Marina di Antiochia ml.
Santa Marina nacque in una famiglia di un sacerdote pagano della città di Antiochia, al centro della provincia romana di Pisidia in Asia Minore. Fu allevata da una nutrice che viveva in una tenuta appartenente alla madre di Marina, che morì quando la Santa era ancora in fasce. Dalla nutrice o da un uomo di Dio non nominato, appartenente ai viandanti, Marina apprese le basi del Cristianesimo all’età di dodici anni.
Dopo aver ascoltato il racconto del concepimento e della nascita di Gesù Cristo dalla Beatissima Vergine, la fede di Marina nel Dio cristiano si rafforzò, e lei prese la ferma intenzione di rinunciare alle tentazioni mondane. Decise che non si sarebbe mai sposata e, nonostante il fatto che attirasse l’attenzione degli uomini, sarebbe diventata la sposa di Cristo. Alcune fonti indicano esplicitamente la sua disponibilità a “dare la propria vita per il Signore”.
Olymbrios, il governatore imperiale di quella regione, fu affascinato dalla bellezza di Marina e volle prenderla in moglie. La Santa non nascose il fatto di essere cristiana. Allora il governatore la affidò alle cure di una nobile donna, sperando che questa riuscisse a persuadere la fanciulla a rinnegare Cristo. In seguito Olymbrios le offrì pubblicamente la sua mano e il suo cuore, nel centro della città, dal podio del prefetto, ma Santa Marina rimase irremovibile nel suo rifiuto.
Le tentazioni di questa vita, che le promettevano fama e ricchezze, furono subito sostituite dalle sofferenze fisiche. La Martire trasse dalle preghiere al Signore le forze che le resero possibile superare le sofferenze fisiche e la tentazione di porre fine al dolore al prezzo dell’apostasia. La Santa sopportò con coraggio crudeli torture: fu percossa con verghe, il suo corpo fu lacerato con tridenti, le conficcarono chiodi, e la bruciarono col fuoco.
Ma neppure questo, il secondo livello di tentazione, esaurì l’impresa (podvig) della Santa. La fonte del terzo livello di prova fu Satana stesso, il cui assalto fu anch’esso triplice.
La prima volta il diavolo apparve alla Santa in prigione, nella notte dopo il primo giorno di torture, mentre lei pregava, come precisa la Vita copta, a braccia incrociate. Nell’agiografia russa, si sottolinea che Marina chiese al Signore: «Fammi vedere il Nemico del genere umano che combatte contro di me. Che venga faccia a faccia davanti a me. Tu sei il Giudice e Sovrano dei vivi e dei morti, dunque giudica tra me e il diavolo. Liberami dalla perdizione. Aiutami a vincerlo, manda Satana all’inferno con la Tua potenza invincibile».
Prendendo la forma di un serpente (drago), Satana divorò la prigioniera. Ma Santa Marina fu in grado di pregare nel suo ventre, e fece il Segno della Croce, che squarciò il drago. Ritrovatasi di nuovo sul pavimento del carcere, Marina vide lo stesso Satana in un angolo, che diede inizio a un secondo assalto fisico contro la Santa.
La particolarità che distingue la Grande Martire Marina dalle altre sante vergini, e persino dagli uomini, è che la fanciulla oppose a Satana una resistenza fisica attiva. Entrata in duello corpo a corpo con lui, Santa Marina continuò a pregare. Notando un martello di rame che giaceva in un angolo del carcere, lo afferrò e cominciò a colpire Satana sulla testa, tenendolo per le corna, e poggiandogli il piede sul collo, Santa Marina disse: «Allontanati da me, o scellerato».
Dopo di ciò, i cieli si aprirono, e il corpo della Martire fu risanato dalle ferite del giorno precedente. Una voce dall’alto la incoraggiò, esortandola a non temere nulla.
Ma il diavolo sferrò un terzo assalto contro la fanciulla. Sotto il velo della franchezza nel raccontare le proprie atrocità, cercò di trascinarla in quei peccati contro i quali la Santa si era levata. Ma Marina sconfisse il Padre della menzogna facendogli sopra il Segno della Croce. L’abisso inghiottì Satana, e la Santa trascorse il resto della notte in preghiere di ringraziamento e di gioia, fino all’inizio del giorno della sua ultima lotta.
L’eparca tentò nuovamente di spezzare la resistenza della Santa Vergine con le torture. La Martire fu sospesa a un albero, bruciacchiata col fuoco, immersa in una botte piena d’acqua – e questa divenne il suo Santo Battesimo. Improvvisamente, mentre veniva immersa nell’acqua, una luce brillò, e una colomba candida come la neve discese sulla fanciulla con una corona d’oro nel becco.
La folla sbalordita cominciò a glorificare Dio e dichiarò di essere cristiana. Il governatore ordinò che tutti fossero giustiziati. In quel giorno, insieme alla quindicenne sposa di Cristo Marina, 15.000 persone furono decapitate. Ciò avvenne nell’anno 304.
La tradizione della venerazione di Santa Marina fu stabilita da un testimone dell’imprigionamento e dell’esecuzione della Grande Martire, e poi dall’agiografo Theotimos (Theótimos). 1 Dopo aver unto il corpo della Santa con aromi e incenso, egli dapprima lo depose nella casa della pia moglie di un senatore di Antiochia. In seguito, le reliquie furono collocate in una tomba di pietra in una casa di preghiera appositamente costruita (martyrion), dove ogni anno, nel Giorno della Festa della Santa, veniva celebrata la Divina Liturgia. Il fondamento per il riconoscimento di Marina come Santa fu costituito dai numerosi miracoli attribuiti alle sue reliquie.
Già nel IV secolo, la Vergine Martire Marina era venerata come liberatrice dalle disgrazie e dalle tribolazioni, dal giudizio ingiusto e dalle sentenze inique. Nei proskynitaria athoniti (descrizioni dei luoghi santi) del 1701 si dice che le sue reliquie guariscono gli afflitti, donano «guarigione ai malati, consolazione a chi è nel pianto, correzione e remissione a coloro che vivono nei peccati». La Santa Grande Martire Marina, che vinse il diavolo durante la sua vita, ci protegge dalle calunnie e dalle diffamazioni del Nemico, intercede per coloro che sono sopraffatti dagli spiriti di malizia: gli indemoniati e i malati di mente, così come per coloro che si trovano sul letto di morte, scacciando da loro i demoni.
È stato ipotizzato che a un certo punto della storia dell’Europa occidentale, Marina sia stata rinominata Margarita (perla) nell’agiografia latina, e che questo nome le sia stato attribuito per la sua bellezza e nobiltà. A un certo momento, la Santa cominciò ad essere venerata in varie parti d’Europa sotto nomi diversi. Più vicino al sud e all’est era conosciuta con il suo nome originario di Marina, ma in occidente e al nord come Margarita.
Nelle icone greche e copte della Grande Martire Marina, vi è raffigurato o un drago, oppure un diavolo in forma di uomo dalla pelle scura, un ometto con le corna. In quest’ultimo caso, la Santa lo tiene con una mano per un corno o per un ciuffo di capelli, e con l’altra mano sta per colpirlo con un martello.
1 Theotimos non è menzionato nella Vita greca di Santa Marina, ma solo nella Vita latina.



