie. Essi trovarono Santa Ripsimia, che aveva consacrato la sua verginità a Cristo e viveva in una comunità di donne in Asia Minore, della quale Santa Gaiaṇḗ era la Superiora. I messaggeri fecero fare un ritratto di Ripsimia e lo mandarono a Diocleziano. L’Imperatore fu rapito dalla sua bellezza e le mandò una lettera, chiedendole di essere sua moglie. Ripsimia, che aveva Cristo come celeste Sposo, non voleva sposare nessun altro. Perciò, le monache decisero di rifugiarsi in Armenia. Durante il viaggio sopportarono fame, sete e molte altre prove.

Si stabilirono in una vigna sui pendii del monte Ararat, e le donne più robuste si recavano in città per lavorare presso la gente, in modo da guadagnare denaro per acquistare cibo e altre necessità. Tutte le donne erano pronte a sopportare l’esilio, e a portare ogni peso e dolore per amore della purezza.

Quando Diocleziano fu informato che Ripsimia era fuggita in Armenia, scrisse al suo amico, il re Tiridate, dicendo: «Se la trovi, mandamela, oppure, se vuoi, sposala tu stesso».

Tiridate mandò i suoi uomini a cercare Ripsimia, e quando la trovarono circondarono la zona affinché non potesse fuggire. Quando venne a sapere quanto era bella, Tiridate le mandò doni e vesti degne di una regina, affinché potesse presentarsi davanti a lui in modo appropriato. Ripsimia, però, seguendo le istruzioni di Santa Gaiaṇḗ, che l’aveva cresciuta fin dall’infanzia, respinse questi doni e rifiutò di andare dal re. Santa Gaiaṇḗ disse ai messaggeri che queste vergini erano già fidanzate a Cristo, e che era impossibile per loro entrare in un matrimonio terreno.

Quando i messaggeri riferirono a Tiridate ciò che era accaduto, egli si adirò molto. Mandò uno dei suoi principi e un esercito di soldati ad uccidere tutte le vergini e a condurre Ripsimia a lui con la forza. Quando vide i soldati avvicinarsi alle vergini con le spade sguainate, Santa Ripsimia disse al principe: «Portami dal tuo re, ma non fate del male a queste vergini».

Santa Ripsimia fu condotta nella camera nuziale reale, piangendo e pregando che Dio preservasse la sua verginità. Ricordando come Egli aveva aiutato i suoi servi in passato, come aveva salvato Israele dalle mani del Faraone, mantenuto Giona nel ventre della balena per tre giorni, e come aveva protetto i Tre Santi Fanciulli nella fornace ardente, ella credeva che l’avrebbe anche liberata da Tiridate.

Quando il re entrò nella camera tentò di violentarla, ma con l’aiuto di Dio ella divenne più forte di Tiridate, ed egli non fu in grado di farle del male. Uscito dalla camera, il re comandò che Santa Gaiaṇḗ fosse condotta da lui, poiché aveva scoperto che era stata lei a crescere Ripsimia. Il re le disse di persuadere Ripsimia a sottomettersi a lui, ma quando l’Anziana le parlò, la consigliò di custodire la sua verginità, che aveva dedicato a Cristo, e di ricordare la corona che il suo Sposo aveva preparato per lei. Infine, disse che, se il re l’avesse messa a morte, ella avrebbe goduto di un favore ancora maggiore da parte di Cristo.

Vedendo di non aver ottenuto nulla, benché avesse lottato a lungo con Ripsimia, il re cominciò a tremare e a rotolarsi per terra. Quella notte, Santa Ripsimia fuggì dalla città. Trovò le sorelle e raccontò loro come era rimasta inviolata.

La mattina seguente alcuni soldati trovarono Ripsimia e prepararono per lei una morte crudele. Per prima cosa le strapparono la lingua, la spogliarono, le legarono mani e piedi a delle colonne, e la bruciarono con delle candele. Poi le squarciarono il ventre con una pietra affilata, cosicché le viscere le caddero fuori. Infine, le cavarono gli occhi e le tagliarono le membra. Avendo compiuto la sua lotta, partì verso Cristo, il donatore di corone.

L’Anziana Gaiaṇḗ e altre due vergini subirono tormenti ancor più grandi. I pagani perforarono loro le gambe, le sospesero a testa in giù e le scorticarono vive. Tagliando loro il collo da dietro, tirarono fuori le lingue e le mozzarono. Poi i loro ventri furono squarciati con pietre affilate, cosicché le viscere caddero a terra. Infine furono decapitate.

Altre trentadue Vergini Martiri (alcune fonti dicono che furono trentacinque) subirono orribili torture, e morirono di spada, poi i loro corpi furono gettati alle bestie selvatiche.

Oltre a queste sante donne, anche settanta uomini che si nascondevano in quella zona subirono il martirio.