Isacco e Giuseppe di Georgia nmm.
I santi martiri Isacco e Giuseppe, i Georgiani, nacquero in una famiglia musulmana, ma la loro madre georgiana, cristiana, li allevò segretamente secondo la tradizione cristiana.
I fratelli erano così fermamente dediti alla Fede che si recarono in Bisanzio per chiedere all’imperatore Nikēphóros I Phocas (802-811) di permettere loro di stabilirsi nella sua capitale. Il pio sovrano riservò un’accoglienza calorosa ai fratelli, che erano già ben conosciuti e rispettati dalla nobiltà di Theodosiopolis (Karnu).
Venuto a sapere dell’intenzione dei fratelli, l’emiro di Theodosiopolis pretese di conoscere il motivo del loro viaggio a Costantinopoli. I fratelli gli risposero apertamente, indicando nella loro fede cristiana la ragione del loro viaggio. Udendo questo, l’emiro si infuriò, ma non volle ucciderli, poiché erano profondamente rispettati dal popolo della sua città. Decise invece di convertirli dalla fede cristiana.
Il padre anziano di Isacco e Giuseppe li supplicò in lacrime di rinnegare Cristo, mentre l’emiro prometteva loro ogni onore e ricompensa se Lo avessero tradito, e terribili sofferenze e morte in caso di rifiuto. Ma i santi fratelli risposero all’emiro, dicendo: «Ricorda che la carne è come l’erba e ogni gloria di questa terra è come un fiore che cresce nell’erba. Quando l’erba inaridisce, il fiore muore anch’esso (cfr. Isaia 40,6-7). Le tue minacce di tortura e di morte sono per noi piuttosto assurde, poiché né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future né altezza né profondità né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù nostro Signore (Rm 8,38-39).»
La franchezza dei giovani fece infuriare l’emiro, che ordinò ai suoi servi di metterli a morte.
Prima che i santi fratelli rendessero le loro anime, si inginocchiarono a terra e pregarono: «O Santo Re e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, volgi il tuo sguardo con misericordia sui tuoi servi e ricevici come sacrificio santo. Annoveraci tra i tuoi martiri e rendici degni della corona di giustizia, poiché ogni dono buono e ogni dono perfetto viene dall’alto e discende da Te, Padre dei lumi (cfr. Giacomo 1,17)!»
Poi chinarono il collo sotto la spada.
I carnefici recisero loro la testa, lasciando i corpi intatti. Quella notte le loro sante reliquie risplendettero di una luce radiosa.
Questo miracolo spaventò gli empi persecutori, e ordinarono ai cristiani del luogo di seppellire le reliquie dei santi martiri. Il vescovo locale e il clero affidarono i loro corpi alla terra con grande riverenza.
In seguito fu eretta una chiesa sul luogo in cui i santi Isacco e Giuseppe furono deposti.



