San Lucilliano, Paola e i fanciulli Claudio, Ipazio, Paolo e Dionisio, martiri
San Lucilliano era un sacerdote pagano durante il regno dell’imperatore romano Aureliano (270-275). In età avanzata si convinse della falsità della religione pagana e, con tutto il cuore, si volse alla fede in Cristo Salvatore e fu battezzato.
Sotto l’influsso della sua predicazione molti pagani si convertirono al Cristianesimo. Allora alcuni Giudei, vedendo che egli diffondeva la fede in Cristo che essi avevano crocifisso, denunciarono Lucilliano al prefetto di Nicomedia Silvano, che esortò il vecchio a tornare al culto degli idoli. Poiché egli rifiutò, gli frantumarono la mandibola, lo percossero con le verghe e lo appesero a capo in giù, poi lo rinchiusero in prigione. Lì incontrò quattro giovani che erano confessori del Cristianesimo: Claudio, Ipazio, Paolo e Dionisio. San Lucilliano li esortò a restare saldi nella Fede e a non temere né i tormenti né la morte.
Dopo un po’ di tempo li portarono a giudizio e poi li gettarono in una fornace rovente. Improvvisamente cadde la pioggia e spense le fiamme, e i martiri rimasero illesi. Il governatore li condannò a morte, inviandoli a Bisanzio per essere giustiziati. I santi giovani furono decapitati con la spada e il santo martire Lucilliano fu inchiodato a una croce con molti chiodi.
La santa vergine Paola fu testimone della lotta dei santi martiri. Aveva consacrato se stessa al servizio di coloro che soffrivano per Cristo. Forniva cibo ai prigionieri cristiani, lavava le loro ferite, portava medicinali e inoltre seppelliva i corpi dei martiri. Dopo la morte di San Lucilliano e dei quattro giovani, ritornò a Nicomedia e continuò il suo santo servizio. La santa vergine fu arrestata e gettata in una fornace, ma per la potenza di Dio rimase illesa. Poi fu mandata a Bisanzio, dove la santa martire fu decapitata.

