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165 padri del V concilio ecumenico.

07-25

Il Quinto Concilio Ecumenico (Costantinopoli II) si tenne a Costantinopoli, sotto il santo imperatore San Giustiniano I (527-565), nell’anno 553, per esaminare l’ortodossia di tre vescovi defunti: Teodoro di Mopsuestia, Teodoreto di Cirro e Iba di Edessa, che avevano espresso opinioni nestoriane nei loro scritti al tempo del Terzo Concilio Ecumenico (9 settembre).

Questi tre vescovi non erano stati condannati al Quarto Concilio Ecumenico (16 luglio), che aveva condannato i monofisiti, e a loro volta erano stati accusati dai monofisiti di nestorianesimo. Perciò, per privare i monofisiti della possibilità di accusare gli ortodossi di simpatia per il nestorianesimo, e anche per disporre la parte eretica all’unità con i seguaci del Concilio di Calcedonia, l’imperatore San Giustiniano emanò un editto. In esso furono condannati i “Tre Capitoli” (i tre vescovi defunti). Ma poiché l’editto fu emanato per iniziativa dell’imperatore, e poiché non fu riconosciuto dai rappresentanti di tutta la Chiesa (in particolare in Occidente e in Africa), sorse una disputa sui “Tre Capitoli”. Il Quinto Concilio Ecumenico fu convocato per risolvere questa disputa.

165 vescovi parteciparono a questo Concilio. Il papa Vigilio, pur essendo presente a Costantinopoli, rifiutò di partecipare al Concilio, benché fosse stato pregato per tre volte di farlo da legati ufficiali in nome dei vescovi riuniti e dallo stesso imperatore. Il Concilio si aprì con San Eutichio, patriarca di Costantinopoli (552-565, 577-582), che presiedeva. In conformità con l’editto imperiale, la questione dei “Tre Capitoli” fu attentamente esaminata in otto lunghe sessioni dal 4 maggio al 2 giugno 553.

Fu pronunciato l’anatema contro la persona e gli insegnamenti di Teodoro di Mopsuestia. Nel caso di Teodoreto e di Iba, le condanne furono limitate solo ad alcuni dei loro scritti, mentre loro personalmente erano stati assolti dal Concilio di Calcedonia a causa del loro pentimento. Così, furono risparmiati dall’anatema.

Questa misura era necessaria perché certi degli scritti proscritti contenevano espressioni usate dai nestoriani per interpretare in senso proprio le definizioni del Concilio di Calcedonia. Ma la mitezza dei Padri del Quinto Concilio Ecumenico, in uno spirito di economia moderata riguardo alle persone dei vescovi Teodoreto e Iba, in realtà inasprì i monofisiti contro le decisioni del Concilio. Inoltre, l’imperatore aveva dato ordine di promulgare le decisioni conciliari insieme con un decreto di scomunica contro il papa Vigilio, per la sua consonanza di pensiero con gli eretici. In seguito il papa si uniformò al pensiero dei Padri e sottoscrisse la definizione conciliare. I vescovi dell’Istria e di tutta la regione della metropolia di Aquilea, tuttavia, rimasero in scisma per più di un secolo.

Al Concilio i Padri esaminarono anche gli errori del presbitero Origene, un rinomato maestro della Chiesa del terzo secolo. Il suo insegnamento sulla preesistenza dell’anima umana fu condannato. Furono condannati anche altri eretici che non ammettevano la risurrezione universale dei morti.

Piacque al Signore che lo Spirito Santo ispirasse i Padri del Concilio in una ulteriore definizione dell’Ortodossia che preserva l’integrità e la dignità sia di Dio che dell’uomo, senza la distorsione né dell’uno né dell’altro che si verifica nelle eresie nestoriana o monofisita.