San Cirillo, patriarca di Alessandria
San Cirillo, arcivescovo di Alessandria, insigne campione dell’Ortodossia e grande maestro della Chiesa, proveniva da un’illustre e pia famiglia cristiana. Studiò le scienze profane, inclusa la filosofia, ma soprattutto si sforzò di acquisire la conoscenza delle Sacre Scritture e delle verità della Fede cristiana. In giovane età Cirillo entrò nel monastero di Macario sui colli di Nitreia, dove rimase per sei anni. Teofilo (385-412), patriarca di Alessandria, lo ordinò diacono, lo annoverò tra il clero e gli affidò il compito di predicare.
Alla morte del patriarca Teofilo, Cirillo fu scelto all’unanimità al trono patriarcale della Chiesa alessandrina. Egli guidò la lotta contro la diffusione dell’eresia novaziana in Alessandria, la quale insegnava che un cristiano caduto dalla Chiesa in tempo di persecuzione non poteva più esservi riammesso.
Cirillo, vedendo l’inutilità dell’ammonire gli eretici, cercò di ottenerne l’espulsione da Alessandria. Gli Ebrei apparivano un pericolo maggiore per la Chiesa, provocando ripetutamente tumulti accompagnati da brutali uccisioni di cristiani. Il santo a lungo combatté contro di loro. Per cancellare i resti del paganesimo, il santo scacciò i demoni da un antico tempio pagano e vi costruì una chiesa sullo stesso luogo, e in essa furono trasferite le reliquie dei santi Anàrgiri Ciro e Giovanni. Una lotta ancora più difficile attendeva il santo con l’emergere dell’eresia nestoriana.
Nestorio, presbitero della Chiesa di Antiochia, fu scelto nel 428 alla cattedra di Costantinopoli e lì poté diffondere il suo insegnamento eretico contro il dogma dell’unione senza confusione delle due nature nella Persona del Signore Gesù Cristo. Nestorio chiamava la Madre di Dio non Theotokos, ma piuttosto Christotokos, o “Colei che genera il Cristo”, implicando che ella non diede alla luce Dio, ma solo l’uomo Cristo. Il santo patriarca Cirillo scrisse più volte a Nestorio e gli indicò il suo errore, ma Nestorio perseverò in esso. Allora il santo inviò epistole contro il nestorianesimo al clero di Costantinopoli e al santo imperatore Teodosio il Giovane (408-450), denunciando l’eresia. Cirillo scrisse anche ad altre Chiese, a papa Celestino e agli altri patriarchi, e perfino ai monaci di diversi monasteri, mettendoli in guardia contro l’emergere di una pericolosa eresia.
Nestorio iniziò una persecuzione aperta contro gli ortodossi. In sua presenza uno dei suoi partigiani, il vescovo Doroteo, pronunciò un’anatema contro chiunque avesse chiamato la Santissima Vergine Maria Theotokos.
Nestorio odiava Cirillo e scagliò contro di lui ogni sorta di calunnia e di menzogna, chiamandolo eretico. Il santo continuò a difendere l’Ortodossia con tutte le sue forze. La situazione si aggravò a tal punto che fu necessario convocare un Concilio Ecumenico, che si riunì nella città di Efeso nell’anno 431. Al Concilio giunsero 200 vescovi da tutte le Chiese cristiane. Nestorio, aspettando l’arrivo del vescovo Giovanni di Antiochia e degli altri vescovi siriani, non acconsentì all’apertura del Concilio. Ma i Padri del Concilio iniziarono le sessioni con Cirillo che presiedeva. Dopo aver esaminato l’insegnamento di Nestorio, il Concilio lo condannò come eretico. Nestorio non si sottomise al Concilio, e il vescovo Giovanni aprì un “concilio brigantesco”, che dichiarò Cirillo eretico. I disordini aumentarono. Per ordine dell’imperatore, il patriarca Cirillo di Alessandria e l’arcivescovo Memnone di Efeso furono rinchiusi in prigione, e Nestorio fu deposto.
