Nicodemo Aghiorita
San Nikodemos (Νikόdēmos) del Santo Monte nacque sull’isola greca di Naxos nell’anno 1748, e ricevette il nome di Nicola nel santo Battesimo. Da bambino era ben educato, evitava le cattive compagnie e tutto ciò che potesse nuocere all’uomo interiore. Era zelante nell’amore per ciò che è buono e utile, e amava gli studi sacri e profani. La sua prima istruzione a Naxos gli venne dal prete del villaggio, che gli insegnò ad amare Cristo e la Sua Chiesa. Assisteva anche il prete durante la Divina Liturgia e gli altri Servizi.
In seguito Nicola frequentò la scuola a Naxos, dove l’archimandrita Chrysanthos, fratello di san Cosma Aitolos (24 agosto), gli insegnò le lettere sacre e profane.
All’età di ventisei anni arrivò al Monte Athos e fu tonsurato nel Monastero di Dionysiou con il nome di Nikodemos. Come prima obbedienza, padre Nikodemos servì come segretario del monastero. Due anni dopo il suo ingresso nel Monastero di Dionysiou, vi giunse il Metropolita di Corinto, san Makarios Notaras (17 aprile), che assegnò al giovane monaco l’obbedienza di curare l’editing del manoscritto della Filocalia, che egli aveva trovato nel 1777 nel Monastero di Vatopedi. La revisione di questo libro fu l’inizio di molti anni di attività letteraria per san Nikodemos. Ben presto si trasferì alla Skḗtē di Pantokrator, dove fu in obbedienza all’anziano Arsenios del Pelopónnēsos, sotto la cui guida studiò le Sacre Scritture e gli scritti dei santi Padri.
Secondo la testimonianza dei suoi contemporanei, san Nikodemos era un uomo semplice, senza alcuna malizia, dimesso, e distinto per la sua profonda concentrazione. Possedeva notevoli capacità mentali: conosceva a memoria le Sacre Scritture, e ricordava persino il capitolo, il versetto e le pagine su cui si trovavano. Inoltre, poteva recitare a memoria lunghi brani dagli scritti dei santi Padri.
Nel 1783 san Nikodemos fu tonsurato nel Grande Schema e passò i successivi sei anni nel completo silenzio. Alla sua visita successiva al Monte Athos, san Makarios diede a Nikodemos l’obbedienza di curare l’edizione degli scritti di san Symeon il Nuovo Teologo (stampati in tre volumi: Syros, 1790). Ciò significò rinunciare al suo silenzio e occuparsi nuovamente di lavoro letterario. Da quel momento fino alla sua morte, continuò a dedicarsi a tali fatiche.
Uno dei notevoli libri dell’asceta fu il suo Exomologitarion (Manuale di Confessione), pubblicato nel 1794. Questo fu il primo libro del suo genere nella Chiesa Ortodossa. Attraendo da Sacra Scrittura e dai Padri della Chiesa, san Nikodemos elenca le qualità che un confessore deve possedere, se vuole essere un vero confessore, e offre consigli su come ci si deve preparare alla Confessione, come confessarsi, e come ci si deve custodire dal peccato dopo la Confessione.
Il Santo offrì anche grandi contributi pubblicando libri liturgici. Utilizzando materiali tratti dalle raccolte di manoscritti del Monte Athos, pubblicò sessantadue Canoni alla Santissima Theotokos con il titolo Nuovo Theotokarion (Venezia, 1796).
Il sapientissimo Nikodemos è conosciuto anche come compositore e interprete di inni. Il suo Canone in onore dell’icona della Madre di Dio «Pronta Ad Ascoltare» (9 novembre) e il suo «Servizio ed Encomio in Onore dei Padri che Hanno Brillato sul Santo Monte di Athos» sono usati anche oltre i confini del Santo Monte. Alcuni dei suoi altri libri includono l’Heortodromion, un’interpretazione dei Canoni che vengono cantati nelle Feste del Signore e della Madre di Dio (Venezia, 1836), e La Nuova Scala, un’interpretazione dei 75 Inni dei Gradi (Anabathmoi) del libro liturgico chiamato Oktoekhos (Costantinopoli, 1844).
