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Giovanni il longanime delle Grotte di Kiev

07-18

San Giovanni il Longanime praticò l’ascesi alla Lavra delle Grotte di Kiev, accettando molte sofferenze per amore della verginità.

L’asceta ricordava che fin dalla sua giovinezza aveva molto sofferto, tormentato dalla concupiscenza carnale, e nulla poteva liberarlo da essa, né la fame né la sete né le pesanti catene. Allora entrò nella grotta dove riposavano le reliquie di sant’Antonio, e pregò con fervore il santo Abba. Dopo un giorno e una notte, il molto sofferente Giovanni udì una voce: «Giovanni! È necessario per te diventare recluso, per indebolire la molestia mediante il silenzio e la segregazione, e il Signore ti aiuterà per le preghiere dei Suoi santi monaci». Il santo si stabilì nella grotta a partire da quel momento, e solo dopo trent’anni vinse le passioni carnali.

Tesa e feroce fu la lotta sul cammino spinoso sul quale il monaco procedette verso la vittoria. Talvolta lo prendeva il desiderio di abbandonare la sua reclusione, ma allora decise di un impegno ancora maggiore. Il santo guerriero di Cristo scavò una fossa e, con l’inizio della Grande Quaresima, vi discese e si coprì di terra fino alle spalle. Trascorse tutta la Quaresima in tale posizione, ma il bruciore delle sue antiche passioni non lo abbandonò. Il nemico della salvezza incuteva terrore all’asceta, volendo scacciarlo dalla grotta: un terribile serpente, che spirava fuoco e scintille, cercava di inghiottire il santo. Per diversi giorni queste malvagie azioni continuarono.

Nella notte della Risurrezione di Cristo, il serpente afferrò la testa del monaco tra le sue fauci. Allora san Giovanni gridò dal profondo del suo cuore: «O Signore mio Dio e mio Salvatore! Perché mi hai abbandonato? Abbi misericordia di me, unico Amante degli uomini; liberami dalla mia sordida iniquità, affinché io non resti intrappolato nelle insidie del Maligno. Liberami dalla bocca del mio nemico: manda un lampo di folgore e scaccialo». All’improvviso lampeggiò un fulmine, e il serpente scomparve. Una luce divina rifulse sull’asceta, e una Voce si udì: «Giovanni! Ecco l’aiuto per te. Fa’ attenzione d’ora in poi, perché non ti accada di peggio, e perché tu non soffra nel secolo futuro».

Il santo si prostrò e disse: «Signore! Perché mi hai lasciato così a lungo nei tormenti?». «Ti ho provato secondo la forza della tua sopportazione», fu la risposta. «Ho fatto venire su di te la tentazione, affinché tu fossi purificato come l’oro. È ai servi forti e potenti che un padrone assegna il lavoro pesante, e i compiti leggeri agli infermi e ai deboli. Perciò prega colui che è sepolto qui (Mosè l’Ungaro), egli può aiutarti in questa lotta, poiché ha compiuto opere più grandi di Giuseppe il Bello» (31 marzo). Il monaco morì nell’anno 1160, dopo aver ottenuto la grazia contro le passioni dissolute. Le sue sante reliquie riposano nelle Grotte di sant’Antonio.

Noi preghiamo san Giovanni per essere liberati dall’impurità sessuale.