Alessandro fondatore degli acemetici
San Alessandro, fondatore del Monastero dei “Non Dormienti”, nacque in Asia e ricevette la sua educazione a Costantinopoli. Trascorse un certo tempo nel servizio militare ma, sentendo una chiamata a un altro servizio, lasciò il mondo e accettò la tonsura monastica in uno dei monasteri del deserto siriano vicino ad Antiochia, sotto la guida dell’igumeno Elia. Trascorse quattro anni in stretta obbedienza e in ascesi monastica, dopo di che ricevette dall’igumeno la benedizione di dimorare nel deserto. Andando nel deserto, il monaco non prese con sé nulla dal monastero, eccetto il Vangelo. Il monaco allora lottò nel deserto per sette anni. In seguito, il Signore lo chiamò a predicare ai pagani.
Il santo convertì a Cristo il governante della città locale di nome Rabul, che in seguito fu consacrato vescovo e per 30 anni occupò la cattedra episcopale della città di Edessa. Insieme a Rabul tutti gli abitanti del luogo ricevettero il Battesimo, e prima di ricevere il sacramento bruciarono i loro idoli nella piazza della città. Dopo aver confermato i neoconvertiti nella Fede, sant’Alessandro di nuovo si ritirò nel deserto, dove per caso si imbatté in una caverna di briganti. Non temendo il pericolo che lo minacciava, annunciò loro il Vangelo ed esortò alla conversione. Infatti, tutti i briganti si pentirono. Essi ricevettero il santo Battesimo e trasformarono la loro caverna in un monastero, dove dimorarono nella preghiera e nella penitenza. Sant’Alessandro nominò per loro un igumeno, diede loro una regola monastica, e lui stesso si trasferì ancora più lontano nel deserto.
Per diversi anni visse in completa solitudine. Ma anche là gli amanti della solitudine cominciarono ad accorrere al monaco. Nacque un monastero, che contava 400 monaci. Desiderando stabilire in questo monastero una lode ininterrotta al Signore, il monaco pregò per tre anni, perché il Creatore gli rivelasse la Sua volontà, e avendo poi ricevuto la rivelazione, istituì nel monastero il seguente ordine: tutti i monaci furono divisi in 24 turni di preghiera. Alternandosi ogni ora, giorno e notte cantavano in due cori i Salmi di Davide, interrompendo ciò solo per i tempi dei divini servizi. Il monastero ricevette il nome di “Non Dormienti”, perché i monaci cantavano lodi a Dio durante tutto il giorno e la notte.
Sant’Alessandro guidò il monastero sull’Eufrate per dodici anni. In seguito, lasciando uno dei suoi discepoli, l’esperto anziano Trofimo, come suo igumeno, si mise in cammino con alcuni fratelli scelti attraverso le città confinanti con la Persia, predicando il Vangelo tra i pagani. Dopo questi viaggi missionari, sant’Alessandro visse per un certo tempo con i suoi monaci ad Antiochia. Là costruì una chiesa per gli abitanti della città, e una casa per i malati e i senza tetto con il denaro che i caritatevoli abitanti di Antiochia misero a sua disposizione. Tuttavia, a causa delle trame degli invidiosi, sant’Alessandro fu costretto a trasferirsi a Costantinopoli.
Qui fondò un nuovo monastero, nel quale istituì pure una regola monastica di “vigilanza incessante”. Sant’Alessandro e i suoi monaci soffrirono a Costantinopoli per mano degli eretici nestoriani, sopportando percosse e prigionia. Dopo questo, quando la tempesta dei disordini si placò, sant’Alessandro trascorse gli ultimi giorni della sua vita nel monastero di Costantinopoli che egli aveva fondato. Morì in età estremamente avanzata verso l’anno 430, dopo 50 anni di incessante ascesi monastica. È commemorato anche il 23 febbraio.



