San Sansone l’Ospitaliere
San Sampson (Σαμψών) nacque a Roma, figlio di genitori ricchi, ma pii e virtuosi. Ricevette un’ottima educazione, studiando filosofia e medicina, tra le altre discipline. Fin dalla prima infanzia visse una vita cristiana esemplare. Dopo la morte dei genitori trasformò il patrimonio di famiglia in una clinica per i malati. La fama delle sue capacità di guarigione si diffuse, e venivano da lui così tante persone che fu costretto ad assumere del personale per prendersi cura del crescente numero di coloro che cercavano il suo aiuto. Quando ebbe uno staff adeguato, donò tutte le sue ricchezze alla clinica, ed era contento di vivere nella povertà (Luca 12,33-34).
San Sampson si recò a Costantinopoli, dove sperava di trascorrere il resto della sua vita nell’ascesi. Scoprì, però, che a Costantinopoli c’era altrettanto bisogno delle sue competenze quanto ce n’era stato a Roma. Comprò una casa modesta e iniziò a curare i malati. Dio benedisse l’opera di san Sampson e gli concesse la grazia di compiere miracoli. Egli guariva i malati non solo con la sua competenza medica, ma anche come uomo ricolmo della grazia di Dio. La notizia di san Sampson si diffuse rapidamente nella Regina delle Città.
La sua pietà e il suo amore per il prossimo lo fecero notare dal patriarca Menas di Costantinopoli (25 agosto), che lo ordinò al sacro sacerdozio. Quando l’imperatore Giustiniano si ammalò, e i suoi medici non furono in grado di procurargli alcun sollievo, il patriarca Menas suggerì che facesse chiamare Sampson, che guarì l’imperatore. Giustiniano gli offrì oro e argento in segno di gratitudine, ma il santo rifiutò, dicendo che aveva già dato via tutte le sue ricchezze. Invece, chiese a Giustiniano di costruire un ospizio per i viandanti.
La sua Vita fu scritta da san Symeon Metafrastes. Lo storico Procopio, tuttavia, lascia intendere che Sampson visse prima del VI secolo, e che l’ospizio esisteva già prima del suo tempo (Edifici, I, 2, 14). Quando l’ospizio (xenon) di Sampson fu bruciato e distrutto nel 532, Giustiniano lo ricostruì e lo dotò di un generoso reddito annuo. Esso era destinato agli indigenti e a coloro che soffrivano di gravi malattie, così come a quelli che avevano perso i loro beni o la loro salute.
San Sampson si addormentò nel Signore pacificamente, dopo una breve malattia, nell’anno 530 in età avanzata. Fu sepolto nella chiesa di san Mokios (Μώκιος), che era stata costruita da san Costantino il Grande. Molti miracoli di guarigione avvennero presso la tomba di san Sampson.
Ancora dopo la sua morte, il Santo continuò a vegliare sul suo ospizio. Due volte apparve a un lavoratore pigro, e lo rimproverò per la sua negligenza. In seguito, l’ospizio divenne una chiesa, e accanto ad essa fu costruito un nuovo edificio per i senzatetto. Un terribile incendio divampò un giorno a Costantinopoli, ma non danneggiò la chiesa né il nuovo edificio. Per le preghiere di san Sampson, una pioggia torrenziale spense le fiamme.
Le letture scritturistiche prescritte per la sua festa sono dalla Lettera ai Galati 5,23–6,2 e dal Vangelo secondo Luca 12,32-40.
Per le preghiere di san Sampson, possa anche a noi essere dato di trovare in cielo il tesoro che non viene meno.