Ben presto i santi Cirillo e Memnone furono liberati, e le sessioni del Concilio continuarono. Nestorio, non sottomettendosi alle decisioni del Concilio, fu privato del rango sacerdotale. Per ordine dell’imperatore fu inviato nel lontano luogo di Sasim, nel deserto libico, dove morì fra atroci tormenti. La sua lingua, che aveva bestemmiato la Madre di Dio, fu colpita dal castigo: in essa si svilupparono i vermi. Anche il vescovo Giovanni di Antiochia e gli altri vescovi siriani firmarono i decreti del Concilio di Efeso.
Cirillo guidò la Chiesa di Alessandria per 32 anni, e verso la fine della sua vita il gregge fu purificato dagli eretici. Con dolcezza e prudenza Cirillo si avvicinava a chiunque, per propria semplicità e mancanza di conoscenza, fosse caduto in una falsa sapienza. Vi era un certo Anziano, asceta di profonda vita, che in modo scorretto riteneva che il sacerdote dell’Antico Testamento Melchisedek fosse il Figlio di Dio. Cirillo pregò il Signore di rivelare all’Anziano il modo corretto di considerare il giusto. Dopo tre giorni l’Anziano venne da Cirillo e disse che il Signore gli aveva rivelato che Melchisedek era un semplice uomo.
Cirillo imparò a vincere il suo pregiudizio contro la memoria del grande san Giovanni Crisostomo (13 novembre). Teofilo, patriarca di Alessandria e zio di Cirillo, era un antagonista di Giovanni e aveva presieduto a un concilio che lo giudicò. Cirillo si trovò così in un ambiente ostile a Giovanni Crisostomo e, involontariamente, ne acquisì un pregiudizio. Isidoro di Pelusio (4 febbraio) scrisse più volte a Cirillo e lo esortò a includere il nome del grande Padre della Chiesa nei dittici dei santi, ma Cirillo non acconsentiva.
Una volta, in sogno, vide un tempio meraviglioso, nel quale la Madre di Dio era circondata da una schiera di angeli e santi, tra i quali era anche Giovanni Crisostomo. Quando Cirillo volle avvicinarsi all’Onnipurissima Signora e venerarla, Giovanni Crisostomo non lo lasciò passare. La Theotokos chiese a Giovanni di perdonare Cirillo per aver peccato contro di lui per ignoranza. Vedendo che Giovanni esitava, la Madre di Dio disse: «Perdonalo per amor mio, poiché egli ha molto faticato per il mio onore e mi ha glorificata tra il popolo chiamandomi Theotokos». Giovanni rispose: «Per la tua intercessione, Signora, io lo perdono», e quindi abbracciò Cirillo con amore.
Cirillo si pentì di aver conservato rancore contro il grande santo di Dio. Avendo convocato tutti i vescovi d’Egitto, celebrò una solenne festa in onore di Giovanni Crisostomo.
Cirillo morì nell’anno 444, lasciando dietro di sé molte opere. In particolare, vanno menzionati i seguenti scritti: commentari Sul Vangelo di Luca, Sul Vangelo di Giovanni, Sulle Epistole dell’Apostolo Paolo ai Corinzi e agli Ebrei; inoltre un’Apologia in difesa del Cristianesimo contro l’imperatore Giuliano l’Apostata (361-363). Di grandissima importanza sono i suoi Cinque libri contro Nestorio; un’opera sulla Santissima Trinità con il titolo Thesaurus, scritta contro Ario ed Eunomio. Vi sono anche due composizioni dogmatiche sulla Santissima Trinità, distinte per la precisa esposizione dell’insegnamento ortodosso sulla Processione dello Spirito Santo. Cirillo scrisse Contro l’Antropomorfismo per alcuni Egiziani che, per ignoranza, raffiguravano Dio in forma umana. Tra le opere di Cirillo vi sono anche le Discussioni, fra le quali spicca il commovente ed edificante Discorso sull’uscita dell’anima, inserito nel “Salterio con seguito” in slavo.
Oggi commemoriamo il riposo di questo grande Padre della Chiesa. Egli è ricordato anche il 18 gennaio, data della sua fuga da Alessandria.



