San Trifillio, vescovo di Ledra
San Trifillio, vescovo di Leukosia, nacque a Costantinopoli e ricevette la sua formazione a Berit (Beirut, in Libano). Era molto intelligente ed eloquente. Nonostante questo, il santo scelse come sua guida un uomo né erudito né istruito, ma di evidente santità: San Spyridon di Tremithos (12 dicembre).
L’imperatore Costantino II (337-340) si ammalò gravemente e, non ricevendo alcun aiuto dai medici, si rivolse a Dio. In sogno vide un angelo che lo indirizzava a un gruppo di gerarchi. Indicandone due, l’angelo disse che solo attraverso di loro avrebbe potuto ricevere la guarigione.
Costantino emise un editto imperiale, ordinando ai vescovi di radunarsi. Anche San Spyridon ricevette questo ordine e si recò dall’imperatore con il suo discepolo San Trifillio. Il malato li riconobbe subito come i guaritori indicati dall’angelo. Si inchinò davanti a loro e chiese che pregassero per la sua salute. San Spyridon, con una preghiera, toccò il capo dell’imperatore, ed egli guarì.
San Trifillio rimase affascinato dal bel palazzo, dalla maestosa figura dell’imperatore e dallo sfarzo della vita di corte. San Spyridon disse: «Perché ti meravigli? Tutto questo rende forse l’imperatore più giusto? Tutti costoro, imperatori e dignitari allo stesso modo, moriranno e staranno insieme ai più poveri davanti al tribunale di Dio. Si devono cercare le benedizioni eterne e la gloria celeste».
Ben presto San Trifillio fu fatto vescovo di Leukosia a Cipro. Spesso faceva visita a San Spyridon. Una volta passarono attraverso una zona di vigneti e giardini di particolare bellezza e abbondanza, chiamata Parimnos. San Trifillio, attratto dalla bellezza della natura, pensò a come avrebbero potuto esplorare quella terra. San Spyridon comprese i pensieri di San Trifillio e disse: «Perché pensi sempre alle benedizioni terrene e transitorie? La nostra dimora e le nostre ricchezze sono in Cielo, ed è per esse che dobbiamo sforzarci». Così San Spyridon condusse il suo discepolo alla perfezione spirituale, che San Trifillio raggiunse per le preghiere del suo istruttore. San Trifillio aveva un’anima caritatevole, un cuore senza malizia, la retta fede e l’amore verso tutti, e molte altre virtù.
Una volta, un Concilio di vescovi si riunì a Cipro. I Padri del Concilio chiesero a San Trifillio, noto per la sua erudizione ed eloquenza, di rivolgersi al popolo. Parlando della guarigione del paralitico da parte del Signore (Marco 2,11), al posto della parola «lettuccio» usò la parola «letto». Insofferente per la resa imprecisa del testo evangelico, San Spyridon disse a San Trifillio: «Sei forse migliore di Colui che disse “lettuccio”, tanto da vergognarti delle Sue parole?» e all’improvviso lasciò la chiesa.
In questo modo San Spyridon impartì a San Trifillio una lezione di umiltà, affinché non si insuperbisse della propria eloquenza. San Trifillio guidò saggiamente il suo gregge. Con l’eredità lasciatagli da sua madre, costruì un monastero a Leukosia. Il santo morì in età avanzata verso l’anno 370.
Il pellegrino russo igumeno Daniele vide le reliquie di San Trifillio a Cipro all’inizio del XII secolo.