È subito evidente che l’opera letteraria di san Nikodemos fu multiforme, rappresentando più di una mezza dozzina di campi della teologia: teologia ascetico-mistica, etica, diritto canonico, esegesi, agiologia, liturgica e innografia. Egli scrisse la prefazione alla Filocalia e brevi Vite degli asceti i cui scritti sono ivi inclusi. Tra le opere ascetiche del Santo, è ben nota la sua traduzione del libro di Lorenzo Scupoli, La Guerra Invisibile (1796), che è stato tradotto in russo, inglese e altre lingue.
San Nikodemos aveva un amore particolare per l’agiografia, come testimonia la sua opera Nuovo Eklogion (Venezia, 1803), e il suo libro postumo, Il Nuovo Sinassario (1819). Egli completò una traduzione in greco moderno delle quattordici Epistole di san Paolo in tre volumi (1819), secondo l’interpretazione del Gerarca Mētrophánēs, di san Theophylaktos, arcivescovo di Bulgaria (31 dicembre), e di altri.
San Nikodemos scrisse anche Una Interpretazione delle Sette Epistole Cattoliche di san Paolo (pubblicata a Venezia nel 1806).
Nel 1799 Nikodemos curò il Nuovo Martyrologion, che lui e san Makarios di Corinto sembrano aver preparato insieme per dimostrare che la Chiesa Ortodossa continua a produrre Santi, in particolare Martiri, che furono sottoposti alle stesse prove, tormenti e morte degli antichi Martiri. L’esempio dei Santi le cui Vite compaiono in questo libro fortificò e incoraggiò gli Ortodossi a rimanere fedeli a Cristo, e a non convertirsi alla religione dei loro oppressori.
San Nikodemos preparò una nuova edizione del Pedalion o Timone, in collaborazione con il ieromonaco Agapios. Questa fu stampata nel 1801 e conteneva i Canoni dei santi Apostoli, quelli dei santi Sinodi Ecumenici e Locali, e dei santi Padri.
Il suo libro più edificante, Morale Cristiana, fu pubblicato a Venezia nel 1803. In esso egli dice: «Quei monaci che sono forti nel corpo e nell’anima … dovrebbero di quando in quando andare nel mondo per predicare e consigliare. Coloro che non possono andare nel mondo, sia a causa delle passioni che li assalgono quando si trovano in mezzo alla società, sia perché sono fisicamente infermi, dovrebbero cercare il bene dei loro fratelli tramite la preghiera e offrendo consiglio a coloro che li visitano, e, se sono dotti, scrivendo libri edificanti.» 1
Non molto tempo prima del suo riposo, padre Nikodemos, logorato dal suo lavoro letterario e dalle sue lotte ascetiche, andò ad abitare al Kelli degli iconografi ieromonaci Stefano e Neophytos Skourtaίos, che erano fratelli di sangue. Chiese loro di aiutarlo per la pubblicazione delle sue opere, perché era impedito dalle sue infermità.
Il giorno prima della sua dipartita verso il Signore, egli poté fare la sua Confessione, ricevere la santa Unzione, e poi la santa Comunione.
Il suo primo biografo, padre Euthymios, descrive così il riposo del Santo: «Quando il sole si levò sulla terra quel giorno (mercoledì 14 luglio 1809), il sole intelligibile della Chiesa tramontò. La colonna di fuoco, la guida del Nuovo Israele verso la pietà, scomparve; la nube che rinfrescava coloro che si liquefacevano nel calore del peccato si nascose.»
I suoi numerosi amici e conoscenti piansero, e le parole di un certo cristiano furono tipiche dei pensieri di molti di quel tempo: «Oh, padri miei, sarebbe stato meglio che mille cristiani fossero morti oggi, e non Nikodemos.»
San Nikodemos si addormentò pacificamente all’età di sessant’anni il 14 luglio 1809, e fu glorificato dalla Chiesa di Costantinopoli nel 1955.
1 Constantine Cavarnos, Modern Orthodox Saints Volume 3, Saint Nicodemus the Hagiorite, pagine 46-47. (Belmont, Massachusetts, 1974).



