Onofrio di Georgia
San Onofrio di Gareji (Otar Machutadze nel mondo) visse e faticò nel XVIII secolo. Era un aristocratico kartliano celebre per la sua ricchezza, ospitalità e carità.
Desiderando ardentemente la vita ascetica, Otar portava un cilicio sotto le sue vesti signorili e pregava incessantemente Dio per avere la forza di condurre la vita monastica. Egli rivelò la sua volontà a sua moglie: “Ho sete di staccarmi da questo mondo e di avvicinarmi a Cristo”, disse. “Perciò ti chiedo perdono per tutte le mie colpe, sia volontarie che involontarie”.
La sua fedele moglie acconsentì e gli permise di andare in pace. Otar viaggiò con i suoi due figli più grandi a Tbilisi, li benedisse e diede loro l’addio per l’ultima volta. Poi si mise in cammino verso il Monastero di David-Gareji, che a quel tempo era guidato dal superiore dal cuore gentile archimandrita Herman.
L’archimandrita Herman accolse Otar con grande gioia e, dopo poco tempo, lo tonsurò monaco col nome di Onofrio.
Il beato Onofrio era un uomo pacifico, umile e obbediente, e un instancabile asceta. Vegliava durante la notte e, dopo le preghiere del mattino, scendeva nel burrone e continuava a cantare i salmi, versando lacrime per le sue colpe passate. Mangiva un solo pasto al giorno di pane e acqua, dopo l’ora dei Vespri. Una volta i daghestani assalirono il Monastero di David-Gareji, saccheggiarono la chiesa e fecero prigionieri diversi monaci, tra cui Onofrio, i sacerdoti Massimo e Ioakime, e quattro diaconi. Onofrio era il più anziano tra loro. I miscredenti avevano deciso di pugnalarlo a morte, ma il Signore lo protesse dal loro malvagio disegno.
Secondo la volontà del Dio onnimisericordioso, Onofrio fu liberato e tornò al monastero.
La fraternità era impoverita dopo l’invasione, così l’archimandrita Herman inviò san Onofrio in missione a chiedere elemosine. Era difficile per san Onofrio lasciare il monastero, ma egli obbedì senza esitazione alla volontà del suo superiore: l’ex aristocratico cominciò ad andare di porta in porta, mendicando la carità. A Tskhinvali in Samachablo san Onofrio attirò l’attenzione di una folla di persone che conducevano un giovane indemoniato. Il santo si avvicinò a loro e scoprì che stavano portando il giovane da un indovino per ricevere aiuto.
Con amore e grande franchezza san Onofrio si rivolse alla folla dicendo: “Figli miei, un tale comportamento non è degno di credenti cristiani. Portate il giovane a me!”.
La madre del giovane cadde in ginocchio davanti a lui, implorando aiuto, ma san Onofrio la rialzò e proclamò: “Io sono venuto portando terra dalla tomba di san Davide di Gareji. Questo aiuterà vostro figlio!” Sciolse un pizzico di quella terra in acqua e la diede da bere al giovane, che fu immediatamente guarito.
San Onofrio prese con sé il figlio più piccolo, Giovanni, e tornò al monastero con una grande quantità di provviste.
Una volta un certo arabo con un occhio ferito venne al monastero in cerca di aiuto. San Onofrio gli lavò l’occhio con acqua dalla sorgente santa di David-Gareji, ed egli fu immediatamente guarito.
Più tardi san Onofrio desiderò essere tonsurato nello schema grande. Il superiore era titubante e disse a Onofrio di rimanere per venti o trenta giorni presso la tomba di san Davide, pregando e supplicando Dio di rivelare la Sua volontà. Il santo rimase là in preghiera e, dopo trenta giorni, Dio rivelò all’abate che padre Onofrio era veramente degno di questo onore. Allora lo schema-monaco Onofrio fece voto di silenzio e cominciò a dormire su una stuoia logora. Sotto le sue vesti portava una pesante catena e lasciava la sua cella solo per partecipare ai divini servizi.
Ben presto il beato Onofrio si indebolì talmente da non essere più in grado di stare in piedi. I fratelli lo supplicarono di stendersi su un letto e di appoggiare la testa su un cuscino, ma il beato Onofrio aprì la bocca per la prima volta da quando aveva fatto il voto di silenzio e disse: “Ho fatto voto di concludere i miei giorni su questa stuoia”.
San Onofrio sopportò le sue infermità con rendimento di grazie e ripeteva incessantemente la Preghiera di Gesù. Quando le persone venivano a ricevere la sua benedizione, egli le accoglieva dicendo: “Lasciate che io baci il lembo delle vostre vesti e lavi i vostri piedi con le mie lacrime!”.
Sentendo che la fine dei suoi giorni si avvicinava, san Onofrio si comunicò dei Santi Doni e, diciotto giorni dopo, nella festa della Teofania, si addormentò nel Signore.
San Onofrio fu sepolto sul lato sud della tomba di san Davide di Gareji, vicino alla finestra dell’altare.



