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Anatolio di C.poli

07-03

San Anatolio, Patriarca di Costantinopoli, nacque ad Alessandria nella seconda metà del IV secolo, in un’epoca in cui molti rappresentanti di illustri famiglie bizantine si sforzavano ardentemente di servire la Chiesa di Cristo, armati della sapienza filosofica greca. Dopo aver studiato filosofia, san Anatolio fu ordinato diacono da san Cirillo di Alessandria (18 gennaio). Anatolio era presente al Terzo Concilio Ecumenico a Efeso nell’anno 431 (9 settembre), nel quale i santi Padri condannarono il falso insegnamento di Nestorio.

San Anatolio rimase diacono ad Alessandria dopo la morte di san Cirillo (+ 444), quando la cattedra di Costantinopoli fu occupata da Dioscoro, un sostenitore dell’eresia diffusa da Eutiche, secondo la quale la natura divina in Cristo aveva completamente inghiottito e assorbito la Sua natura umana. Questo falso insegnamento minava le fondamenta stesse della dottrina della Chiesa sulla salvezza e redenzione del genere umano [nota del traduttore: poiché «ciò che non è assunto non è salvato», se Cristo ha soltanto una natura divina e non una natura umana, allora la salvezza del genere umano, e persino l’Incarnazione di Cristo, verrebbero rese ereticamente docetiste]. Nell’anno 449 Dioscoro e i suoi seguaci convocarono un «Concilio brigantesco» eretico a Efeso, avendo ricevuto anche l’appoggio dell’imperatore. Il grande difensore dell’Ortodossia, san Flaviano, Patriarca di Costantinopoli, fu deposto.

Eletto alla cattedra di Costantinopoli, san Anatolio si mise con zelo all’opera di restaurare la purezza dell’Ortodossia. Nel 450, in un Concilio locale a Costantinopoli, san Anatolio condannò l’eresia di Eutiche e di Dioscoro. Essendo morto in esilio, il confessore Flaviano fu annoverato tra i santi e le sue reliquie furono traslate nella capitale.

L’anno seguente, 451, con la partecipazione attiva del patriarca Anatolio, il Quarto Concilio Ecumenico fu convocato a Calcedonia. I Padri del Concilio di Calcedonia confermarono il dogma circa l’adorazione del Signore Gesù Cristo, «perfetto nella divinità e perfetto nell’umanità, vero Dio e vero uomo, conosciuto in due nature senza mescolanza, senza cambiamento, indivisibilmente, inseparabilmente» (in greco: «asynkhutos, atreptos, adiairetos, akhoristos»).

Dopo una vita di lotta costante contro l’eresia e per la verità, il patriarca Anatolio morì nell’anno 458.

Tra i canoni promulgati vi fu il 28° canone del Quarto Concilio Ecumenico, che afferma che la cattedra di Costantinopoli è uguale al trono dell’Antica Roma. Le Chiese dell’Asia Minore, della Grecia e della regione del Mar Nero, e tutte le nuove Chiese che potessero sorgere in queste regioni, furono poste sotto la giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli, in accordo con il 28° canone.

San Anatolio diede anche un grande contributo al tesoro letterario della Chiesa Ortodossa. Egli compose inni liturgici per le domeniche, per alcune Feste del Signore (la Natività e la Teofania di Cristo), per i martiri (san Panteleimon il Guaritore, san Giorgio il Portatore di vittoria, san Demetrio di Tessalonica). Nei libri liturgici essi sono indicati semplicemente come versi «anatoliani».