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Michele “il nero vestito” m.

05-23

Il Venerabile Michele visse nel IX secolo ed era originario della città di Edessa in Mesopotamia, figlio di genitori cristiani. Dopo la loro morte distribuì la sua eredità ai poveri, poi si recò a Gerusalemme per venerare i Luoghi Santi. La Terra Santa a quel tempo era sotto il dominio musulmano.

Michele rimase in Palestina e si stabilì nella Lavra di San Savva, dove divenne discepolo di un suo parente, San Teodoro di Edessa (9 luglio), che trascorreva il suo tempo sia in monastero, sia vivendo come anacoreta nel deserto di Giudea. San Teodoro lo accolse e lo tonsurò subito. I due intrecciavano insieme cesti di giunchi per provvedere al proprio sostentamento. San Michele portava i cesti al mercato di Gerusalemme per venderli.

Un giorno, mentre si trovava al mercato, l’eunuco della regina musulmana Seida, vedendo che i cesti erano sia belli sia ben fatti, lo portò con sé dalla regina, che stava visitando la città con il marito, il re al-Ma’mun (813-833). Il bell’aspetto del monaco suscitò il desiderio della regina, che cercò di indurlo al peccato di adulterio, ma egli non accettò le sue proposte. Seida, furiosa, disse a suo marito di far bastonare il monaco, perché l’aveva insultata, e lo accusò di essere un nemico dell’Islam.

Seguì una disputa su quale fede fosse quella vera, il Cristianesimo o l’Islam, e il re disse: «Fa’ come ti dico, e confessa che Maometto è un profeta e un apostolo di Cristo, allora ti adotterò come mio figlio». San Michele disse: «Maometto non è né apostolo né profeta, ma un ingannatore e il precursore dell’anticristo. O rimandami dal mio Anziano al monastero, oppure fatti battezzare nella nostra fede cristiana e regnerai in eterno nei cieli, o mandami a Cristo attraverso il martirio».

Il re diede al Santo una coppa con una mortale veleno da bere. San Michele fece il Segno della Croce sulla coppa e la bevve, ma rimase illeso, secondo la promessa del Signore (Marco 16,18). Dopo di ciò il re ordinò che fosse decapitato. I monaci della Lavra di San Savva vollero portare le reliquie del Santo nella loro Lavra, ma i cristiani di Gerusalemme non lo permisero. Dicevano che, poiché era stato martirizzato a Gerusalemme, le sue reliquie dovevano rimanere lì. I monaci della Lavra non erano d’accordo con loro, dicendo che egli era stato nutrito nella Lavra e quindi doveva essere sepolto lì. La discussione fu così accesa che il re decise che le reliquie sarebbero andate alla Lavra.

Lo stesso giorno in cui San Michele fu messo a morte, il Signore lo rivelò a San Teodoro. Dopo aver informato i fratelli, egli inviò alcuni monaci a portare le reliquie alla Lavra. Mentre le reliquie venivano portate alla Lavra, una colonna di fuoco dal Cielo le accompagnava, e rimase fino al loro arrivo alla Lavra. San Teodoro e i monaci uscirono incontro alla processione con candele accese e cantando inni. Le sante reliquie furono sepolte insieme agli altri santi Padri che avevano sopportato il martirio. Molti miracoli avvennero davanti alle reliquie di San Michele, come segno che egli aveva trovato grazia presso Dio.

All’inizio del XII secolo le reliquie di San Michele furono viste da Daniele, l’igumeno della Lavra delle Grotte di Kiev, mentre era in pellegrinaggio in Terra Santa.

San Michele è commemorato due volte durante l’anno: il 23 maggio (la sua dormizione) e il 29 luglio (la traslazione delle sue reliquie).