Partenio igumeno di Kiziltash
Il futuro igumeno Partenio nacque nel 1815 a Elizavetgrad. Il 23 dicembre 1845 fu tonsurato monaco e l’8 aprile 1846 fu ordinato ieromonaco. Dal luglio 1848 padre Partenio fu decano del monastero di Korsun a Kherson; in seguito fu economo nella Casa vescovile di Kherson. Nel 1852, presso la fortificazione di Tenginsky della Guardia Costiera del Mar Nero, padre Partenio si distinse per i suoi talenti d’ingegnere suggerendo un metodo più semplice per sollevare i carichi affondati. Una commissione speciale approvò la sua invenzione e fu data disposizione di procurarsi tali macchine per il porto. Per la sua nuova invenzione per sollevare le navi affondate padre Partenio ricevette una attestazione di riconoscenza dal contrammiraglio della Flotta del Mar Nero. Durante la guerra di Crimea 1853–1856, durante il bombardamento di Novorossiysk da parte delle navi nemiche dal 28 febbraio al 4 marzo 1855, padre Partenio, in faccia al pericolo di morte, confessò e comunicò continuamente i soldati feriti e seppellì i morti.
A motivo del suo coraggio personale e delle sue eminenti invenzioni, il Santo Sinodo conferì allo ieromonaco Partenio una croce pettorale il 20 marzo 1857. Il 7 aprile fu elevato al grado di igumeno. Padre Partenio possedeva anche una croce di bronzo in memoria della guerra di Crimea, nonché una medaglia e una croce per coloro che avevano servito nell’Esercito del Caucaso.
Il 20 agosto 1858 l’igumeno Partenio fu nominato rettore del monastero cenobitico di Kiziltash della diocesi di Taurida. Nell’VIII secolo vi si trovava la residenza estiva del santo confessore arcivescovo Stefano di Sourozh, ma col tempo quel luogo santo cadde in rovina. Con la sua energia innata, il suo talento e il suo zelo per la gloria di Dio, padre Partenio iniziò a edificare e trasformare l’antico monastero. I suoi contemporanei notarono le sue sorprendenti e multiformi abilità, il suo talento organizzativo, economico e amministrativo, e la sua inesauribile energia creativa, grazie alla quale riuscì a fare ciò che nessun altro, in tutta la storia del monastero, era riuscito a compiere. Partendo da una devastazione e povertà assolute, senza alcun aiuto esterno (né anche compassione), e con la reale analfabetismo dei fratelli del cenobio, egli riuscì a ottenere risultati che resero l’igumeno apprezzato, rispettato e amato in tutto il distretto. La gente ascoltava i suoi consigli e cercava la sua compagnia. Coraggioso e gioioso, vivendo in preghiera continua, egli non fu sopraffatto dall’aspetto sgradevole del completo disordine, ma lo vinse. Là dove una persona mediocre o debole di volontà avrebbe potuto arrendersi prematuramente o struggersi, l’igumeno Partenio mise tutto in ordine.
Asceta e lottatore, influenzava il suo gregge con il proprio esempio. Con ferma perseveranza, non solo nel monastero ma anche nel distretto, l’igumeno Partenio elevava tutti a sé, e non tollerava alcuna immoralità o bassezza. Tutti lo amavano, disinteressato, premuroso come un padre. L’autorità spirituale dell’igumeno cresceva e si rafforzava costantemente, divenendo per quanti lo circondavano una guida spirituale e morale. Il più piccolo evento nella vita del suo gregge trovava un’eco nel suo cuore pastorale, così essi venivano santificati dalla sua preghiera e riscaldati dal suo amore.
Secondo le parole dell’Apostolo, egli “si fece tutto a tutti” (I Corinzi 9,22). Con la preghiera sulle labbra, l’igumeno lavorava dall’alba all’alba, e una manciata di monaci lo imitava. Essendo intransigente sul denaro, vietò ai fratelli di mendicare l’elemosina, e non c’era nulla con cui assumere dei lavoratori. Nel cenobio di Kiziltash, prima dell’igumeno Partenio, vi era solo una grotta con una sorgente miracolosa e due o tre capanne di fango intrecciate. Per mezzo dei suoi sforzi furono tracciate strade, furono piantati frutteti e vigneti. Da una semplice grotta nella roccia sorse un intero eremo con due foresterie e una chiesa di pietra. Molti pellegrini affluivano al cenobio di Kiziltash.
Ma vi furono anche dolori. Nel 1863 ebbero inizio i primi scontri mortali con i Tatari locali, che sfrontatamente abbattevano il bosco e pascolavano il loro bestiame sulle terre del monastero. Padre Partenio non riusciva a spiegarsi con loro e non ebbe successo né sul piano domestico né su quello amministrativo. Possedendo un carattere diretto e integro, l’igumeno parlava e agiva solo a partire da una coscienza cristiana, non coperta dalle finezze del cosiddetto e universalmente riverito buon senso. Non avendo la forza di rompere il reciproco insabbiamento e il formalismo burocratico in cui si trovava, egli fece appello al capo della provincia di Taurida, ma invano. Non vedendo ostacoli davanti a sé, e assicurandosi dell’impunità, i Tatari continuarono le loro incursioni e i loro furti. Una volta picchiarono brutalmente un prete che li aveva colti sul fatto mentre rubavano.
L’igumeno Partenio non perse la speranza di riportare alla ragione e rasserenare i Tatari. Ma un crimine spesso genera il successivo. Non volendo più tollerare il testimone e il denunciatore dei loro misfatti, quattro Tatari, uno dei quali era un softa (che si preparava a diventare mullah), decisero di uccidere il Santo. Allestendo un’imboscata presso la strada, lo attesero per diversi giorni. Il crimine fu compiuto quando l’igumeno, il 4 settembre, alla vigilia dell’Apodosi della Dormizione, tornava a cavallo da Sudak al monastero, affrettandosi alla funzione. Con tre colpi d’arma da fuoco i malfattori uccisero padre Partenio e, per nascondere le tracce del crimine, lo bruciarono, e il suo cavallo, dopo averlo sgozzato, lo seppellirono nel bosco. Spezzandogli le ossa con della legna, i Tatari bruciarono il corpo dell’igumeno Partenio dalle cinque di sera fino alle due del mattino. Il crimine sarebbe rimasto irrisolto se non fosse stato per dei testimoni che apparvero per caso sul luogo del delitto. I Tatari vollero uccidere anche loro, ma essi erano musulmani, e i malfattori non osarono alzare la mano contro i loro correligionari. Convinti dalla loro coscienza e non volendo trovarsi tra i sospettati, i testimoni oculari parlarono del terribile crimine, nel luogo in cui furono trovate le ceneri e le reliquie dell’igumeno Partenio. Le reliquie furono raccolte con cura e solennemente sepolte, con la benedizione del vescovo Aleksei di Taurida, da un Consiglio spirituale del clero, il 2 dicembre 1866, non lontano dal monastero.
Nell’agosto del 2000 il Concilio dei vescovi della Chiesa Ortodossa Russa canonizzò l’igumeno Partenio, chiamandolo così a un nuovo servizio quale uomo celeste. Il venerabile martire è commemorato il 4/17 settembre.
Santo ieromartire Partenio, prega Dio per noi!



