San Mosè l’Etiope
San Mosè visse in Egitto durante il IV secolo. Era un Etiope, e poiché aveva la pelle nera fu chiamato “Murin” (cioè “come un Etiope”). In gioventù era schiavo di un uomo importante, ma dopo aver commesso un omicidio, il suo padrone lo bandì, ed egli si unì a una banda di briganti.
A motivo del suo cattivo carattere e della sua grande forza fisica, essi lo scelsero come loro capo. Mosè e la sua banda di briganti erano temuti per le loro molte imprese malvagie, tra cui omicidi e rapine. La gente tremava al solo menzionare il suo nome.
Mosè il brigante trascorse parecchi anni conducendo una vita peccaminosa, ma per la grande misericordia di Dio si pentì, lasciò la sua banda di ladri e si recò in uno dei monasteri del deserto. Qui pianse a lungo, supplicando di essere ammesso tra i fratelli. I monaci non erano convinti della sincerità del suo pentimento, ma l’ex brigante non voleva né lasciarsi scacciare né tacere. Continuava a implorare che lo accettassero.
San Mosè fu completamente obbediente all’igumeno e ai fratelli, e sparse molte lacrime di dolore per la sua vita peccaminosa. Dopo un certo tempo san Mosè si ritirò in una cella solitaria, dove trascorreva il suo tempo in preghiera e nel più rigoroso digiuno.
Un giorno, quattro dei briganti della sua precedente banda scesero alla cella di san Mosè. Egli non aveva perso nulla della sua grande forza fisica, così li legò tutti. Gettandoli sulle sue spalle, li portò al monastero, dove chiese agli Anziani che cosa farne. Gli Anziani ordinarono che fossero liberati. I briganti, avendo saputo che erano capitati presso il loro ex capobanda, e che egli aveva agito con bontà verso di loro, seguirono il suo esempio: si pentirono e divennero monaci. Più tardi, quando il resto della banda di ladri sentì parlare del pentimento di san Mosè, anch’essi abbandonarono il furto e divennero ferventi monaci.
San Mosè non fu liberato rapidamente dalle passioni. Andava spesso dall’igumeno, Abba Isidoro, chiedendo consiglio su come essere liberato dalle passioni della dissolutezza. Essendo esperto nella lotta spirituale, l’Anziano gli insegnò a non mangiare mai troppo cibo, a rimanere in parte affamato osservando il più severo dominio di sé. Ma le passioni non cessavano di tormentare san Mosè nei sogni.
Allora Abba Isidoro gli insegnò la veglia notturna. Il monaco rimaneva in piedi tutta la notte in preghiera, per non addormentarsi. Come risultato delle sue prolungate lotte, san Mosè cadde nello scoraggiamento, e quando cominciò ad avere pensieri di lasciare la sua cella solitaria, Abba Isidoro invece rafforzò la risoluzione del suo discepolo.
In una visione gli mostrò molti demoni a occidente, preparati alla battaglia, e a oriente una quantità ancor maggiore di santi angeli, anch’essi pronti a combattere. Abba Isidoro spiegò a san Mosè che la potenza degli angeli avrebbe prevalso sulla potenza dei demoni, e che nella lunga lotta contro le passioni era necessario che egli diventasse completamente purificato dai suoi peccati precedenti.
San Mosè si spinse a fatiche ancora maggiori. Facendo il giro delle celle del deserto di notte, portava acqua dal pozzo a ciascun fratello. Faceva questo specialmente per gli Anziani, che abitavano lontano dal pozzo e non erano facilmente in grado di trasportare da sé la propria acqua. Una volta, mentre era inginocchiato sopra il pozzo, san Mosè sentì un potente colpo sulla schiena e cadde giù presso il pozzo come morto, rimanendo in quella posizione fino all’alba. Così i demoni si vendicarono del monaco per la sua vittoria su di loro. Al mattino i fratelli lo portarono nella sua cella, e vi rimase infermo per un intero anno. Dopo essersi ristabilito, il monaco, con ferma risoluzione, confessò all’igumeno che avrebbe continuato le sue lotte ascetiche. Ma lo stesso Signore pose un limite a queste fatiche, che durarono molti anni: Abba Isidoro benedisse il suo discepolo e gli disse che le passioni lo avevano già lasciato. L’Anziano gli comandò di ricevere i Santi Misteri e di andare in pace nella propria cella. Da quel momento, san Mosè ricevette dal Signore il potere sui demoni.
I racconti delle sue imprese si diffusero tra i monaci e persino oltre i confini del deserto. Il governatore della regione desiderava vedere il santo. Quando lo seppe, san Mosè decise di nascondersi da qualsiasi visitatore, e lasciò la propria cella. Lungo la strada incontrò i servi del governatore, che gli chiesero come arrivare alla cella dell’eremita Mosè. Il monaco rispose loro: “Non andate oltre a cercare questo falso e indegno monaco.” I servi tornarono al monastero dove il governatore stava aspettando, e gli riferirono le parole dell’Anziano che avevano incontrato per caso. I fratelli, sentita la descrizione dell’aspetto dell’Anziano, dissero loro che avevano incontrato lo stesso san Mosè.
Dopo molti anni di fatiche monastiche, san Mosè fu ordinato diacono. Il vescovo lo rivestì di bianche vesti e disse: “Ora Abba Mosè è tutto bianco!” Il santo rispose: “Solo esteriormente, perché Dio sa che io sono ancora oscuro dentro di me.”
Per umiltà, il santo si riteneva indegno del grado di diacono. Una volta, il vescovo decise di metterlo alla prova e ordinò al clero di scacciarlo dall’altare, insultandolo come un Etiope indegno. Con tutta umiltà, il monaco accettò gli insulti. Dopo averlo messo alla prova, il vescovo ordinò poi san Mosè al presbiterato. San Mosè faticò per quindici anni in questo grado, e raccolse intorno a sé 75 discepoli.
Quando il santo raggiunse l’età di 75 anni, avvertì i suoi monaci che presto i briganti sarebbero scesi sullo skete e avrebbero ucciso tutti quelli che vi fossero rimasti. Il santo benedisse i suoi monaci a partire, per evitare una morte violenta. I suoi discepoli supplicarono il santo di partire con loro, ma egli rispose: “Da molti anni ormai attendo il momento in cui si compiano le parole dette dal mio Maestro, il Signore Gesù Cristo: ‘Tutti quelli che prendono la spada, periranno di spada’ (Mt 26,52).” Dopo questo, sette dei fratelli rimasero con san Mosè, e uno di loro si nascose nelle vicinanze durante l’attacco dei briganti. I briganti uccisero san Mosè e i sei monaci che rimasero con lui. La loro morte avvenne circa nell’anno 400.



