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Nicodemo m.

07-11

Il nuovo monaco martire Nicodemo proveniva da Elbasan, una città dell’Epiro (Albania), ed era cresciuto da genitori devoti. Quando raggiunse un’età adatta, sposò una donna cristiana ed ebbero diversi figli. Poiché frequentava i Turchi, ne fu influenzato e divenne musulmano. Giunse perfino a costringere i suoi figli a seguire il suo esempio, eccetto un figlio, che fu rapito da alcuni cristiani e mandato al Monte Athos. Là fu tonsurato monaco.

Cercando il giovane per convertirlo all’Islam, il misero padre venne a sapere che si trovava sulla Santa Montagna. Si recò all’Athos pieno di grande ira, giurando che avrebbe causato seri problemi ai monasteri se avesse trovato lì suo figlio. Dio, che vuole che tutti siano salvati, operò la sua salvezza in modo mirabile. Invece di trovare suo figlio e convertirlo, egli stesso rientrò in sé e si pentì. Abbandonando sia l’Islam sia il mondo, divenne monaco allo Skete di Sant’Anna, nella kalyva (cella isolata) dell’Ascensione, con il nuovo nome di Nicodemo.

Il suo pentimento fu tale che osservò un severo digiuno per tre anni, piangendo e supplicando Dio di perdonargli il terribile peccato dell’apostasia. Un giorno udì alcuni Padri dire che chiunque rinnega Cristo deve tornare nello stesso luogo e confessarLo davanti agli uomini. Da quel momento arse in lui il desiderio del martirio. Perciò si preparò con l’ascesi, il digiuno e la preghiera.

Avendo sentito parlare di Sant’Akakios (12 aprile) dello Skete di Kausokalyvia [Καυσοκαλύβια], Nicodemo andò a visitarlo per ricevere la sua benedizione e le sue istruzioni. Non appena Nicodemo vide il Santo, cadde ai suoi piedi e pianse a lungo. Sant’Akakios lo prese per mano e lo chiamò per nome, benché non lo conoscesse. Rialzandolo, lo confortò. Poi si ritirò a breve distanza e iniziò a pregare. Coloro che erano presenti videro una luce dal Cielo, splendente come una stella, che illuminò il volto del Santo. Quindi si voltò verso Nicodemo e gli sussurrò qualcosa, e allora la radiosità scomparve.

Sopraffatto dalla contrizione e dalla grazia divina, Nicodemo gridò a gran voce. Poi entrò nella grotta e pianse per un tempo considerevole. Più tardi, tornò da Sant’Akakios e chiese la sua benedizione per andare incontro al martirio. Benedicendolo e ponendo un bastone nella sua mano, il Santo disse: «Prendi questo bastone e va’ davanti al pascià. Per la potenza di Dio, porterai a compimento bene il tuo martirio».

Nicodemo prese il bastone, ed era pronto a partire subito per conseguire il suo scopo. Tuttavia, indebolito dal digiuno, non era in grado di camminare per tutta la strada fino a Elbasan. Perciò chiese a Sant’Akakios se poteva rompere il digiuno per fortificarsi in vista del viaggio.

Il Santo rispose: «Ora, più che mai, devi digiunare, Fratello, poiché presto combatterai per Cristo. Cammina quanto più puoi, e il Signore, che ha detto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Matteo 4,4), ti fortificherà affinché tu possa camminare con facilità».

Il Martire rispose: «O Padre, per le tue preghiere, il Signore nostro Gesù Cristo abbia misericordia di me e mi renda capace di confessare la buona confessione (I Timoteo 6,12). Temo però i demoni».

Sant’Akakios lo rimproverò: «Temi Dio, Fratello, e non i demoni che non hanno alcuna autorità propria su di noi. Perciò, riponi tutta la tua speranza in Cristo, non solo per sconfiggere i demoni, ma anche per aiutarti a renderGli testimonianza».

Udendo questo, Nicodemo pianse lacrime di gioia. Cadendo a terra e baciando i piedi del Santo, ricevette la sua benedizione e si mise in cammino. Mentre si trovava ancora sulla Santa Montagna, il Signore apparve a Nicodemo e lo incoraggiò. Gli rivelò tutte le prove che avrebbe affrontato, e persino il luogo della sua esecuzione.

Rinfrancato da Cristo, Nicodemo giunse a Elbasan. Là fu riconosciuto dai Turchi, arrestato e condotto davanti al pascià, che cercò di farlo ritornare all’Islam. Nicodemo respinse la religione dei Turchi e confessò coraggiosamente Cristo. Allora lo condussero su un alto precipizio e lo spinsero giù. Miracolosamente, egli scese fluttuando dolcemente e atterrò in piedi.

Ritornato al palazzo, si presentò davanti al pascià, che fu atterrito nel vederlo vivo. Stava quasi per liberare Nicodemo, ma temendo la folla dei Turchi, consegnò il Martire a loro. Essi lo torturarono per tre giorni e tre notti prima di condurlo al luogo dell’esecuzione. Lungo il cammino, lo fecero inginocchiare più volte, come se intendessero decapitarlo.

Quando giunsero al luogo che il Signore gli aveva rivelato, il Martire di Cristo non mostrò alcun segno di paura. Chinò il collo e fu decapitato con una spada, e la sua anima salì al Cielo con la corona del martirio l’11 luglio 1722.

Dopo il martirio del Santo, i cristiani lo seppellirono nella chiesa della Theotokos, dove le sue reliquie incorrotte e profumate sono tuttora conservate, operando miracoli per coloro che ricorrono a lui con fede. Un frammento delle sue reliquie è conservato anche nello Skete di Sant’Anna, dove si trova un manoscritto con il suo ufficio liturgico. Un nuovo ufficio fu composto dal monaco Giovanni Danielidis e da altri.